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Pedra Mendalza, la copertina
Pedra Mendalza, la copertina
 

Pedra Mendalza, la Sardegna dei misteri

 
Il primo lungometraggio del cantautore Claudio Rocchi č un viaggio sonoro nei luoghi "archeomagici" dell'isola. Dalla nostra community
 
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4 novembre 2008
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di Riccardo Storti
   

Cosa ci fa, nella sala d’aspetto dell’aeroporto di Cagliari, una ragazza – dai tratti androgini – con un dizionario di Sanscrito in mano? È arrivata da Milano per intraprendere un percorso “iniziatico” attraverso i luoghi “misteriosi” della Sardegna archeomagica.
Monti di ossidiana, santuari nuragici, tombe di giganti, pozzi sacri, culti selenici, acque prodigiose, nodi di Hartmann, segni e disegni. Fino all’ultima “stazione”, Pedra Mendalza, un “neck” vulcanico che, secondo le leggende locali, rappresenterebbe una sorta di porta sull’aldilà. Proprio lì, la protagonista (la modella americana, di nascita parigina, Anina) scopre di avere anche lei qualcosa delle ancestrali fate isolane, dette Sas Janas.

Questo è quanto propone il musicista e cantautore Claudio Rocchi nel suo primo lungometraggio, intitolato, appunto, Pedra Mendalza. Giustamente definita dall’autore un “docu/fiction”, la pellicola si gusta come un vivace videoclip che fonde trama e reportage a colpi di inserti sonori. Un film non solo da vedere, ma anche da ascoltare.
La colonna sonora è un unicum con la sceneggiatura in quanto commenta, nel dettaglio, il “viaggio” – tema da sempre caro a Rocchi – senza mai distrarre lo spettatore dalla vicenda. È il montaggio, alla fine, che crea le migliori intersezioni tra l’intreccio e le digressioni documentaristiche, rese ancora più intriganti grazie agli interventi dell’antropologa Dolores Turchi.

Oltre a Rocchi, partecipano al soundtrack eminenti figure del prog italico (Walter Maioli degli Aktuala e Paolo Tofani già chitarrista degli Area) e della canzone d’autore anni Settanta (Andrea Tich). Felice cammeo per Massimo Zamboni (CCCP, CSI) con un brano dalle atmosfere assai suggestive (Santa Maria Elettrica). Presenze rilevanti quelle dell’artista ambient Marco Lucchi e del virtuoso di launeddas Luigi Lai. Ma Rocchi ha pure pescato tra compositori e singer di recente generazione con sensibilità e acume (Sandro Mussida – figlio di Franco, chitarrista della PFM -, Fabrizio Coppola, i fiorentini Nihil Project, il norvegese Terje Nordgarden, Roby Dellera… c’è pure una track da Jeff Buckley).

Pedra Mendalza è un “racconto digitale con musica” particolarmente indicato a chi non si è perso nemmeno una tappa dell’accidentata carriera artistica di Claudio Rocchi; si tratta di un lavoro che non rinuncia a confrontarsi con le ultime pulsioni dettate dalla multimedialità (qui vissuta più come strumento che non come “febbre”).
Lo sguardo di Rocchi, già dai primordi (ricordate gli inizi mid-‘60’s con gli Stormy Six?), ha sempre mirato “oltre”. Infaticabile sperimentatore, il musicista, cresciuto tra Milano e Katmandu, anche questa volta, pur nell’inedita veste di regista, affascina per la disinvoltura con cui riesce a forgiare un contatto tra “antichità” e “modernità”, sottolineando la natura transeunte di tutti noi, perennemente in “viaggio”. D’altra parte, come cantava in Festa (1977), “mi piace pensare a infinite stazioni che sembrano mete e sono solo occasioni”…

 
 
 
 
 
 
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