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«Caro Faber, sono riusciti a cambiarci»

 
«Una volta urlavamo contro il potere. Oggi De Andrè si sente anche al supermercato». Da poeta dei vinti a eroe di tutti. Dalla community
 
   

     
Genova, 21 gennaio 2009
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di Mauro Paolucci
   
Dori Ghezzi e Fabrizio De Andrè
Dori Ghezzi e Fabrizio De Andrè
 
La mostra
Martedì 30 dicembre 2008 ha inaugurato nel Sottoporticato di Palazzo Ducale la mostra dedicata al decennale della morte di Fabrizio De Andrè, che si concluderà il 3 maggio 2009. Organizzata da Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura e dalla Fondazione Fabrizio De Andrè onlus, la mostra ripercorre la vita, la musica, le esperienze, le passioni, il pensiero del cantautore genovese.

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Sono responsabile della Mediateca della Biblioteca De Amicis, nel Porto Antico di Genova. Mi permetto condividere qualche osservazione su Faber per me assolutamente... irrefrenabile! Grazie per l'ascolto.

Anch'io ho conosciuto, amato e amo Fabrizio De Andrè. Ma sento dentro di me che devo dire cose forse polemiche su questo decennale, sulla mostra, le manifestazioni, ecc. Ho 51 anni, nato a Genova, la musica e le poesie di Fabrizio mi sono cresciute dentro e come ogni cosa appresa da ragazzi diventa "te" e parte delle tue scelte successive. Io "sconto" De Andrè.
Mio padre criticava aspramente che io, figlio quattordicenne, oscurassi la mia serena idiozia con storie intrise di sangue, lutto, cinismo, passione, rivolta, anarchia, solidarietà. De Andrè come senso intimo, dentro me stesso e nella vita.

Poi il genovese è pure Tenco, non sballa, vive di spiagge gelate, vicoli stretti, gioie private poco condivise ma intensissime quanto fugaci. Eccoci qua noi tutti che a casa abbiamo ancora Volume terzo nel tondo blu notte. Sono riusciti a cambiarci, eccome. Adesso riusciamo a glorificarti in piazza, illuminarti di 1000 riflettori, bla-bla-blare di te su ogni "tipo" di radio e TV. Pensa che ora ti amano tutti! Si sente Attenti al gorilla al supermercato insieme al Testamento.
I bambini non hanno fatto domande ma non è il riserbo curioso, timoroso, rispettoso d'una volta: è che siamo sordi e possono dirci «uscite di qui» oppure «ti muovi stronzo» e non "sentiamo" diverso. 

Mi ricordo, come Perec, mi ricordo tutto. E ci vedo ben impastati con il potere contro cui urlavamo, abbiamo paura di uscire e dire le cose come stanno. Mi sento piccolo e strisciante, complice di una "sinistra" democrazia. Ora posso guardare tutto il mondo da casa, sentirmi appagato, misurato, adeguato, paziente, educato, tollerante, tattico e demodè; posso andare a vedere Faber in mostra, pensare «ma guarda com'è ancor bella Dori!». 
È giusto iconizzare un morto di valore e porlo così tra i Grandi da studiare a scuola ma per favore, finiamola presto e torniamo al gusto del marcio, il nostro umido mondo, tra vicoli e puttane, così vero da uccidere. Meglio evitare gli specchi. E toglimi questa tetta dalla faccia!

 
 
 
 
 
Fabrizio De Andrè, la mostra
Palazzo Ducale, Sottoporticato, piazza Matteotti 9
www.palazzoducale.geno...
Orari d'apertura: da martedì a domenica 9-20; lunedì chiuso. La biglietteria chiude alle 19.00; Note: 31 dicembre 2008 - 3 maggio 2009

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sacubonatulauena
Non vorrei avervi frainteso... ma a parer mio vi siete disinnamorati della gente. Inequivocabilmente siete genovesi. Si stava meglio quando si stava peggio.... Non ci sono più le mezze stagioni eccetera eccetera. Eh già. E' vero!! E adesso che ci siamo lamentati, è cambiato qualcosa?? NO! Dunque? Possiamo vederla in altro modo: assaporare le belle cose, goderci quel che c'è da godere e pensare che se ora il timpano di quella persona che usa ascoltare Rihanna adesso stà scandendo una ballata di de andrè, non può essere che un bene. Aggiungerò una banalità, ma che spero vi riporti alla popolanità che trovo in faber... Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior. Vi siete convinti?
17/03/2009 22:06
Condivido pienamente la Tua opinione Mauro.
Triste in quei giorni di "ricordo collettivo" vedere persone -solite ascoltare Rihanna e similari- che si dilettano con il ritornello de "il Testamento" e di "Volta la Carta" solamente perchè "hanno un po' di ritmo".
Certa letteratura, certa arte in genere -definiamola pure "colta" se ci piace- ha avuto come unici interlocutori persone culturalmente preparate (forse la parte volgarmente intellettualoide) e persone aperte di cuore e spirito.
Questo è sbagliato?
Francamente, secondo me, no.
Non tutto è per tutti. Snob? Si.
Perchè?
De Andrè non si compiaceva forse -affettuosamente- della sua Genova snob?
Ciao a tutti
Francesco
23/01/2009 15:20
archia
Comprendo le tue ragioni, e però dissento, caro Mauro. Più che dalle ragioni, vedi, dissento dai toni: la paura, il sentirsi piccoli e striscianti, la complicità... Faber ce l'ha insegnato: si è comunque coinvolti, per il solo fatto di abitare un qualsivoglia "qui e ora". L'uomo che diventa icona, concordo con te, non va bene, tanto più se l'uomo è De Andrè, e però, io credo, il nostro umido mondo non c'è, forse non c'è mai stato. Tecnologici e asettici come siamo ormai da tempo, abbiamo perso il contatto con le cose e con la terra, per non parlare del letame, anche perchè i fiori stanno bravi bravi nelle aiuole, Mauro, o su qualche timido davanzale. Riascoltando Fabrizio sono giunta alla conclusione che il mondo che ha raccontato è tutto interiore, e che i pezzi anche più carnali non fanno che dare corpo a paure, pensieri, accenti dell'esistere. Ho come l'impressione che di concreto ci sia poco. Ed è la ragione per la quale certe cose non cambiano, non le cambia la storia e non le cambia la politica, perchè sono solide ma al tempo stesso vivono nel profondo di noi: Fabrizio le ha colte e le ha messe in salvo, io penso. Un saluto.
21/01/2009 21:13
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