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Umberto Galimberti, tra ragione e follia

 
Martedì 29 luglio il filosofo sarà ospite di Genova Urban Lab Summer Festival. Con lui anche Simone Regazzoni. Alle Piscine di Albaro
 
   

     
16 gennaio 2008
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di
Daniele
Miggino
   
Umberto Galimberti
Umberto Galimberti
I giovani stanno male, anche se spesso non lo sanno. Sono nichilisti. Non vedono più un futuro davanti a sé, navigano nell'assenza di senso, in una società che non propone più valori, e non trovano le risposte giuste per evadere il malessere. Trovano così una spiegazione i temi all'ordine del giorno sulla realtà giovanile: bullismo, apatia, droghe, fino ai gesti estremi del suicidio o dell'omicidio. I drammi delle nuove generazioni derivano da un disorientamento generale, questa la tesi espressa dal filosofo Umberto Galimberti nel libro L'ospite inquietante - Il nichilismo e i giovani (Feltrinelli, p.180, 12 Eu).

Non si tratta di una malattia psicologica individuale dei ragazzi, è un problema culturale, e quindi sociale: «sono crollati tutti i valori pre-esistenti senza che se ne siano trovati di nuovi», dice.
I giovani non sono certo tutti così e, crimini a parte: «il nichilismo non è la fine del mondo, si sopravvive tranquillamente», sostiene Galimberti. In quarta di copertina cita Heidegger: Il nichilismo. Non serve niente metterlo alla porta, perché ovunque, già da tempo e in modo invisibile, esso si aggira per la casa. Ciò che occorre è accorgersi di quest'ospite e guardarlo bene in faccia. Insomma, il punto è, come tornare ad avere fiducia nel domani.

Il futuro non è più una promessa ma una minaccia, scrive Galimberti. «I giovani non sanno quello che succederà, non è più prevedibile, decifrabile, e perciò si chiedono perché dovrebbero agire secondo una progettualità», dice. Insomma, se del domani non v'è certezza, che mi sbatto a fare?
La famiglia non è più luogo di regole, la precarietà crea instabilità, il mercato invade ogni sfera, la scuola non funziona come dovrebbe: tanti pezzi di un puzzle molto complesso che si chiama società. «La logica del contratto è entrata anche in famiglia, come le dinamiche economiche: oggi un genitore non si impone più, sa che per ogni cosa chiesta dovrà darne un'altra in cambio, il motorino, soldi, e così via». D'altra parte: «la quantità di tempo che i genitori passano insieme ai figli è sempre più esigua. La reazione all'indifferenza è spesso un gesto estremo: come dire, se nessuno mi guarda per farmi notare devo fare qualcosa di eclatante».

Anche la musica fa parte di questa regressione culturale. «Nelle discoteche non si va per comunicare, ma per seguire un ritmo incalzante, un battere-levare primordiale, quasi cardiaco, in una sorta di afasia linguistica», prosegue Galimberti.
C'è una soluzione? Secondo il filosofo sì. «È la conoscenza e l'amore di sé, trovare il proprio dàimon (demone), come dicevano i greci, e farlo fiorire, sviluppare l'eudàimonia (felicità in greco n.d.r.)».
L'ospite inquietante analizza in modo puntuale la situazione dei giovani oggi. Non a caso è spesso indicato come testo da far leggere - oltre ai ragazzi - a professori, psicologi, educatori. La ricetta proposta da Galimberti, però, non ispira ottimismo: siccome la società è malata, i giovani devono trovare la formula della felicità dentro di sé. Speriamo che qualcuno li aiuti.
 
 
 
 
 
 
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