Buddha significa “risvegliato”, diventare Buddha vuol dire acquisire consapevolezza di sé. Il buddismo è iniziato nel momento in cui un “risvegliato” ha deciso di comunicare la propria esperienza agli altri. Ciò è avvenuto intorno al VI-V sec. a.C. All’inizio Buddha non aveva immagine, ma poi i seguaci di questa filosofia hanno capito l’importanza di dare una forma, un corpo, un volto, per aumentarne l’attrattività. È cominciato così il lungo viaggio dell’iconografia buddista, che oggi trova spazio in una mostra curata dal Celso, Istituto di Studi Orientali di Genova.
La mostra Imago Buddha inaugura sabato 29 novembre 2008 presso la Loggia degli Abati di Palazzo Ducale a Genova, e resterà visibile fino al 18 gennaio 2009. Due anni di lavoro, opere che provengono da molti paesi dell’estremo oriente (Giappone, Corea, Cina, Thailandia e altri) il solito infaticabile lavoro di Alberto de Simone ed Emanuela Pinella, che dopo aver proposto un lungo ciclo sulla cultura e l’arte cinese, sempre a Palazzo Ducale, si addentrano nell’arte del buddismo.
Capire l’evoluzione della figura di Buddha, significa inevitabilmente capire l’intricato intreccio di culture che ha trovato casa lungo la via della Seta. La prima immagine di Buddha, infatti, nasce nell’area del Gandhara - al confine tra Pakistan e Afghanistan - ed è opera di un casta di scultori che discende dai coloni di Alessandro Magno, e che quindi si rifà ad una tradizione artistica greco ellenistica. «La prima figura di Buddha - dice Alberto - non è altro che un Apollo rivisitato».
È qui che inizia l’espansione del messaggio buddista, che raggiungerà nei secoli gran parte dell’Asia. Un altro passaggio importante è l’inserimento di simboli provenienti dalla cultura indiana, verso la metà del quarto secolo. «A questo punto il fulcro del canone iconografico del Buddha è definito», prosegue il curatore.
Dottrina e filosofia nel buddhismo sono uniti. Le statue sono veicoli per simboli e messaggi filosofici, oltre che devozionali. Così spiega De Simone: «Quattro tra i maggiori simboli nell'iconografia del Buddha sono il cosiddetto "terzo occhio", che significa consapevolezza profonda, le orecchie allungate, che indicano la propensione a condividere con altri ciò che si ha, le tre pieghe sul collo, ovvero "i tre gioielli" Buddha, Dharma (dottrina) e Sangha (comunità), infine la protuberanza sul cranio, che significa l'illuminazione raggiunta»
In esposizione tanti buddha, di varia provenienza, ma anche oggetti di culto, un sala dedicata al giardino Zen e una sezione speciale intitolata Statue di Buddha nella terra di Yamato, ovvero il Giappone, con grandi immagini in bianco e nero. In video viene mostrato ciò che non è possibile portare al Ducale per questioni di dimensioni, le architetture. Ma anche ciò che non c'è più: in uno dei filmati, infatti, è mostrata la distruzione dei giganteschi Buddha di Bamiyan, in Iran, nel 2001 ad opera dei Talebani
Accanto ai materiali originali, ci saranno installazioni di arte contemporanea ispirate ai temi della mostra. Inoltre sono previsti vari eventi collaterali, una quindicina di seminari, la presentazione di un libro, incontri didattici.