Ha 22 anni e da quattro vive, studia e lavora a Genova. Viene da Elbasan, una delle più grandi città dell’Albania, crocevia storico sul percorso che un tempo collegava la via Appia a Durazzo e poi a Costantinopoli. Si chiama Abla Berberi ed è un’aspirante medico. Inizia con lei una serie di ritratti attraverso i quali mentelocale.it cercherà di capire chi sono gli studenti stranieri iscritti all'Università di Genova. Cosa studiano, perché sono qui, ma anche cosa fanno la sera, che luoghi frequentano, cosa pensano dell'Italia. Robe così, insomma.
Abla accetta subito di fare l'intervista. Prendiamo appuntamento. Quando viene a trovarci in redazione le chiedo di parlarmi un po' di lei. «Frequento il quarto anno di Medicina - dice - nel tempo libero, oltre a studiare, vado a teatro, a nuotare, ogni tanto esco la sera. Mi piace leggere libri di psicologia e anche romanzi». Ok, ok, con calma. Perché hai scelto l'Italia per i tuoi studi? «Ci sono più aspettative per il lavoro. Sia che un giorno torni in Albania, sia che vada da qualche altra parte, sarà più facile». E Genova? «Mah, a dire la verità un po' per caso. All'inizio ero indecisa se fare psicologia o lingue. Poi ho cambiato strada. Mi piaceva l'idea di andare a Lucca, ma qui c'è il mare». Come molti altri studenti, Abla usufruisce degli alloggi messi a disposizione dall'Arssu (Agenzia regionale per i servizi scolastici e universitari).
Come il 70% delle famiglie albanesi, anche quella di Abla è musulmana, ma il loro approccio alla religione è molto più laico che in altri stati: «beh, sì, è normale se pensiamo che nei 50 anni in cui il comunismo ha governato il nostro paese non si poteva credere in Dio...». Hai trovato difficoltà ad inserirti? «All'inizio è stata un po' dura, ma non a causa della religione. I genovesi non sono tanto aperti. Certo, sempre più dei miei amici tedeschi».
Hai mai sentito parlare dell'Onda? Cosa ne pensi della protesta degli studenti contro l'attuale Ministro dell'Istruzione? «Sì, ho sentito, ma non ne so molto perché proprio in quel periodo ero a casa». Vedo che glissa proprio, lascio perdere. Chi frequenti a Genova? «Un po' tutti: ragazzi italiani e stranieri che studiano Ingegneria, Medicina, Economia». E la sera? «Ogni tanto esco, vado in piazza delle Erbe».
In Italia, quando si parla di albanesi, non è per raccontare storie come le tue. Forse è anche colpa dei media, che tirano sempre in ballo la criminalità. Tu cosa ne pensi? «In certi casi gli italiani hanno ragione ad arrabbiarsi, ma non si può generalizzare. Comunque qui non si conosce abbastanza la nostra cultura, che è fatta di valori forti: storia, tradizione, gastronomia...». Ferma lì, apriamo il capitolo cibo: «nella mia città, ad esempio, fanno un dolce tipico; si chiama Ballakume e viene mangiato in occasione di una grande festa pagana che celebriamo il 14 marzo: la festa dell'estate». E del cibo italiano cosa ti piace? «Il pesto! Favoloso. E le lasagne, la pasta. La nostra cucina è abbastanza diversa, un miscuglio di tradizioni, da quella turca e quella greca. Ci sono tanti kebab...». Oh, quelli ci sono anche qui.
Che farai una volta finita l'Università? «Intanto ho ancora due anni e dopo c'è la specializzazione. Poi si vedrà». Magari il medico qui: «l'intenzione è quella di tornare, ma non si sa mai».