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Genova. I caruggi
© foto: www.globeholidays.net  -  Genova. I caruggi
 

Un iraniano tra i caruggi

 
Ha 24 anni, adora Bocelli e studia farmacia a Genova. Ecco come č cambiata la sua vita. Proseguono le nostre interviste a studenti stranieri
 
   

     
Genova, 14 dicembre 2008
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di
Daniele
Miggino
   

Prosegue il viaggio di mentelocale.it tra gli studenti stranieri che hanno deciso di venire a studiare a Genova. Dopo l’intervista ad Abla Berberi, giovanne albanese che sogna di diventare medico, è la volta di un ragazzo iraniano che vive nel capoluogo ligure da circa tre anni e studia per diventare farmacista.
Fathollah è ancora molto giovane (ha 24 anni) ma è già sposato con una ragazza iraniana che studia a Teheran. Dice che ha imparato a parlare italiano grazie alle canzoni di Andrea Bocelli, il suo cantante preferito insieme a Pavarotti. D’altra parte, la musica è un po’ il suo pane: suona il pianoforte e altri strumenti tradizionali: «per un certo periodo ho suonato abbastanza seriamente, scrivevo musiche per spettacoli teatrali», dice. Questo prima di partire.

Perché hai deciso di venire a studiare in Italia? «Ho studiato per un po' contabilità in Iran, ma non era la mia materia preferita. Il fatto è che lì non puoi decidere quale facoltà fare come qui. Prima di iscriverti all’università fai un esame e, in base al voto che prendi, ti danno un ventaglio di possibilità tra cui scegliere. In quel periodo mio padre stava lavorando a Genova. È capitata l’occasione di venire e l'ho colta». Non prima di aver fatto il servizio militare (poco meno di due anni), obbligatorio per ottenere il passaporto.

Come ti sei trovato in Italia? «Bene, anche se non me l'aspettavo così. Sai, guadando la TV italiana laggiù, vedevo solo le grandi città - Milano, Roma - il lato sfarzoso. Dal vivo è diverso». Non è l’unica cosa che distingue i due paesi: «parlo di economia, perché un pochino me ne intendo. Oggi in Iran c’è una situazione economica non facile. Senza petrolio il paese non potrebbe andare avanti. D’altra parte, l’economia è libera ed è facile per i più svelti fare grossi business. Alcuni sono diventati ricchi nel giro di due o tre anni». Come? «Ti faccio un esempio. In Europa c’è stabilità: tu sai che questa penna (una Bic, n.d.r.) tra qualche mese o tra un anno costerà più o meno uguale. Nel mio paese so già che questa penna domani costerà di più. Il commercio dà grosse possibilità».

Hai avuto problemi qui? «Solo una volta, mentre stavo cercando casa insieme ad alcuni amici. Un proprietario ha cercato di truffarci. Abbiamo dovuto persino chiamare la Polizia, che ha sistemato tutto». Oggi Fathollah ha ricevuto un alloggio dell’Arssu, l’agenzia regionale per i servizi scolastici e universitari. Frequenta soprattutto i suoi compaesani, conosce circa una cinquantina di iraniani a Genova, e studenti stranieri di altre nazionalità: «ma anche qualche studente italiano della mia facoltà», dice. Cosa fai nel tempo libero? «Mi piace il nuoto, negli ultimi tempi anche un po’ il body building. Con gli amici capita di celebrare le nostre festività culturali». Tipo? «Ce ne sono alcune: Ialda, per esempio, è la notte più lunga dell’anno. Oppure il primo giorno di primavera, che è anche il nostro Capodanno. E poi il 13° giorno di primavera, ovvero il giorno della natura».

Come hai trovato la nostra università? «È un buon sistema d’insegnamento - dice - e da quello che ho potuto vedere, ogni studente prende il voto che si merita». Sai nulla dell’Onda, il movimento di protesta contro la riforma del sistema scolastico e universitario italiano? «So che c’è, ma non molto di più».
Cosa farai dopo l’università? «Si vedrà. Sicuramente deciderò insieme a mia moglie, con cui voglio riunirmi. Ora ci vediamo due volte all’anno, quando torno in Iran».

 
 
 
 
 
 
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