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Miguel Angel Zotto e Daiana Guspero
Miguel Angel Zotto e Daiana Guspero
 

Miguel Zotto: il mago del tango a Genova

 
È stato nominato uno dei tre migliori tangueri dell'ultimo secolo. È una vera leggenda. Sabato 31 è a Palazzo Ducale. La nostra intervista
 
eventi
Venerdì 30 e sabato 31 gennaio 2009 torna a Palazzo Ducale GenovaTangoFestival, in collaborazione con "The International Association of Lions Clubs di Genova". La manifestazione Il Tango Argentino per donare la vista ha un fine benefico, a favore della Banca degli Occhi Melvin Jones. Per l'occasione, Paolina Antognetti - direttore artistico di GenovaTangoFestival - ha invitato una vera e propria stella del firmamento tanguero mondiale: Miguel Angel Zotto, che si presenta con la sua nuova ballerina Daiana Guspero.

Leggi il programma de Il Tango argentino
 
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Genova, 29 gennaio 2009
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di
Daniele
Miggino
   
 
Chi è
Il cognome originale degli avi di Miguel Angel Zotto era Zotta, cambiato da un errore di trascrizione nel registro degli immigrati Argentino. Proveniente da una famiglia di immigrati italiani in Argentina dal paesino lucano di Campomaggiore, Zotto inizia a ballare il tango con il nonno Michele Arcangelo Zotta (nato a Campomaggiore il 1º aprile 1884) e successivamente con il padre che era un attore argentino. Solo a diciassette anni inizia a studiare il tango per farne la sua professione, il suo primo maestro fu Rodolfo Dinzel che dal 1979 lo segue nella sua scuola e lo porta a ballare nelle Milongas di Buenos Aires fino al 1985. Nel 1984 inizia ad insegnare tango alla "Belgrano University" di Buenos Aires, l'anno succesivo entra nel professionismo grazie anche alla sua partecipazione al Broadway dove ha un ruolo in "Tango Argentino" di Segovia and Orezzoli, spettacolo con il quale gira il mondo. Nel 1988 fonda la "Tango x 2 Company", con la sua compagna di ballo Milena Plebs, la quale poi lascia la compagnia rendendolo unico proprietario.
Recentemente Miguel Angel Zotto è stato eletto in Argentina come uno dei tre migliori ballerini di tango del secolo, nonché "Accademico" dalla "National Tango Academy" di Buenos Aires. Miguel Angel da oltre vent'anni calca le scene dei più prestigiosi teatri internazionali con il primo e più acclamato spettacolo al mondo della Sua storica Compagnia "Tango x 2". È infatti reduce dai successi dalla tappa milanese al Teatro degli Arcimboldi dove ha intrattenuto col fiato sospeso i milanesi la notte di capodanno 2009.

Una giuria popolare lo ha nominato uno dei tre più grandi ballerini di tango dell’ultimo secolo. Da almeno vent’anni gira il mondo con i suoi spettacoli. Da quando Tango Argentino - di Segovia e Orezzoli - fece impazzire Broadway a metà degli anni Ottanta. Una cavalcata che non si è mai fermata. Balla, recita, dirige, insegna. Miguel Angel Zotto è una specie di leggenda vivente. I suoi antenati partirono da Campomaggiore, in provincia di Potenza, per arrivare a Buenos Aires. La sua famiglia è in qualche modo la storia del Tango, un’arte non triste ma nostalgica, di quella malinconia che prende gli emigranti in fuga verso una terra lontana. Lui respira tango fin dalla culla, e lo fa ancora oggi, che è il numero uno. Lo intervisto alla vigilia della sua esibizione a Genova, dove torna dopo circa dieci anni.

Come si diventa Miguel Zotto, uno dei migliori ballerini di tango del secolo?
«Io non so se sono il migliore, o uno dei migliori, come hanno detto. Sicuramente sono diverso, autentico. La mia fortuna è stata conoscere grandi maestri, che mi hanno insegnato tutto. Rodolfo Dinzel, Antonio Todaro, Pepito Avellaneda, Juan Carlos Copes, Finito, Petróleo, Virulazo, Elvira: persone straordinarie. Per questo mi sento un eletto. Quando avevo 18 anni ero l’unico ragazzo che ballava nelle Milonga di Buenos Aires. Poi ho studiato, e la seconda grande chance è stata diventare un ballerino professionista quando è tornata la democrazia in Argentina. Il mondo ha iniziato a conoscere vari aspetti della nostra cultura, tra cui il Tango».

Perché eri l’unico ragazzo che ballava il tango?
«Perché era considerato un ballo da vecchi. Una mia fidanzata di allora, quando seppe che andavo alla Milonga di disse se ero pazzo. “Nemmeno mia mamma, che è giovanile, balla più il tango”, diceva. Anche a scuola avevo vita dura. Io mettevo il tango dappertutto. È stata la mia vita fin da quando ero piccolo: in famiglia tutti ballavano, mio nonno, mio padre e mio zio. Quest'ultimo ebbe una grande influenza su di me quando ero ragazzo. Il mio primo ascolto avvenne con un suo disco di Carlos Gardel».

Hai mai pensato a cosa avresti fatto se non fossi diventato un tanguero?
«In realtà ho fatto tante cose nella vita. La mia è una famiglia di poveri emigranti, muratori e imbianchini, una famiglia numerosa. Vivevamo in una grande casa. Il tango è nato nel periodo in cui i miei bisnonni sono arrivati in Argentina. Insomma, la mia storia e quella della mia famiglia sono la storia del tango».

Che consiglio daresti a chi si avvicina al tango?
«Gli direi che non è difficile come sembra, che fa bene al cuore e alla salute. Non importa l’età, il fisico. È per tutti. Se ti trovi in un paese che non conosci, in una città in cui sei appena arrivato, e cerchi il posto dove si balla il tango, trovi subito un ambiente famigliare. Dal tango possono nascere amicizie, persino amori».

Come è successo a te.
«Sì perché il rapporto che c’è nella coppia non c’è in nessun altro ballo. È una sensazione speciale, i corpi si incastrano, tutti i sensi sono coinvolti. È meraviglioso».

Conosci Genova?
«Sì, sono venuto ormai tanti anni fa con un mio spettacolo. Ricordo tutte le serate strapiene, una bella esperienza. Così quando Paolina (Antognetti, direttore artistico di GenovaTango ndr) mi ha invitato ho detto subito sì».

Genova e Buenos Aires hanno molte cose in comune
«Certo, e poi io sono tifoso del Boca, la squadra dei Xeneizes…»

Hai un buon rapporto con l’Italia?
«Ormai sono 17 anni che vengo in Italia. Sono tornato in Basilicata, ho trovato le radici, anche del tango. Pensa che la gran parte dei protagonisti di questo mondo hanno cognomi italiani».

Progetti futuri?
«Sicuramente fare una scuola qui in Italia. Me lo chiedono da tanti anni. Ho fatto qualche piccola esperienza tanto tempo fa, a Torino e Roma, quando pochissimi conoscevano questo ballo. Ora è arrivato il momento di ricominciare».

 
 
 
 
 
 
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