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© foto: www.andreapompilio.com
 

Casino Royale ancora in pista

 
La ballotta milanese rilegge i propri successi in chiave reggae. Un'ora e mezza di musica a Sestri Levante: tra il pubblico tanti giovani
 
   

     
Sestri Levante, 19 gennaio 2009
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di Stefania Pilu (Teardrop)
   

Nel caso in cui qualcuno non se ne fosse accorto, sappiate che i Casino Royale sono di nuovo in giro.
Dal 2006, si sono rimessi seriamente in gioco e, qualche mese fa, sono riapparsi sul mercato discografico con l'atipico greatest hits Royale Rockers - The reggae sessions, attraverso cui la ballotta milanese ha completamente rivisitato il proprio glorioso repertorio 90's, tornando alle fascinazioni dei primissimi lavori orientati allo ska e, per l'appunto, al reggae.
Nel frattempo, l'orecchio del pubblico italiano si è abituato alle contaminazioni metro-dub e trip-hop che hanno da sempre contraddistinto la loro musica e, forse, le loro sonorità non costituiscono più una novità all'interno del panorama musicale nostrano, grazie anche ad artisti come i Subsonica che, indubbiamente, hanno un consistente debito formativo nei confronti dei Casino Royale: però, Alioscia e soci sanno il fatto loro, sono abili mestieranti che hanno il reggae nel sangue e che, perciò, sanno manipolarlo con sapienza e professionalità, sfruttando in maniera estremamente versatile tutte le variabili sul tema.

Gli accordi offerti dal genere sono oggettivamente limitati, ma i CR sanno costruirvi attorno fortezze di suoni e -soprattutto- di parole mature e puntualmente originali: fin dagli esordi avvenuti nell'ormai lontano 1987, il risultato dei loro esperimenti é sempre stato quello di un ibrido in cui le atmosfere cupe e metalliche delle metropoli entrano in acceso e positivo contrasto con il languore e la polvere del roots reggae.

Così, dopo la data a Villa Serra di questa estate, i Casino Royale hanno fatto nuovamente tappa in Liguria, sabato 17 gennaio, in quel del MEP di Sestri Levante, davanti a un pubblico quantitativamente contenuto, ma estremamente partecipe e pronto a muovere al ritmo giusto teste e piedi.
I nuovi arrangiamenti di classici come Cose difficili e Sempre più vicino possono aver spiazzato chi da loro si aspettava accordi hip hop o fortemente elettronici o ritmi ben più incalzanti, come in CRX, ma non bisogna dimenticare che anche in questi brani, in maniera latente, hanno sempre sonnecchiato percussioni esotiche e totemici bassi.
Un'operazione di questo genere è utile ed interessante per diversi motivi: richiama la vecchia guardia all'appello con inedite tentazioni e cattura l'attenzione delle nuove leve, proponendo argomenti musicali a loro familiari. Non a caso, ho scorto tra il pubblico alcuni ragazzini che, all'epoca di Dainamaita, non avevano ancora emesso neppure un vagito.

I testi sono il punto di forza dei CR: nonostante gli anni, le parole dei loro brani mantengono intatto il loro cinico disincanto. Protect me, Lassopra qualcuno ti ama,Treno per Babylon, Suona ancora sanno di pomeriggi piovosi trascorsi in solitaria, macerandosi i neuroni dietro a sterili ma comuni paranoie.
Un'ora e mezza di musica, qualche divertita cappella sul consistente carico di parole da gestire e chiusura in crescendo col trittico Cosmic sound, Anno zero e Royale sound, in cui la veemenza black si esprime una volta per tutte, tra le deliranti tastiere di Michele Ranauro ed il basso potentissimo di Alessio Manna.
Una bella conferma, quella della storica formazione meneghina: lo so che perso un Giuliano (Palma) non se ne fa un altro, ma il loro è quel che si può dire un buon esempio di "domani é un altro giorno".

 
 
 
 
 
 
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