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Chromatic Tunes - MSM
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Treviso in rock: due nuove uscite

 
Stessa città, stesso genere, stessa etichetta. In arrivo gli album di Aphelion e Magnetic Sound Machine. Dalla nostra community
 
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Genova, 2 dicembre 2008
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di Riccardo Storti
   

Ultime novità dalla label indipendente e “alternative” Lizard. Questa settimana vi presentiamo l’esordio degli Aphelion e il bis dei giovanissimi Magnetic Sound Machine. Due album esclusivamente strumentali per due band di Treviso e dintorni.

Aphelion. Non è la prima volta che, nel progressive italiano, si ricorra al lessico astronomico per battezzare una band. Già nel 1971 ci pensarono i Perigeo. Dopo oltre 35 anni, quattro musicisti veneti, appassionati di variabili “fusioni” sonore, si spostano (onomasticamente) nel punto di massima distanza dal Sole.
Ora, al di là di simili questioni, lontane dal sole e dalla musica, i nostri hanno dato alle stampe Franticode, complesso lavoro di alta qualità tecnica.
Va subito sottolineato come questo CD sia il risultato di una controllata contaminazione tra elementi di eterogenea provenienza. Quanto gli Aphelion amino i King Crimson più ostici, lo si apprende già dalle prime note dell’opener Harcoloubus; l’affinità (s)elettiva, poi, marca il passo in ulteriori episodi (Clouds Over Tharsis e Primordial Crossbreeding). Le influenze si sedimentano: talvolta sono riconducibili alla PFM di Stati di immaginazione oppure – spostandoci a ritroso – capita di ritrovare gemme “archeosoniche” di quell’ardita rarità che fu Pictures degli Island.

Passato e presente si mescolano in Hybris e in Dreaming In Franticode: da queste parti pare di udire i Dream Theatre a lezione dal Banco (soprattutto grazie al pianismo di Bertoni). Ottimi i fraseggi chitarristici di Matteo Gasparin (tra Holdsworth e Petrucci) e gli smarcamenti solistici di Sebastiano Pozzon, bassista dall’eclettico guizzo alla Tony Levin. Millimetrica la ritmica di Enrico Pintonello. Complessivamente Franticode non si accontenta di un “semplice” ascolto: vi vuole attenti, ma ne vale la pena. E, se sentiste un po’ di freddo, infilatevi un maglione. Basta poco per apprezzarlo, in fondo...

Jazz Rock più classico, quello dei Magnetic Sound Machine. Il loro Chromatic Tunes spazia nell’ampia gamma di tonalità già care ai Soft Machine (Free #2), Nucleus, Perigeo (Bubble Trouble), Mahavishnu Orchestra (Walking In The Sun) e Napoli Centrale (Chromatic Tunes e Freak is Back). Il gesto fiatistico del sassofonista Andrea Massarotto ricorda quello di Mel Collins dei King Crimson e dei Camel (So Fusion). Pregevole la pulizia riverberata della chitarra di Giacomo Girotto e il pianismo liquido di Alessandro Caldato (al Fender Rhodes e all’acustico). Sezione ritmica collaudata con Stefano Volpato al basso (tecnica quasi “enciclopedica” per varietà di stile nella microsuite Bubble Trouble) e Riccardo Pestrin alla batteria.

Ma c’è qualcosa che va ben oltre, più da assaporare, che non da approfondire. Assimilazioni neoprog (Blue Sensation), deviazioni latineggianti easy listening (Acoustic Image), sollazzi psichedelici lounge per Hammond e riffoni hard (Space-Mazz). Perfetta chiusura e mirabile sintesi nella variazione finale di Bubble Trouble: non proprio una “reprise”, bensì un’espansa bonus track di oltre 14 minuti. Freschezza in sala d’incisione e nelle nostre stanze appena sguinzagliamo il play del nostro lettore CD…
Difetti? Uno, ma non musicale. Ragazzi, ma perché avete scritto i titoli delle composizioni in giallo, corpo 4, su sfondo verde bacello? Va bene che per ascoltarvi “ci vuole orecchio”, ma anche l’occhio “vuole la sua parte” e si è lamentato parecchio, mentre i padiglioni se la godevano…

 
 
 
 
 
 
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