Roberto Mogranzini, a venticinque anni, è già un punto di riferimento nell'universo scacchistico italiano. Si avvicina alla scacchiera ad appena otto anni, a scuola. Poco dopo aver vinto un primo campionato giovanile, scatta la scintilla. Nel 1999 è campione italiano under 16, inizia a viaggiare il mondo, diventa professionista. Oggi presiede l’Accademia Internazionale di Scacchi di Perugia, insegna, partecipa a tornei, allena grandi talenti internazionali.
Cosa significano per te gli scacchi? «Oggi sono il mio lavoro. Devo ringraziare la scacchiera se ho visto tanti paesi e culture diverse. Mi ha persino permesso di conoscere la mia compagna». Come si arriva ad diventare un professionista? «Con tanto lavoro e pazienza. Ci vogliono anni per ottenere risultati». Roberto è in grado di battere cinque scacchisti dilettanti contemporaneamente. Bendato. Ma come si fa a giocare bendato? «Invece di guardare la scacchiera ti vengono dette le mosse dell’avversario. La cosa difficile è ricordarsele tutte, e di più scacchiere». La concentrazione è una delle caratteristiche fondamentali per eccellere, ma non è tutto: «la massima mens sana in corpore sano vale anche per gli scacchi, in condizioni fisiche ideali si rende di più».
Quali sono i suoi miti? «Come per molti scacchisti della mia generazione, lo scacchista americano Bobby Fischer, che in piena guerra andò a sfidare i campioni russi». Di emozioni Roberto ne ha vissute anche in prima persona. «Ogni incontro regala emozioni diverse - dice – la vittoria dello scudetto con la squadra del Chieti, il campionato giovanile, le presenze in Nazionale. Questa attività riempie di emozioni, e il giorno dopo sei di nuovo davanti a una scacchiera per ricominciare daccapo».
Roberto è giovane, ma non il più giovane: «il numero uno in Italia oggi ha sedici anni, si chiama Fabiano Caruana, ed è tra i migliori cento giocatori del mondo». Non solo, tra gli allievi dell’Accademia di Roberto c’è una ragazzina di appena otto anni che è arrivata seconda ai campionati italiani e si sta difendendo al campionato del mondo in Vietnam.
Dove vuoi arrivare? «Spero di diventare al più presto Grande Maestro, l’ultima categoria che si può raggiungere negli scacchi. Per ora sono Maestro Internazionale: in Italia siamo una quindicina. E poi mi piace anche allenare. Per esempio, ho seguito per un periodo uno dei giocatori più forti al mondo, un ragazzo messicano. La scuola praticamente va da sola: abbiamo ormai un centinaio di studenti. Ci occupiamo di tutto: dallo sviluppo degli scacchi alla didattica».
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