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Mostra Fabrizio De Andrč a Genova 5
© foto: Michele Lepera  -  Mostra Fabrizio De Andrè a Genova
 
             
 

De Andrč: apre la mostra al Ducale

 
Inaugurata l'esposizione dedicata al cantautore genovese. Multimediale, interattiva, emozionante. C'era anche Dori Ghezzi. Le interviste
 
   

     
30 dicembre 2008
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mentelocale di
Francesca
Baroncelli
   

«Fabrizio considerava Genova come la sua mamma. Oggi più che mai sento forte l’abbraccio di questa mamma al suo figlio prediletto». Dori Ghezzi saluta così la mostra Fabrizio De Andrè, che rende omaggio al grande musicista scomparso dieci anni fa. La vita, la musica, le esperienze, le passioni, il pensiero.
Un viaggio che inizia martedì 30 dicembre 2008 (l’inaugurazione della mostra è fissata per le 17.30) al Sottoporticato di Palazzo Ducale e che si concluderà il 3 maggio 2009.
Organizzata da Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura e dalla Fondazione Fabrizio De Andrè onlus, la mostra è davvero unica nel suo genere: «più che una celebrazione è un racconto narrato dall’artista stesso», spiega Vincenzo Mollica, che ha curato l’esposizione assieme a Vittorio Bo, Guido Harari e Pepi Morgia, «Fabrizio è con noi grazie a quello che ci ha lasciato. Spero che la mostra giri tutta l’Italia, e magari anche all’estero».

Studio Azzurro, uno dei più importanti gruppi internazionali di videoarte, ha progettato una mostra fatta di narrazioni multimediali e virtuali. Grazie all’interattività i visitatori possono guardare, approfondire, soddisfare le proprie curiosità sull’artista e sull’uomo. Ci sono i documenti – addirittura una vecchia pagella di Faber - e le proiezioni che ricordano i suoi interventi televisivi: un lavoro realizzato minuziosamente, che ha portato in mostra cinque ore di documenti.
«È bello riscoprire la sensibilità e l’umanità di Fabrizio attraverso la tecnologia», commenta Dori Ghezzi, «abbiamo voluto sottolineare un aspetto di Fabrizio che spesso viene dimenticato: l’ironia e la leggerezza, quella che ha usato interpretando la sua Don Raffaè».
«Questa mostra è un prolungato abbraccio a De Andrè da parte di chi gli ha voluto bene», spiega Luca Borzani, presidente della Fondazione per la Cultura, «questa mostra, così come quella dedicata a Lucio Fontana, resterà aperta anche la notte del 31 dicembre fino alle tre del mattino».

«Ricordo ancora il grande concerto che nel 2001, al Carlo Felice, rese omaggio a Fabrizio», aggiunge la Sindaca Marta Vincenzi, «oggi ricordiamo De Andrè in modo più maturo. Con Fabrizio chiudiamo il 2008, l’anno che Genova ha dedicato ai diritti: proprio quelli che erano tanto cari a Faber».
Guido Harari ha spiegato la scelta del multimediale: «è un linguaggio attuale che ci ha permesso di descrivere al meglio Fabrizio come uomo di pensiero. Ed è un modo per avvicinare quei giovani che lo conoscono poco». La musica di De Andrè continua ad affascinare anche i ventenni di oggi: «il suo è un linguaggio che attraversa le generazioni», commenta Claudio Burlando.

L’amicizia tra Harari e Faber è durata vent’anni: «non ho mai dovuto rincorrerlo, come si fa con gli artisti famosi. Lui c’era sempre; riusciva a parlare delle cose più complesse nel modo più accessibile ed era attento ai problemi del suo tempo. Di lui mi manca la coscienza civile. E la sua lingua allenata al vaffanculo».
«Conobbi De Andrè quando ero ancora un liceale, e i suoi testi mi fecero capire la vita», ricorda Mollica, «dell’uomo ricordo la cortesia, la simpatia sfrenata e la capacità di ascoltare gli altri. E poi come diceva belin lui, non lo diceva nessuno».

In mostra, da non perdere, alcune scenografie originali delle sue tournée. Come i tarocchi giganti, accompagnati da mega schermi dove carte animate interpretano i brani più famosi del cantautore. E ancora, le postazioni multimediali permanenti e i tavoli touch screen per approfondire virtualmente e visivamente i testi di Faber attraverso gli spartiti originali.
«Se non fosse nato a Genova, Fabrizio non sarebbe stato lo stesso», conclude Dori Ghezzi, «questa città gli ha insegnato a convivere con altre etnie e religioni. Lui ha sempre reagito a ciò che non gli andava giù in modo imprevedibile: non usava i muscoli ma la testa, i sentimenti e la parola. Questa mostra è un modo per riconsegnare Fabrizio al futuro».

 
 
 
 
 
 
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