Esiste un'altra Terra nell'Universo? È possibile trovare un pianeta nella nostra galassia in cui esistano le condizioni per la nascita e lo sviluppo della vita?
A queste le domande Giovanni Bignami, professore ordinario, prima di Fisica generale all’Università di Cassino e dal 1997 di Astronomia all’Università di Pavia, numerosi prestigiosi incarichi in Italia e all'estero, ha dato una sua risposta nella sua lectio magistralis di sabato 25 ottobre nella Sala del Maggior Consiglio di Palazzo Ducale, nell'ambito del Festival della Scienza.
Le tecnologie di oggi ci consentono di scoprire pianeti extrasolari, cioè ruotanti attorno ad altre stelle diverse dal nostro sole.
«Il titolo della conferenza l'ho preso in prestito da Giordano Bruno, spero però di non fare la stessa fine» esordisce l'astrofisico «lui fu il primo a teorizzare l'esistenza di altri mondi oltre il nostro e pagò con la vita. Ma si tratta ancora oggi di un argomento fondamentale su cui si è riusciti ad andare molto avanti».
Per spiegare la questione, Bignami grande divulgatore, un affezionato del Festival, parte da lontano, anche per annunciare che il 2009 sarà l'anno internazionale dell'astronomia, a 400 anni dall'invenzione galileiana del cannocchiale: «Tolomeo poneva il Sole tra Venere e Marte, al centro di tutto la Terra. La sua visione era completamente antropocentrica, ma come astronomo non era male considerati gli strumenti dell'epoca. Con Copernico si capì che l'uomo non era al centro dell'universo. Keplero e soprattutto Galilei ne diedero conferma, con l'invenzione del cannocchiale. Oggi, dopo 400 anni di osservazioni da terra e 40 anni di osservazione dallo spazio attraverso sonde e satelliti, abbiamo un'idea precisa del nostro sistema solare. Questo ci consente di cercarne di simili per trovare eventuali pianeti come la Terra. Il fatto di averne trovato uno nel 1995 fu un altro scossone al nostro antropocentrismo: potremmo anche non essere soli».
Bignami parla della scoperta fatta da due astronomi svizzeri, Michel Mayor e Didier Queloz, che attraverso la spettroscopia nell'ottico, scoprirono un pianeta orbitante intorno alla stella di tipo solare 51 Peg. Da allora il numero dei pianeti extrasolari scoperti è andato aumentando: oggi siamo a 313. Siamo però ancora lontani da un'altra Terra: «si tratta per lo più di giganti gassosi più simili a Giove o a Saturno che a pianeti rocciosi come Marte o Venere. Vengono scoperti, ad esempio, studiando le anomalie della luminosità delle stelle. Se questa cala periodicamente, può voler dire che un pianeta passa davanti».
Ma come si fa a trovare la vita su un pianeta senza poterci andare? Prima di tutto Bignami ci dà la sua definizione di vita: «Un sistema chimico capace di autosostenersi e di subire evoluzionismo darwiniano: riproduzione, mutazione, selezione naturale. I primi batteri che popolarono la Terra trovarono la giusta combinazione di metano, ossigeno, azoto e anidride carbonica. È questa quindi la formula da cercare altrove.
Come ultima spallata al geocentrismo Bignami non esclude neppure che la vita sul nostro pianeta possa essere arrivata dall'esterno, attraverso le comete. La Missione Rosetta entrerà in contatto con una di queste nel 2014 e potremmo saperne di più. Intanto accontentiamoci delle immagini trasmesse dalle sonde precedenti in cui la Terra è un lontano puntino tra gli anelli di Saturno o un piccolissimo punto blu per la Voyager che dopo 40 anni lascia il sistema solare.
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