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Festival della Scienza: l'econofisica

 
Studiare il comportamento delle persone con gli stessi strumenti della fisica. Un approccio nato nell'800. Ma il digitale ha cambiato tutto
 
   

     
Genova, 1 novembre 2008
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Perché i fisici hanno iniziato a interessarsi di sistemi economici e sociali? Che tipo di interazione si è venuta a creare tra queste due discipline in apparenza così lontane? Quali sono i risultati che hanno portato? Sono alcune delle domande a cui Fabrizio Lillo - ricercatore di fisica sperimentale presso l’Università di Palermo, membro dell’External Faculty del Santa Fe Institute negli Stati Uniti, premiato nel 2007 dalla Società Tedesca di Fisica - ha dato risposta nella sua lectio magistralis di venerdì 31 ottobre, presso la Sala Polivalente San Salvatore, nell’ambito del Festival della Scienza.

«L'econofisica è una disciplina piuttosto recente. Nasce una ventina d’anni fa come metodo alternativo di guardare ai sistemi socio-economici», ha spiegato Lillo. «Il concetto è quello di andare a studiare i comportamenti degli individui utilizzando gli strumenti con i quali cerchiamo di prevedere il comportamento dei sistemi fisici: la rivista Physics World nel 2003 metteva provocatoriamente in copertina il titolo Persone o particelle? Forse non è la metafora giusta, ma rende l’idea».

Nonostante l’econofisica sia un filone di ricerca ancora in erba (che in Italia è stato introdotto e sostenuto dall’INFM-CNR), il rapporto e lo scambio tra le due materie che lo costituiscono risale a fine Ottocento, quando i padri dell’economia hanno iniziato a vedere nella fisica newtoniana un modello metodologico e concettuale di riferimento per dare scientificità e precisione alle leggi economiche e sociali. «In realtà la fisica a cui oggi si fa riferimento è la meccanica statistica che, mettendo in gioco la teoria della probabilità, tiene conto della “mano invisibile”, come la definiva Adam Smith, ovvero di quell’insieme di proprietà non ovvie per cui si riesce a costituire una società efficiente nonostante la strategia individuale che mira al bene personale».

Il punto di svolta negli studi econofisici è avvenuto grazie alla rivoluzione digitale che, da una decina d’anni, rende disponibili agli scienziati una quantità di dati eccezionale. «Oltre all’aspetto quantitativo, bisogna tener conto anche della qualità nella risoluzione dei dati»,  ha detto Lillo. «Recentemente una compagnia telefonica è stata in grado di monitorare sette milioni di utenti di telefonia mobile e valutare quante telefonate sono state effettuate in un dato arco di tempo. Da questi elementi è stato possibile costruire una rete di relazioni sociali, in cui i nodi sono le persone»

In quest’ottica la struttura delle interazioni, il vincolo delle leggi umane, appare più forte delle ragioni individuali e della specificità dei soggetti sociali: «la sfida concettuale che l’econofisica deve affrontare è l’eterogeneità: può farlo costruendo modelli in cui la diversità venga spiegata non dal caso, ma dal comportamento effettivo e reale di una grande quantità di persone». 

 
 
 
 
 
 
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