Alla libreria Portoaticolibri mi è capitato di incontrare, in queste sere di inizio novembre, Folco Quilici. Il grande regista e reporter ha sempre avuto un rapporto privilegiato con il mare e Genova è una tappa sempre presente nei suoi tour. Ora è a Genova per inaugurare al Galata museo del Mare una mostra itinerante, I mari dell'uomo, composta da 82 fotografie a colori realizzate da Quilici dal 1952 al 2008 in tutti i mari del mondo, che documentano paesaggi della Groenlandia, barriera corallina, ma anche i relitti in fondo agli oceani e le tradizioni dei villaggi costieri e dei pescatori.
La mostra è presentata dall'Associazione Promotori Musei del Mare in collaborazione con il Mu.MA ed è compresa nel biglietto d'ingresso al Galata, negli orari di apertura (da martedì a domenica e festivi, ore 10.00 - 19.30 - info 010 2345655). La vasta raccolta di foto scattate da Folco Quilici in circa 60 anni di attività è affidata ora all’Archivio Alinari di Firenze. Dopo averlo visto e fotografato vicino ai suoi libri, e saggiato la sua disponibilità, ho colto l’occasione di fargli alcune domande.
Buonasera, benvenuto qui a Genova, come ha trovato la città?
«Bene. Genova mi piace e il Galata Museo del Mare, dove si inaugura la mia mostra fotografica, è unico in Italia, per l’argomento trattato e la sua posizione sul mare va a colmare una grande lacuna per tutto il Mediterraneo. A Genova capito spesso e ogni volta passo dal Porto Antico. È una zona molto bella, è il luogo dove Genova ha ritrovato il suo mare. Ricordo quando furono inaugurati i Magazzini del Cotone per l’Expo del 1992: io collaborai in quell’occasione all’allestimento del padiglione dell’America del Sud».
Ricordo anch’io quel padiglione e rimasi affascinato nel vedere la sabbia delle spiagge americane dove approdò Cristoforo Colombo… non mi dica che è stata una sua idea?
«Sì, è stata una trovata che io ho contribuito a realizzare».
Una bella combinazione. Una bella pensata. Quali sono i suoi ultimi lavori? E quali i suoi prossimi impegni?
«Insieme alla mostra allestita al Galata dall’8 novembre, ho appena finito di girare una serie di documentari per il programma Marcopolo, che sono stati trasmessi nell’arco di tre mesi da Sky TV; fra giorni uscirà il mio ultimo libro, un romanzo dal titolo: Libeccio. È la storia di un uomo, che si vorrà chiamare Libeccio, Beccio, e che affronterà un’odissea, una grande fuga che nasconde un mistero… verrò nuovamente a Genova a presentarlo».
Devo dirle che oltre ad aver visto parecchi suoi film, a casa ho un suo libro: L’Italia dal cielo…
«Un libro di moltissimi anni fa. Un libro che raccoglieva la sintesi in foto, di una serie di 14 documentari trasmessi dalla RAI nel 1978. La serie fu raccolta in altrettanti volumi che riprendevano tutte le regioni italiane ed avevano i testi scritti da grandi scrittori: Calvino per la Liguria, Sciascia per la Sicilia, Silone per Abruzzo e Molise, poi Piovene, Dessì, Praz…»
Un libro di terra, anche se fatto dall’aria…
«Sì, ma io prediligo il mare. Io sono conosciuto nel mondo per i miei film e reportage sul mare. Il mare è una passione che è nata qui in Liguria all’età di quindici anni, insieme ad un libro con la prefazione di Cesare Pavese: Moby Dick».
Un breve ma significativo scambio di battute, che non rendono abbastanza la grandezza del personaggio Quilici.
Il mare per Folco Quilici è la vita; il mare continua ad affascinarlo e lui lo racconta con immagini, romanzi, documentari, racconti e pensieri. Lui, nato a Ferrara nel 1930, conserva una vitalità invidiabile ed è impossibile elencare qui tutti i lavori ed i premi internazionali raccolti con le sue opere. Provo a ricordarne qualcuna: Ti-koyo e il suo pescecane, Oceano, Sesto Continente, Fratello Mare… poi libri, articoli, reportage, film, una produzione ricca e con molte incursioni nello storico, nel sociale, nelle scoperte geografiche e viaggi; insomma, tutto quello che ha fatto diventare il nome Folco Quilici un sinonimo di giornalismo d’avventura e cinema documentaristico.
La mostra allestita qui a Genova al museo del Mare Galata è un piccolo ma significativo tassello per conoscere Folco Quilici, fotografo e documentarista, in attesa del suo romanzo Libeccio. Lunga vita Folco Quilici.