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da sinistra, Ekaterina Rumyantseva e Liudmila Sidorkevich
da sinistra, Ekaterina Rumyantseva e Liudmila Sidorkevich
 

Rifaremo i Giardini di plastica

 
Ekaterina e Liudmila, due giovani architette russe alla corte di Renzo Piano. Il loro progetto: un anfiteatro e un punto multimediale
 
   

     
Genova, 07 novembre 2008
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mentelocale di
Francesca
Baroncelli
   

Individuare le aree degradate della città e monitorare il territorio. Questo l’obiettivo del progetto Genova Urban Lab.
«Abbiamo deciso insieme ai municipi quali fossero le aree prioritarie», spiega l’architetto Antonio Pastorino. Accanto a lui, un gruppo di giovani architetti provenienti da tutto il mondo. Renzo Piano, che del progetto Genova Urban Lab è l’artefice, ha affidato loro un compito importante per la città.
Da anni i Giardini Baltimora, in pieno centro cittadino, sono soggette a un degrado urbanistico e sociale. Due giovani architette russe stanno lavorando per restituirli alla città. A fine anno il loro progetto sarà pronto per essere presentato al municipio: «ovviamente accetteremo variazioni e consigli», aggiunge Pastorino, «si spera in una concertazione di pubblico e privato».

Ekaterina Rumyantseva ha ventisei anni; Liudmila Sidorkevich ne ha ventiquattro. Entrambe hanno studiato e lavorato a Mosca. Sono giovani, ma hanno già una bella esperienza in fatto di progettazione di edifici. Per la prima volta si trovano ad affrontare un giardino.
Ekaterina e Liudmila sono timide, ma nel loro sguardo vedo tanta determinazione: vivono a Genova da tre mesi ma parlano bene l’italiano. Pensano che Genova sia bella, «ma bisognerebbe pulirla. Alcuni quartieri sono in pessime condizioni», commenta Liudmila. «Devo ammettere che alla vista dei Giardini Baltimora ci siamo spaventate», ribatte Ekaterina.
Il loro studio è partito dalla storia del quartiere. Hanno così scoperto che a pochi passi dai cosiddetti Giardini di plastica sorgeva un tempo la casa natale di Niccolò Paganini: questo è stato lo spunto per riservare alla musica una parte dei giardini. Ma andiamo con ordine.

«La zona è raggiungibile tramite la metropolitana e gli autobus, e ci sono molti parcheggi nelle vicinanze: i Giardini Baltimora hanno le caratteristiche giuste per diventare un punto di ritrovo importante in città», spiegano le due architette, «gli accessi ai giardini sono molti, ma oggi non tutti sono accessibili: l’ascensore panoramico, che li collega agli uffici regionali, non funziona e il tunnel è da ripulire».
Nei giardini ci sarà spazio per un anfiteatro che conterrà circa quattrocento persone e una scuola di musica per bambini e adolescenti. Non mancherà una saletta di prova e registrazione per i musicisti e un punto multimediale interattivo dove ascoltare musica e attingere informazioni sugli autori liguri.
I giardini saranno animati da un mercatino dedicato ai dischi e agli strumenti musicali e dalle bancarelle. Recupereremo inoltre gli antichi lavatoi, che verranno riempiti d’acqua.

Tutto da rivedere il percorso pedonale: non più cemento, ma vere e proprie strade galleggianti. I muri saranno sostituiti da pannelli e giardini verticali. Uno dei più grossi problemi dei Giardini Baltimora è la mancanza di sicurezza a causa della presenza di molti tossicodipendenti: «di sera non c’è luce. Noi abbiamo in mente un’illuminazione scenografica». Vera protagonista sarà l’acqua, «con un ruscello artificiale e tante piccole fontane». Spazio anche alle attività sportive, con un muro per arrampicarsi e un tavolo da ping pong. Idee innovative anche per i giochi dei bambini: «saranno realizzati recuperando antichi macchine portuali».
Genova Urban Lab ha in mente altri piccoli progetti che potrebbero migliorare i quartieri genovesi: «pensiamo alla pedonalizzazione di piazza Sarzano e a spostare l’ingresso del Museo di Sant’Agostino in piazza Negri».

 
 
 
 
 
 
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Giardini di plastica (Giardini Baltimora)
© foto: www.sarzano.genova.it  -  i Giardini di plastica
 
   
 




 

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