Finita la pioggia dei giorni scorsi, un vento freddo si è messo a tirare su Genova. Chi abita vicino al mare si è alzato e ha visto una mareggiata come non se ne vedevano da tempo. Chi abita in centro città, invece, ha visto un mare di gente sfilare per il corteo dello sciopero generale della scuola e dell’Università proclamato nei giorni scorsi contro la legge di riforma del Ministro Gelmini, approvata mercoledì 29 ottobre al Senato.
Dalle scuole elementari alle medie, dai licei alle facoltà. Studenti e insegnanti, ma si uniscono anche le famiglie. 10.000, 20.000. Il tradizionale balletto dei numeri. Meglio andare a vista. Quando il corteo arriva a Principe c’è ancora chi sfila da piazza dell’Annunziata, e anche tra le due gallerie che vanno da piazza Corvetto alla Zecca. Tanta gente insomma. «Ci aspettavamo di essere in tanti, ma non così tanti. Sapevamo che il lavoro fatto in queste due settimane è stato un lavoro inclusivo. Abbiamo raggiunto tutte le Facoltà e tutti i licei, ma non ci aspettavamo una risposta simile da Genova. Invece dobbiamo fare i conti con una città che si svegliata, come tutte le altre città italiane», dice Paolo, della Facoltà di Lettere. Da Roma arriva la notizia che un milione di persone è sceso in piazza, con loro anche Walter Veltroni. A Genova si intravede il Presidente della Regione Claudio Burlando.
Dopo gli incidenti di ieri a Roma e Milano, c’è un po’ di preoccupazione tra chi sfila. Su uno striscione si legge: È l’ignoranza che genera violenza. «Per ora mi sembra che vada tutto bene, speriamo che finisca così», dice Paola, una studentessa genovese. In effetti il corteo arriva tranquillamente alla Stazione Principe, dove i ragazzi occupano i binari per circa un'ora. «Blocchiamo tutto finché non ci stanno a sentire», urlano dei ragazzi. Ma alla fine i binari vengono lasciati liberi senza l’intervento delle forze dell’ordine. La seconda fase del corteo torna verso Caricamento, da dove era partito.
Noi la crisi non la paghiamo, Chimica c’è … per ora, No all’estinzione dell’università pubblica, Tagliate i fondi? La ricerca taglia la corda!
Sono alcuni degli striscioni che si vedono in corteo. Una studentessa gira con una valigia di cartone con scritto Emigrante. Accanto a loro tantissime testimonianze di presenza. Ogni liceo, e ogni facoltà, ha il suo cartello con scritto: ci siamo anche noi.
In piazza si aggirano alcuni camici bianchi. Sono studenti e ricercatori delle facoltà scientifiche. «Questa protesta va nel verso giusto - dice Lorenzo, studente di Chimica - anche se la legge di riforma è passata noi lotteremo per abrogarla, perché tagliando sulla ricerca si taglia sul futuro, non solo dell’Università, ma anche del Paese».
Luca della Facoltà Lettere dice che: «la protesta prosegue finché la legge non viene abrogata. Ormai siamo tutti mobilitati. Oggi l'Italia è bloccata». Gli studenti vanno avanti, insomma. Occupare scuole, facoltà, se necessario strade e piazze. Fino al 20 dicembre: «quello è il termine per presentare la programmazione del triennio in Università - prosegue Luca - che il Governo ha rivisto sulla base della nuova normativa. La legge Gelmini è cioè anche retroattiva».