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via Prè - Tall Djily, gestore di un negozio di alimentari
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Gli afroitaliani di via Prè: w Obama

 
Dalla Maddalena ai Truogoli, i nuovi genovesi stanno tutti con il Presidente Usa appena eletto: «Il colore non conta». Di Baroncelli
 
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Genova, 05 novembre 2008
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mentelocale di
Francesca
Baroncelli
   
 
I ragazzi di Books in the Casba: «una vetrina dedicata a Obama»

Tra le attività di via Prè, la libreria Books in the Casba, di Fabio Marabotto e Marco Mazzola, è una delle più vive. «Il mese scorso abbiamo dedicato ai libri di Barack Obama tutta la vetrina della libreria», raccontano i due librai, «alcuni ragazzi neri sono entrati a curiosare, e molti hanno acquistato i libri, anche quelli scritti in inglese».
«I ragazzi afro italiani che abitano in via Prè seguono poco la politica perché hanno altri problemi a cui far fronte ogni giorno», commenta Marco, «l'elezione di Obama per loro è comunque una conquista importante».


Una voce fuori dal coro

Un ragazzo senegalese che vive in via Prè, ma che vuole restare anonimo, proprio non ci sta a commentare l'elezione di Barack Obama: «la vittoria di un Presidente afro americano non basterà a cambiare l'idea che i bianchi hanno dei neri in America e nel resto del mondo. Condivido le idee del nuovo Presidente, ma non credo che da oggi in poi le cose cambieranno in meglio».


Obama presidente. Repetto: «si realizza il sogno di Martin Luther King»

Genova, 5 novembre 2008 - Il Presidente della Provincia di Genova Alessandro Repetto ha inviato un telegramma all'Ambasciatore degli U.S.A. in Italia affinché trasmetta al nuovo Presidente degli Stati Uniti le più sentite e felici congratulazioni per questa vittoria: «Quello di oggi è un giorno storico - ha dichiarato Repetto - con Barack Obama si realizza il sogno di Martin Luther King e un nuovo significato e dignità entrano nelle vene della civiltà dell'America e del mondo intero».

Barack Obama è il primo Presidente afroamericano degli Stati Uniti. La sua elezione non ha lasciato indifferenti gli afroitaliani che da anni abitano il centro storico genovese: molte le aspettative e le speranze. Ma cosa significa per i nuovi genovesi l’elezione di Obama? E che cosa si aspettano da lui?

Nel Bar Bangladesh, in via della Maddalena, la vittoria del candidato democratico è il maggiore argomento di conversazione della mattinata. Il proprietario del locale Mohammed Liton si dice «contento, perché le cose non cambieranno solo in America, ma in tutto il mondo». «Speriamo che l’elezione di Obama contribuisca a risollevare l’economia mondiale», aggiunge Mohammed Ben Ahmed, marocchino. Ma cosa cambierà nel concreto? «Il colore della pelle del presidente», scherza Kifah Mohammed, anche lui marocchino.
Esco dal bar e incontro Johan, una giovane senegalese che vive a Genova da cinque anni: «speravo tanto nella vittoria di Obama», commenta, «sono felice che, dopo tanti presidenti bianchi, gli Usa abbiano dato fiducia a un afroamericano. Speriamo che Obama sistemi le cose nel suo paese, e che questo porti un maggior benessere anche qui».

Lascio via della Maddalena per raggiungere l’altrettanto multi etnica via Prè. Qui le cose sembrano andare piuttosto bene: tanti i negozi aperti grazie al progetto dell’Incubatore d’impresa del centro storico. Entro nel negozio di alimentari gestito da Tall Djily, che diciassette anni fa ha lasciato il Senegal per trasferirsi a Genova: «La vittoria di Obama? Me l’aspettavo. Sono certo che d’ora in poi le cose andranno meglio per tutti. Vorrei che il nuovo presidente mettesse fine alla guerra in Iraq».

Desiree è la proprietaria del ristorante Mamacita’s. Mamma messicana e papà tedesco, Desiree ha vissuto in Florida. Poi ha conosciuto un ragazzo di Sestri Levante e nove anni fa l’ha seguito a Genova: «Ho votato per Obama e sono felice che abbia avuto la meglio su John Mc Cain. Temo però che possa fare la fine di Kennedy. Spero che il nuovo presidente si concentri sui problemi economici del paese. In America, dove torno spesso, la gente è stufa e ha bisogno di un cambiamento».
Anche Modou, senegalese che in via Prè ha un negozio di vestiti, ha dei parenti che vivono negli Stati Uniti: «vado spesso a trovarli a New York. Gli americani si fidano di Obama e lo considerano un uomo di parola. Dopo l’11 settembre l’America ha dovuto affrontare una guerra che sembra infinita: spero che Obama ritiri le truppe dall’Iraq».

Falkana è senegalese e vive a Genova da diciotto anni: «Barack Obama mi piace. Non è importante il colore della sua pelle. Per me siamo tutti uguali: in ognuno di noi scorre sangue di colore rosso, e anche il cuore è lo stesso».

 
 
 
 
 
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No, dovrà fare i conti con una situazione sociale ed economica tragica mentelocale 3.0% mentelocale
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