Ci voleva. Non che quanto scritto ad oggi sul fenomeno “Area” sia poco soddisfacente. Anzi, la letteratura in proposito (Chianura e Coduto) è d’indubbia qualità e di manifesta competenza. Però, quando capita che lo scrittore coincida con il musicista, è tutta un’altra storia.
Così Patrizio Fariselli, tastierista e fondatore degli Area, ha deciso di raccogliere i propri ricordi e riflessioni in uno snello, nonché qualitativamente poderoso, volume dal significativo titolo, Storie Elettriche (Auditorium Edizioni, 2008, 12,50 Eu); perché «elettrificata è stata la mia generazione di musicisti», quindi tutto un fluire di appassionati e appassionanti flash narrativi sugli anni Settanta, con sporadiche digressioni relative a successive esperienze.
Non si pensi ad una seriosa biografia musicale dai contorni autocelebrativi e nostalgici. Meno che mai, perché Fariselli ha l’arma migliore dell’incisiva penna sottile, l’ironia. La prosa corre e scorre, si sfila al cospetto dei nostri occhi grazie ad una vivacità aneddotica coerente con lo spirito random della pubblicazione e con la gioviale colloquialità dell’autore. Certo: lo si può leggere dall’inizio alla fine, ma la struttura per ristretti capitoli monografici consente anche un approccio molto più libero. E Fariselli ricrea le vicende degli Area con un passo smitizzante che, paradossalmente, rafforza la leggenda insita nelle loro composizioni e nelle forti personalità musicali. C’è misura anche nel racconto degli episodi assurdi e demenziali; ma dietro al paravento di un sorriso mai troppo ostentato, vivono quei sostanziali avvenimenti che, proprio grazie agli Area, hanno generato l’ampio spazio creativo in bilico tra rock, jazz, repertorio contemporaneo e musica etnica.
La cinghia di trasmissione narrativa transita attraverso refusi e rivoluzioni onomastiche su Stratos, tecnici del suono come idraulici, Tofani e il suo synth in valigetta, giarrettiere dei Gentle Giant, partite a calciobalilla a Londra, un allucinante trip dal Metro a Parco Lambro, ventimila a Lisbona, un digiuno forzato a Cuba, cani nei dischi, l’organo di Brian Auger, le colombe di Are(a)zione, la fraterna amicizia con Alessandro Benvenuti, una strana apparizione dei Rockets… E, sullo sfondo, Milano, Parma e, soprattutto, tanta felliniana Romagna.
Formidabili quegli anni in cui «il pubblico rumoreggiava dividendosi tra chi voleva ascoltare e chi ci voleva morti», quando il complesso attaccava con Lobotomia o Caos… Uno zibaldone di oltre 180 pagine che potrebbe indurre assuefazione discografica per tutta l’opera omnia degli Area.