Cosa possiamo fare contro il riscaldamento globale? Giovedì 30 ottobre lo ha spiegato al pubblico del Festival della Scienza Gabrielle Walker, in una lectio magistralis che ha preso il titolo (Una questione scottante) dal suo ultimo libro, scritto insieme a Sir David King. Ai molti giovani presenti nella Sala del Minor Consiglio di Palazzo Ducale si è rivolto Vittorio Bo, direttore del Festival, che ha introdotto la lectio: «il tema è di grande attualità, riguarda soprattutto il futuro, e per questo vi coinvolge direttamente. Nel libro di Gabrielle Walker sono evidenti la sua militanza e il suo impegno nella ricerca: la scienziata indica i rischi ma propone anche le soluzioni, applicabili da tutti nella vita quotidiana».
«C’è chi ancora non è convinto che il riscaldamento globale esista», ha esordito Walker, «ma i dati mostrano chiaramente che a partire dal 1960 molto ghiaccio si è sciolto. Nel 2004 è stata registrata la quantità minima di ghiacci antartici. Qualcuno sostiene che fra trent’anni non ce ne saranno più. A nord, intanto, il famoso passaggio a Nord-Ovest tra l’Oceano Atlantico e il Pacifico, la cui rotta è sempre stata bloccata dai ghiacci, oggi è libero e il governo canadese sta pensando di costruirvi un porto».
Anche i dati che mostrano la temperatura di ogni continente negli ultimi cento anni sono impressionanti: «l’aumento della temperatura significa più inondazioni, più siccità, più malattie, più tempeste: l’aria, scaldandosi, si carica di energia». Persino la calotta di ghiaccio della Groenlandia si sta sciogliendo: «se questo dovesse accadere a grande velocità, molte città costiere affonderanno».
Il clima, però, non reagisce subito ai cambiamenti: «per i prossimi venti o trent’anni la situazione rimarrà quella attuale e noi dovremo adattarci. Tuttavia, se non facciamo qualcosa ora, la situazione peggiorerà in futuro, e a rimetterci saranno i nostri figli e i nostri nipoti». Ma di chi è la colpa di tutto ciò che sta accadendo? Se esaminiamo paesi come gli Stati Uniti, la Cina, l’India e l’Italia, scopriamo che nel 2008 le più grandi emissioni di anidride carbonica vengono dalla Cina, mentre l’Italia si classifica all’ultimo posto. Ma le cose cambiano se si calcola l’emissione di CO2 per persona in ogni paese: «i peggiori sono in questo caso gli Stati Uniti. E l’Italia, con le sue dieci tonnellate pro capite all’anno, fa peggio della Cina».
Bisogna fare qualcosa, e farlo velocemente: «abbiamo solo dieci anni. Le nazioni più ricche dovranno diminuire le emissioni del 60% entro il 2050, poi dovranno aiutare i paesi in via di sviluppo a diminuire le proprie». Ma da dove vengono le emissioni? «Dai rifiuti, dall’energia, dal trasporto, dagli edifici, dall’agricoltura. Deve cambiare il modo di costruire i palazzi: per fortuna c’è chi lo sta già facendo».
R.M.
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