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«La fuga dei cervelli è inarrestabile»

 
Venerd́ 30 Piattelli Palmarini a Genova. A mentelocale.it parla di Darwin, di ricerca e di ornitorinchi. La querelle sull'evoluzionismo
 
   

     
28 maggio 2008
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Massimo Piattelli Palmarini
Massimo Piattelli Palmarini

Venerdì 30 maggio 2008 lo scienziato cognitivista Massimo Piattelli Palmarini, che da anni insegna alla University of Arizona, oltre che all'Università San Raffaele di Milano, viene a Genova per parlare di anima. Dov’è finita l’anima? Questo il titolo dell’incontro che si terrà a Palazzo Ducale.

Ma prima parliamo un po’ dell’ornitorinco. Infatti, lo stesso Piattelli Palmarini – del quale è da poco uscito il libro Le scienze cognitive classiche: un panorama (Einaudi, Torino 2008) - lo scorso 11 maggio ha scatenato un acceso dibattito scientifico sulle pagine del Corriere della Sera.
Lo spunto è venuto dalla conclusione della mappatura del Genoma. Dai dati acquisiti è emerso che la struttura biologica di un animale molto particolare, l’ornitorinco appunto, secondo molti scienziati e anche secondo il cognitivista italiano, mette in crisi la forma tradizionale dell’evoluzionismo darwiniano.
L'ornitorinco ha caratteristiche biologiche proprie di diversi rami dell’albero evolutivo: mammiferi, uccelli e rettili. Cosa difficilmente spiegabile, secondo Palmarini, in base alle regole dell'evoluzione ipotizzate da Darwin, che procede per piccoli passi fatti guidati dal caso. «Come dire - scrive Piattelli Palmarini sul Corriere - ornitorinco uno, Darwin zero». Il Presidente della Società italiana di biologia evoluzionistica, Giorgio Bertorelle, ha risposto a Piattelli Palmarini sempre sul Corriere, quest'ultimo ha poi replicato. Sembrerebbe solo una discussione per addetti ai lavori, e un po’ lo è. Ma quando si parla di Darwin si scaldano subito gli animi. E appena si mette in crisi la sua teoria spuntano, in contrapposizione, parole come “creazione”. Non è il caso di Piattelli Palmarini, ovviamente, ma di altre fonti.

Professore, ma veramente l’evoluzionismo è in crisi?
«Lo stesso Darwin scrisse che la sua teoria non avrebbe retto se si fosse scoperto che l'evoluzione non procede per piccoli passi casuali. Ma, insomma, Darwin rimane un pilastro. Quello che emerge da questi studi è una nuova immagine di biologia, dove la selezione naturale è un po’ cambiata, diventando un elemento non così fondamentale».

Chiuso capitolo ornitorinco.
Passiamo al tema dell’incontro genovese. Dov’è finita l’anima ai nostri giorni?
«In realtà oggi l’anima è stata soppiantata dallo studio della mente e del cervello. Nelle scienze cognitive si sono fatti enormi passi avanti ma sono ancora tante le aree sconosciute».

Quali?
«Basta pensare che negli ultimi vent’anni si sono esplorati i territori del linguaggio, del ragionamento, della percezione e della memoria. Ma la creatività, per esempio, non si ha nessuna idea di dove nasca».

Come accennava prima, noi siamo mente o cervello? E che differenza c’è?
«Siamo tutte e due. In un certo senso la mente è il nostro software e il cervello l’hardware. Studiando questi due elementi noi riusciamo a capire meglio come funzionano i processi mentali. Molti sono comuni per varie specie animali».

E cosa distingue l’essere umano?
«In un certo senso la capacità di astrazione. Ma non solo, i risultati della scienza non arrivano a spiegare fenomeni che possono essere ricondotti solo alla persona come un tutto. Solo una persona può avere diritti e doveri, non il cervello».

Una macchina intelligente potrà mai avere diritti e doveri come una persona?
«Non credo. Le macchine possono essere brevettate. Ma solo una persona ha diritti».

Lei si occupa anche di alimentare gli scambi scientifici tra America e Italia con la Issnaf (Italian Scientists and Scholars in North America Foundation). Di cosa si tratta?
«Partendo dal presupposto che è impensabile far tornare tutti gli studiosi che lavorano all’estero, dove hanno mezzi diversi, l’idea è quella di far circolare le competenze. Ovvero, organizzare periodi di scambio in cui riceviamo studiosi in Italia e viceversa».

Ma se la situazione italiana non cambia, non si ferma la fuga di cervelli...
«La situazione italiana presenta molte magagne, è sperabile che da qualche parte si cominci. Noi oggi non possiamo paragonarci agli Stati Uniti, ma dobbiamo guardare ad altri paesi, come Corea del Sud e Israele. Con quelli dobbiamo confrontarci, non con chi è troppo più grande di noi».

 
 
 
 
 
 
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