da Nemmeno un’allegoria
Tra l’ascensore e la funicolare
si apriva lo squarcio di mare
l’azzurro smagliante, l’abbaglio.
Nei discorsi pioveva
Celia la filippina,
il microclima di Oban,
gli affreschi di Piero,
la spiaggia del Forte
(“è sempre la stessa?” chiedeva),
ancora ignara io,
forse lei, della morte
suicida omicida astrale
nel tempo a venire
(immobile e nel fluire)
d’altri e mia e della sua,
spiovuta in piazza Campetto
tra un Natale e un cielo perfetto
per sempre nelle straducole
senza mai più ebrietudine.
“Abito a Caricamento”
aveva detto tutta la vita
“ma è luminoso, sa?”
ironica sprezzatura
tra barocco e odor di frittura.
“Il centro storico, vede,
Genova è così luminosa!”
E liquidava col gesto
come a prometter mimosa
lo stretto lo scuro lo sporco
contro la leggerezza ariosa.
Perché? le Fontane Marose
(è così semplice, no?)
non scorrono e non sanno di rose?
Noblesse oblige -
dicevamo,
ma così sottotono
che nemmeno la notavamo.
Nada Pesetti