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De André: Genova celebra il suo poeta

 
Dal 31 dicembre la mostra a Palazzo Ducale. A 10 anni dalla morte, anticipazioni e ricordi di Pepimorgia. Aspettando Win Wenders
 
   

     
17 novembre 2008
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mentelocale di
Luca
Giarola
   
Fabrizio De André
Fabrizio De André
 
I visitatori della mostra Lucio Fontana luce e colore possono acquistare in abbinata ad un prezzo scontato il biglietto della mostra su Fabrizio De Andrè: il biglietto cumulativo che comprende l'ingresso alle due mostre costa infatti 10 Eu in invece che 16 Eu.

Fabrizio De André se n'è andato l'11 gennaio 1999. Sono rimasti però, nel cuore e nella testa di molti, tutti i suoi personaggi, le sue storie tristi, le sue riflessioni in musica. Un universo letterario e musicale destinato a sopravvivere nel tempo.
Quel celebre verso di Via del Campo, per esempio, quel Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior, è una frase senza più confini: neppure la targa che ora la ricorda a tutti quelli che passano, appunto, in via del Campo la trattiene nella roccia. Tutti la conoscono, tutti la ricordano e sanno che racchiude in sè tutta la filosofia di Faber, la sua apertura mentale, la sua innocenza, la sua bontà.

A dieci anni della scomparsa, Genova rende omaggio al suo poeta attraverso una mostra interattiva organizzata dalla Fondazione De André in collaborazione con la Fondazione della Cultura di Genova. L'inaugurazione è fissata per mercoledì 31 dicembre 2008, la sera di Capodanno, presso il Munizioniere di Palazzo Ducale, con durata - salvo possibili proroghe - fino a maggio 2009.

Ci siamo fatti dare qualche anticipazione da Pepimorgia, direttore artistico del Comune di Sanremo e curatore della mostra al Ducale: già in occasione della Fiera del Libro Musicale di Sanremo (giugno 2008) Pepimorgia ci aveva anticipato che quello era il primo degli eventi in onore di De André, nel decennale della morte. Uno dei prossimi, aggiunge ora, potrebbe essere una grande produzione internazionale: «il regista Wim Wenders, da sempre fan di Fabrizio e soprattutto di Crêuza de mä, si è reso disponibile a fare un film sulla sua vita (da non perdere, l'intervista al regista tedesco contenuta nel dvd documentario Effedia - Sulla mia cattiva strada, ndr): potrebbe essere una buona occasione per capire che De André non è solo un patrimonio italiano, ma internazionale».

Ma veniamo alla mostra allestita a Palazzo Ducale. «Ci saranno quattro grandi stanze dedicate ai diversi momenti della carriera di Fabrizio» spiega Pepimorgia: «sarà molto interattiva e il pubblico potrà interagire attraverso diverse postazioni multimediali». All'allestimento, infatti, collabora Studio Azzurro, uno dei più importanti gruppi internazionali di videoarte.
La parte curata da Pepimorgia riguarda i set teatrali delle tournée di De André. «Verranno riprodotte le scenografie più importanti dei suoi concerti» rivela, «con tanto di cimeli, spartiti, chitarre, tutti pezzi originali». Ma non solo: ci sarà una parte dedicata ai libri (curata da Vittorio Bo), una sezione fotografica (a cura di Guido Harari, che ha da poco pubblicato con Franz Di Cioccio il volume Evaporati in una nuvola rock) e una zona riservata ai video (a cura di Vincenzo Mollica).
«Non mancano infine gli eventi collaterali: spettacoli teatrali, musicali, performance artistiche e mostre» aggiunge Pepimorgia. C'è da aspettarsi un evento tipo l'ormai storico concerto-tributo al Carlo Felice del 12 marzo 2000 (parteciparono artisti del calibro di Vasco, Zucchero, Battiato, Paoli, Celentano, Vanoni, Jovanotti e tanti altri)? «L'intenzione c'è» rivela, «ma stiamo cercando di valutare l'aspetto economico».

Pepimorgia e Fabrizio De André hanno vissuto a stretto contatto per molti anni. «Mi considerava un po' come un fratello minore» racconta il curatore della mostra: «credo che fosse il 1968 quando ci siamo conosciuti, prima che Fabrizio tenesse il suo primo concerto alla Bussola, in Versilia. Io avevo già fatto diverse esperienze in Inghilterra, e lui mi chiamò per chiedermi dei consigli su come impostare il concerto. Era il periodo in cui abitava in corso Italia, insieme a Puni (la prima moglie, ndr) e il piccolo Cristiano».
Da quel primo incontro la loro strada non si è più separata. Pepimorgia ha seguito da vicino tutte le tournée di Faber, ne ha conosciuto da vicino l'aspetto professionale e soprattutto quello umano: «era una persona gioiosa, si divertiva, a volte faceva il pagliaccione - nel senso buono, ovviamente» ricorda. Ma era anche molto preciso: «con gli anni, si rese conto di essere un professionista e a comportarsi come tale. Smise di fumare sul palco, per esempio, e dopo i concerti era sempre arrabbiato perché qualche piccola cosa non aveva funzionato. Era davvero maniacale in questo». Ma c'è da ricordare anche la sua enorme disponibilità con i fan: «gli piaceva il contatto con la gente, non se la tirava e nei camerini riceveva tutti quelli che volevano chiedergli un autografo. Anche se spesso non capiva che valore potesse avere per loro».

Gli artisti con cui Pepimorgia ha collaborato non si contano. «Nessuno però mi ha mai dato le emozioni che mi dava Fabrizio» confessa oggi: «non riesco ancora a pensare che sia scomparso: da allora cerco di non ascoltare la sua musica o guardare le sue immagini, mi fa troppo male». E mentre lo dice, ha lo sguardo basso e pensieroso, un po' come quello di Faber.

 
 
 
 
 
 
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