Il Festival della Scienza ha salpato l'ancora con la prima lectio magistralis. Protagonista il genetista Luigi Luca Cavalli Sforza che ha parlato de La diversità è il fulcro della storia umana, con l'introduzione di Telmo Pievani: «questa Lezione Magistrale è dedicata alla diversità, tema centrale del Festival e argomento di strettissima attualità».
Cavalli Sforza è stato il primo a usare la genetica per ricostruire la storia della nostra civiltà: «la diversità ci aiuta a capire i cambiamenti che avvengono in natura, ma parlarne non è semplice». E così comincia a spiegare cos’è un organismo vivente: «Un individuo che riesce a riprodurre se stesso in modo quasi perfetto». Mentre le specie «sono costituite da individui che possono mettere al mondo figli fecondi».
Ma la trasmissione non è solo un fatto di Dna: c’è anche la cultura, «tutto quello che apprendiamo e comunichiamo ai nostri figli. La comunicazione fa in modo che l’innovazione venga trasmessa da un individuo all'altro in tutto il mondo. E la chiave della comunicazione è il linguaggio, che a volte può essere ambiguo. L’unico modo per comunicare senza commettere errori è usare la matematica».
«Ultimamente si è discusso molto sul futuro dell’evoluzione umana - continua Cavalli Sforza - Se quella biologica, dalle mutazioni alla selezione, è rallentata, quella culturale no».
E conclude con il suo cavallo di battaglia: razza è una brutta parola: «possiamo utilizzare questo termine solo se ci si riferisce agli animali o alle piante, ma se parliamo di esseri umani le razze non esistono». Insomma siamo tutti uguali nella diversità.
R. M.
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