Piccoli e geniali. Il titolo della conferenza che Lianne Hogeveen, psicologa dello sviluppo, Franz Monks, presidente dell’European Council for High Ability e la neuropsicologa Anna Maria Roncoroni terranno lunedì 3 novembre al Festival della Scienza (Aula Polivalente San Salvatore, ore 15) è provocatorio: «in Italia si parla poco di bambini plusdotati – o gifted - che costituiscono l’8% della popolazione. Ma non ci sono solo i geni», spiega Roncoroni.
Il talento in età precoce sorge in modi molto diversi: «ci sono bambini che semplicemente imparano a leggere e a scrivere prima degli altri; ma i più introversi non vogliono sentirsi diversi dai coetanei e per questo non accettano la loro diversità: vorrebbero far parte di un gruppo, invece si isolano».
Il gruppo di ricerca di cui Anna Maria Roncoroni fa parte cerca di offrire a questi bambini e ai loro genitori gli strumenti per coltivare il talento: «cerchiamo di capire il motivo per cui i genitori si sono rivolti a noi, e poi offriamo loro la nostra consulenza». Regola numero 1: non cercare di sfruttare il talento dei figli: «ipotecare sul loro futuro è sbagliato. Non è possibile sapere cosa i bimbi plusdotati faranno da grandi: per adesso dobbiamo rispondere al “qui ed ora”».
A volte la genialità non si mette subito in evidenza: «i bambini portati per l’arte spesso non riescono ad esprimersi fin da piccoli, così come i geni matematici. A volte si deve attendere l’adolescenza». Quello dei gifted è insomma un mondo molto variegato: «anche i bambini con una disabilità possono nascondere un talento innato».
La diversità può portare anche alla depressione: «abbiamo conosciuto un bambino di tredici anni che pensava di sapere già tutto di informatica, e questo lo rattristava. Gli abbiamo suggerito dei corsi universitari e lui ha scoperto che c’era ancora molto da scoprire in materia».
L’Italia, pur avendo firmato una direttiva europea di collaborazione culturale che sottolinea il diritto dei ragazzi plusdotati di essere aiutati, non organizza corsi di formazione rivolti agli insegnanti: «in Italia non c’è la cultura della valorizzazione del potenziale. Per fortuna ci sono insegnanti che si impegnano, ma devono fare tutto da soli».
Una curiosità: la diversità è affrontata in modo diverso dai maschi e dalle femmine: «le ragazze tendono a nascondere la loro genialità. Ma le differenze tra i sessi sono soprattutto culturali: si tende ancora a spingere gli uomini nello sviluppo del loro talento. Insomma, si parte dallo stesso livello ma poi, sul lavoro, ad essere favoriti sono i maschi».
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