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subsonica@MEP_grande01
un momento del concerto
 

Tutto esaurito al Mep per i Subsonica

 
La band ha presentato il nuovo tour. Un live energetico, intimo e (techno) folle. Proprio a Sestri Levante fecero uno dei primi concerti
 
   

     
Genova, 17 novembre 2008
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di Stefania Pilu (Teardrop)
   

Quando ne varco la soglia, scopro con stupore che il MEP di Sestri Levante é un'affascinante scatola spigolosa illuminata da neon glaciali: il fascio di luci bianche ed intermittenti che lo attraversano trasforma le superfici in corpi cerulei, futuribili, cibernetici. 
È l'atmosfera adatta per il live dei Subsonica che qui, sabato 15 novembre, si accingono ad iniziare la quarta tappa del tour Nel vuoto per mano: la pubblicazione dell'omonimo greatest hits costituisce l'occasione per la formazione torinese di tornare alle atmosfere intime degli esordi nei club. Una delle prime esibizioni di Samuel e soci si tenne proprio a Sestri e ricominciare da qui ha un che di simbolico.

Il locale è colmo: voci di corridoio parlano di un migliaio di presenti, ma -a tratti- sembra di percepirne almeno un quarto di più. Nonostante questo, la particolare posizione del palco, di dimensioni contenute e di forma triangolare, incuneato tra due pareti, consente di percepire nettamente la vicinanza con gli artisti.
La macchina musicale dei Subsonica è rodata da quasi tre lustri di live e, in questa cornice asfittica e materna, funziona estremamente bene, forse ancor più che nei Palazzetti: il reggae e la techno (ebbene sì) rappresentano la chiave popolare ed aggregativa su cui si fonda la loro musica e, con tali presupposti, l'interazione col pubblico è linfa vitale e scambievole. Per farla breve, osmosi completa tra palco ed arena.

L'eclissi, Aurora sogna, Strade, Cose che non ho, Liberi tutti, Abitudine: nella massa fluida di corpi bui illuminati istericamente dalle strobo, vedo ballare la gente in mille maniere diverse e noto quanto eterogeneo sia il popolo dei Subsonica. Rastamen tatuati o technofolli che, ballando a torso nudo, si osservano compiaciuti sulle pareti riflettenti del locale; signore di mezza età che ballano in piccionaia e ragazzine urlanti che si abbracciano estatiche in mezzo a gente tranquilla (cit.) con cardigan e colletto inamidato.
C'è chi mi suggerisce con grande serietà: "Fa impressione notare quanto i Subsonica siano trasversali". Ed io cado dal pero, mi pare di assimilare il concetto solo in questo momento, dopo tanti anni di ascolto e dopo aver assistito a quasi tutti i loro concerti in zona. Ho sempre pensato che, sì, i cinque fossero un bell'esempio di eterogeneità musicale. Ma solo in questa cornice colgo in maniera tangibile la pluralità dei messaggi che sono in grado di trasmettere.
Non a caso, la scaletta della serata è nettamente divisa in due tranches: la prima non mostra spigoli particolari, fila liscia, piacevolmente tirata.
Samuel stringe le mani dei ragazzi in prima fila su Dentro i miei vuoti (stupendo intermezzo di romantica urbanità), concedendo l'unico, vero momento di calma, nel macello generale del concerto.
Picco da brivido con Veleno, tratto dal loro più recente lavoro in studio, L'ultima eclissi, e con l'ultimo singolo, Il vento, in cui l'elettronica riesce a sposarsi con la chitarra acustica di Samuel e quella a doppio manico di Max Casacci, per creare un brano di inusitata ed ansiotica piacevolezza.

La seconda parte della serata vira radicalmente: dopo una breve pausa, i ragazzi tornano sul palco con una nuova divisa. Boosta ha abbandonato una stilosa maglietta verde militare a favore di una camicia bicolore che sembra uscita dalle piste di bowling de Il grande Lebowski. Idem per i restanti quattro, a mio parere perfino divertiti dalla strana situazione che sta per sbocciare.
Inizia, infatti, il rave party: un inedito arrangiamento per Il mio dj, e poi La glaciazione, Nuvole rapide, Discolabirinto, Ali scure, Nuova ossessione.
Samuel incita continuamente il pubblico: "Sentilo! Sù le mani!", grida in continuazione, saltellando senza posa. Un po' sbilanciata, mi domando quandocomedove sia finita al Cocoricò. Vicio e il Ninja continuano a battere il tempo, ma la techno sembra essersi impossessata del palco. Prima della chiusura, con L'ultima risposta, sorridente e divertito Samuel esclama: "Siamo tamarri, eh?". Già. I Subsonica sono anche zarri. Ma ci sanno fare: sono grezzi d'alto bordo, sanno il fatto loro e possono perfino permettersi di esagerare, premendo l'acceleratore su uno degli aspetti più commerciali della loro produzione.

La partita non è ancora chiusa, però. Sulle ultime note trionfali della storica Up patriots to arm di Battiato, Casacci il Saggio prende la parola e, ribadendo il noto interesse del gruppo per gli accadimenti sociali che li circondano, sposta l'attenzione sul G8 del 2001 e sulla sentenza relativa ai fatti della Diaz di pochi giorni fa: Preso blu è da sempre la loro canzone più adatta ad esprimere l'indignazione di chi nella giustizia crede sul serio e la vergogna che chi di dovere dovrebbe provare nell'assistere a nefandezze che la minano irrimediabilmente. «È inutile farci la guerra tra noi - dice Max- Sarebbe una guerra tra poveri. Chi ha il potere di cambiare lo stato delle cose dovrebbe farlo».

Al termine del brano, i cinque scompaiono in fretta dal palco, ma l'aria intorno continua a vibrare.
Techno-follemente, direi.

 
 
 
 
 
 
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