Barack Obama è il primo Presidente afroamericano degli Stati Uniti. La sua elezione non ha lasciato indifferenti gli afroitaliani che da anni abitano il centro storico genovese: molte le aspettative e le speranze. Ma cosa significa per i nuovi genovesi l’elezione di Obama? E che cosa si aspettano da lui?
Nel Bar Bangladesh, in via della Maddalena, la vittoria del candidato democratico è il maggiore argomento di conversazione della mattinata. Il proprietario del locale Mohammed Liton si dice «contento, perché le cose non cambieranno solo in America, ma in tutto il mondo». «Speriamo che l’elezione di Obama contribuisca a risollevare l’economia mondiale», aggiunge Mohammed Ben Ahmed, marocchino. Ma cosa cambierà nel concreto? «Il colore della pelle del presidente», scherza Kifah Mohammed, anche lui marocchino.
Esco dal bar e incontro Johan, una giovane senegalese che vive a Genova da cinque anni: «speravo tanto nella vittoria di Obama», commenta, «sono felice che, dopo tanti presidenti bianchi, gli Usa abbiano dato fiducia a un afroamericano. Speriamo che Obama sistemi le cose nel suo paese, e che questo porti un maggior benessere anche qui».
Lascio via della Maddalena per raggiungere l’altrettanto multi etnica via Prè. Qui le cose sembrano andare piuttosto bene: tanti i negozi aperti grazie al progetto dell’Incubatore d’impresa del centro storico. Entro nel negozio di alimentari gestito da Tall Djily, che diciassette anni fa ha lasciato il Senegal per trasferirsi a Genova: «La vittoria di Obama? Me l’aspettavo. Sono certo che d’ora in poi le cose andranno meglio per tutti. Vorrei che il nuovo presidente mettesse fine alla guerra in Iraq».
Desiree è la proprietaria del ristorante Mamacita’s. Mamma messicana e papà tedesco, Desiree ha vissuto in Florida. Poi ha conosciuto un ragazzo di Sestri Levante e nove anni fa l’ha seguito a Genova: «Ho votato per Obama e sono felice che abbia avuto la meglio su John Mc Cain. Temo però che possa fare la fine di Kennedy. Spero che il nuovo presidente si concentri sui problemi economici del paese. In America, dove torno spesso, la gente è stufa e ha bisogno di un cambiamento».
Anche Modou, senegalese che in via Prè ha un negozio di vestiti, ha dei parenti che vivono negli Stati Uniti: «vado spesso a trovarli a New York. Gli americani si fidano di Obama e lo considerano un uomo di parola. Dopo l’11 settembre l’America ha dovuto affrontare una guerra che sembra infinita: spero che Obama ritiri le truppe dall’Iraq».
Falkana è senegalese e vive a Genova da diciotto anni: «Barack Obama mi piace. Non è importante il colore della sua pelle. Per me siamo tutti uguali: in ognuno di noi scorre sangue di colore rosso, e anche il cuore è lo stesso».