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Processo G8: la sentenza sulla Diaz |
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| 16 le condanne in primo grado. Assolti i vertici della Polizia. Dopo ore e ore di seduta, le proteste. Il nostro ricordo di quella notte |
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Dopo una giornata di attesa, nella serata di giovedì 13 novembre è arrivata la sentenza di primo grado al processo per l'irruzione alla scuola Diaz, avvenuta durante il G8 di Genova del 2001. L'accusa aveva chiesto oltre 100 anni di reclusione per i 29 imputati, agenti e dirigenti delle forze di Polizia. 16 le assoluzioni, 13 le condanne. Tra gli assolti i tre esponenti di vertice della Polizia, Franco Gratteri, Gianni Luperi e Gilberto Caldarozzi. Assolti anche Salvatore Gava, Filippo Ferri , Massimiliano Di Bernardini , Fabio Ciccimarra, Nando Dominici , Spartaco Mortola, Carlo Di Sarro, Massimo Mazzoni Renzo Cerchi e Davide Di Novi: l'accusa era di aver falsificato i verbali. Assoluzione per Massimo Nucera, che aveva dichiarato di aver subito una coltellata, Maurizio Panzieri, e Alfredo Fabbrocini.
Tra le condanne, quella di Vincenzo Canterini (4 anni)e dei suoi sottoposti Fabrizio Basili, Ciro Tucci, Carlo Lucaroni, Emiliano Zaccaria, Angelo Cenni, Fabrizio Ledoti, Pietro Stranieri, Vincenzo Compagnone (3 anni): fu il primo reparto a fare irruzione nella scuola. Condannato anche Michelangelo Fournier (2 anni), Pietro Troiani (3 anni), Luigi Fazio (1 mese). 2 anni e mezzo a Michele Burgio, accusato di aver introdotto le molotov nella scuola.
Ben 11 ore di camera di consiglio per una sentenza che fa subito discutere. Tanti i cittadini presenti in aula, tra i quali molti hanno protestato al grido di "vergogna, vergogna"
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In un certo senso mentelocale.it nasce con il G8 di Genova. Nel dicembre 2000, quando il nostro webmagazine muoveva i primi passi, i preparativi per il meeting dei grandi della Terra erano già partiti. Da lì a poco sarebbe nato ufficialmente il Genoa Social Forum, collettore di tutti i principali soggetti antagonisti al ritrovo di Bush & C. Abbiamo iniziato a raccontare da subito l’attesa carica di tensione per l'evento: l’organizzazione delle iniziative, i colloqui febbrili con le istituzioni, l’adrenalina che saliva. Fino alle grate fissate qualche giorno prima, fino agli scontri, fino alle ferite lasciate da quelle tre tragiche giornate.
È stato un vero e proprio battesimo del fuoco. Un turbine di eventi che ha coinvolto tutti, genovesi e non. E anche i redattori di un sito appena nato, che nel giro di pochi anni sarebbe diventato il portale di informazione culturale più letto in Liguria. Quello, nel bene e nel male, fu anche il nostro primo vero boom di visite.
Nelle giornate del summit - nonostante i redattori fossero giovani e di primo pelo - siamo riusciti a raccontare il clima sia dentro che fuori la cosiddetta "zona rossa". Lo testimoniano articoli come Zona rossa: se ci sei batti un colpo o Primo giorno di summit, o ancora Guerriglia in centro e Perché?, scritto dopo la morte di Carlo Giuliani. Per arrivare all'irruzione nella scuola Diaz, dove siamo arrivati a notte fonda.
Sette anni dopo quella brutta notte, è arrivata la sentenza di primo grado al processo che vedeva 29 tra agenti e dirigenti di Polizia sul banco degli imputati. Erano le 23 circa - Giuliani morto da poco - quando la sede del Genoa Social Forum venne presa d’assalto dalle forze dell’ordine per una perquisizione che rimarrà nella storia per la sua violenza: seguirono 93 arresti, una sessantina di ragazzi rimasero feriti, alcuni in modo grave. L'accusa chiedeva oltre cento anni di reclusione per reati come calunnia, falso ideologico, lesioni, arresto illegale e violenza privata.
Uno dei nostri - Giulio Nepi - la notte del 21 luglio 2001 alla Diaz c'è entrato. Ecco il suo ricordo. Dormivo. Dopo la manifestazione del sabato con alcuni amici avevamo deciso di mangiare fuori città, il fatto di essere usciti in campagna, senza il rumore continuo degli elicotteri ci aveva fatto sembrare che fosse davvero tutto finito. E invece. Mi telefona un amico che abitava guarda caso in via Trento, saranno state le due di notte. Insiste. «Devi venire». Non ne avevo voglia. Ero stanco, esausto, impaurito e per di più senza redazione, visto che avevamo scelto di non lavorare nella nostra sede di Palazzo Ducale. Per me il G8 era finito con la mia cena in collina. «Devi venire. Se non come giornalista, come cittadino. Devi vedere questa cosa».
Deglutisco, mi sciacquo la faccia, controllo le pile alla macchina digitale. Chiedo in prestito la Panda di un mio amico e parto. Non mi ricordo a che ora arrivo. C'era una confusione pazzesca, ma una confusione silenziosa, di gente sotto shock. Non più l'ombra di un poliziotto. Prima sbaglio scuola, entro alla Pascoli. Computer rotti. «Mbè, tutto qui?», mi dico. Poi attraverso la strada ed entro nella Diaz.
E qui difficilmente dimenticherò quello che ho visto. Disordine, casino, ma soprattutto tanto sangue. Sangue, sangue, sanque. Come in un film di John Woo. Intere pozzanghere. I bordi rappresi, coagulati come un laghetto che si sta ghiacciando: una sottile pellicola opaca raggrinzita. Al centro invece il sangue era ancora fresco. Ricordo che ho fatto più foto che potevo. Era tale l'imbarazzo della scelta che avevo deciso di fotografare solo le chiazze con accanto qualche elemento di dimensione definita, per dare l'idea. Ho trovato diverse macchine fotografiche aperte, con le pellicole sbiancate che uscivano come budella. Eppoi i distributori di merendine perfettamente intatti: se quello fosse stato un covo di blac block, dopo aver devastato una città non penso che si sarebbero messi a infilare le 500 lire per avere un tramezzino.
Non ricordo di essere stato male. Sentivo dentro qualcosa più grande di me, ero incazzato più che altro. Ho raccolto un po' di testimonianze per ricostruire l'accaduto. È quando sono tornato verso casa, che mi è salito tutto alla bocca dello stomaco. Di dormire non c'era verso: mi sono seduto davanti al computer e ho scritto l'articolo.
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