Circa un mese fa Valentina, la "camalla", ci aveva anticipato una speciale "strenna natalizia" fatta in collaborazione con le trans del ghetto (zona che va dalla Nunziata a via del Campo). Oggi questa speciale iniziativa è uscita alla luce: si tratta di un calendario che mette insieme 12 scatti in cui hanno posato Ursula, Genny, Valentina, Veronica, Ulla, Claudia, Alessia, Sandra, Sara, Rossella, Anna e Pamela du Broche, il cui devoluto andrà in favore della comunità di San Benedetto.
Come è nata l'idea di fare il calendario? Risponde Luca Stuto, il fotografo: «è partito tutto come uno scherzo, un gioco, che poi si è concretizzato in qualcosa di molto serio. Lo abbiamo realizzato nei bassi, nei magazzini del ghetto solo con una macchina digitale, un flash e un pannello. Speriamo che questo progetto possa fare pensare. Dopo Gomorra vogliono fare apparire il ghetto come Sodoma, il luogo di perdizione, ma non è così. Loro contribuiscono a lottare contro la situazione di degrado del ghetto, che è frutto dello spaccio e della delinquenza». Come sono state le ragazze sul set dei bassi? «Non ci crederai, ma il 90% di loro all’inizio erano imbarazzate, impacciate». Ho parlato con Sandra, che evidentemente rientra nell’altro 10%: «era la prima volta, pensavo di essere timida invece mi sono scoperta sfacciata davanti all’obiettivo. È stato divertente».
Riccardo Botta, grafico della Hi!mage Lab, ha confezionato il calendario: «ho vissuto per due anni in vico Untoria e ho conosciuto alcune di loro. Sono un’umanità grande che subisce ancora molto pregiudizi, non sono comprese». Domenico Chionetti, membro della comunità di San Benedetto, mette le mani avanti contro le polemiche: «non è un calendario contro, come ho sentito dire in giro, ma è un calendario per raccontare le persone che animano il ghetto da tanti anni. La vera sicurezza sociale è quella che realizzano loro. Il nostro impegno per il futuro del ghetto è quello di capire come rendere attraversabile e frequentabile la zona, per non favorire il narcotraffico, il mercato nero e la microcriminalità, fenomeni che vivono di nascondimenti».
Il calendario nasce come primo progetto del neonato comitato Princese. Per i diritti dei transgender e per la vivibilità del ghetto, che unisce una ventina di ragazze, tra cui le dodici che hanno posato per il calendario, contro il Comune che vuole impedire l'affitto dei bassi con uso abitativo. A parlare, anche a nome delle altre, è Rossella, trans storica del ghetto, ormai ultrasessantenne, che legge da un foglio il suo pensiero, il suo sfogo commovente sulla loro condizione: «perché questo accanimento? Già negli anni Sessanta la polizia ci dava la caccia. Siamo sempre state considerate delinquenti e malate mentali. Noi abbiamo sempre fatto resistenza passiva, non siamo state capaci di fare di meglio, ma abbiamo resistito. Con pazienza e perseveranza ci siamo costruite un piccolo mondo. Non disturbiamo nessuno. E poi quale è la nostra alternativa di vita? Io sono una diplomata in ragioneria a cui nessuno ha mai dato un lavoro. Continuate ad ignorarci».
Per fortuna non tutti le ignorano; molti commercianti del ghetto hanno firmato la petizione per farle rimanere. «Abbiamo fatto ricorso al TAR, che ci ha dato torto. Allora abbiamo fatto ricorso al Consiglio di Stato, ma non sappiamo ancora niente», conclude amara Rossella.
Don Gallo, col suo sigaro tra le dita, si mostra contento dell'iniziativa e che la comunità di San Benedetto sia stata scelta dalle ragazze come destinataria del ricavato: «da ben 38 anni la comunità accoglie tutti, senza distinzioni. Vogliamo difendere l’identità e l’affermazione personale, difendere il diritto di ciascuno di autodeterminarsi secondo il proprio orientamento sessuale. L'unico aspetto che cerchiamo di combattere è la criminalità e qui non ce n’è. C’è tanto amore nel ghetto, più che in altre parti». Inoltre è lui ad avere selezionato le fotografie: «sono state brave. Vogliono fare carriera, vogliono imitare il ministro Carfagna, anche lei ha cominciato con un calendario - ironizza Don Gallo - la fondazione del comitato è un grande passo culturale e democratico: hanno preso coraggio e consapevolezza della loro situazione. Colgo questa occasione per chiedere ufficialmente un incontro col sindaco». A proposito di sindaco, la Vincenzi è richiesta come ospite e protagonista principale della prossima iniziativa del comitato: la Notte Fucsia, ovvero i bassi aperti alla cittadinanza in una notte di festa. Le ragazze vogliono guardare avanti: «il calendario è un’iniziativa importante che ci aiuta a uscire dal buio, a esprimere la nostra libertà, ad essere presenti, speriamo solo che non sia finita qui» mi dice Alessia, bionda occhi verdi e una posa da bambola stampata sul mese di aprile. Le faccio i complimenti per la foto: «è stato un piacere, gioia, parlare con te». Idem.