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«Bus atei? In altre città con lo slogan censurato»

 
Intervista a Silvano Vergoli, responsabile dell'UAAR di Genova. La polemica sulla campagna pubblicitara e le attività dell'organizzazione. Dalla community
 
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Genova, 7 febbraio 2009
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di Matteo Politanò
   

Nella nazione dove ha sede il Vaticano, dove l’ingerenza della Chiesa sembra avere presa difficilmente scalfibile, l’UAAR (Unione Atei e Agnostici Razionalisti) ha investito denaro per acquistare uno spazio pubblicitario sui mezzi pubblici di Genova.
La reazione della Chiesa alla campagna pubblicitaria con la scritta Dio non esiste. La buona notizia è che non ne hai bisogno è stata veemente, veicolata dall’informazione pubblica nazionale con ampio risalto, al punto che la concessionaria milanese Igp Decaux, responsabile degli spazi pubblicitari sugli autobus dell’Amt, l’azienda municipalizzata trasporti di Genova, ha comunicato all’UAAR la decisione di rifiutare la campagna. Censura a tutti gli effetti, tramutata in finta democrazia quando lo scorso 27 gennaio è stata accettata la pubblicazione di una campagna pubblicitaria modificata nella scritta La buona notizia è che in Italia ci sono milioni di atei. L´ottima è che credono nella libertà di espressione.
Abbiamo contattato Silvano Vergoli, responsabile dell’UAAR di Genova, protagonista in questi giorni di polemica a livello nazionale.

Nelle ultime settimane la vicenda dei bus ha tenuto banco sui quotidiani nazionali, ma l'UAAR esiste da molto tempo, quale è la sua attività?
«L'UAAR è stata fondata a Padova nel 1987 con il preciso intento di porre un argine all'invadenza clericale nella vita pubblica del nostro Paese e costituire un nucleo di aggregazione per atei ed agnostici per un'azione organizzata, finalizzata a promuovere il pensiero ateo/agnostico e a diffondere una cultura realmente laica. Le attività principali sono quindi l'organizzazione di manifestazioni e di eventi culturali come pubblici dibattiti e tavole rotonde, la diffusione di campagne informative e la realizzazione di una rete di comunicazione che possa determinare un movimento d'opinione favorevole alla laicità che si opponga alla discriminazione dei cittadini sulla base della filosofia di vita o credo religioso».

La campagna pubblicitaria è stata censurata ma sembra aver stimolato un dibattito che si protrae tutt'ora, era questo il vero obiettivo?
«Il nostro obiettivo primario era quello di proporre un dibattito su temi che, nonostante ci si senta pienamente liberi da condizionamenti, costituiscono tutt'ora un tabù e la censura che ci è stata imposta lo testimonia. Strada facendo ci siamo resi conto che stavamo realizzando un esperimento di laicità unico nel suo genere, stavamo dimostrando al grande pubblico che in Italia siamo tutt'altro che liberi di esprimerci. La constatazione che non sia possibile esprimere un'opinione riguardo l'esistenza di un essere soprannaturale, neppure pagando, la dice lunga sulla nostra presunta libertà. La dura reazione del giornalismo omologato e dei canali comunicativi controllati dal clero ha confermato ciò che noi già sapevamo e su cui gli italiani farebbero bene a riflettere. Autorevoli esponenti cattolici sono arrivati ad augurarci il cancro e questo solo per aver espresso un'opinione, per fortuna poi si parla di dialogo e di rispetto».

La scritta sui bus era diversa rispetto a quelle apparse in Inghilterra e Spagna, al posto di probabilmente Dio non esiste è stato scelto di scrivere Dio non esiste. Perché questa scelta?
«Lo slogan inglese non era traducibile senza stravolgerne il significato, quel Enjoy your life da noi avrebbe una valenza edonistica che non volevamo trasmettere. Abbiamo puntato quindi su uno slogan originale e più diretto. Inutile girarci troppo intorno, il probabilmente di Dawkins equivale ad una probabilità tendente alla certezza che potrebbe essere frainteso da chi non ha letto L'illusione di Dio, tanto vale essere chiari ed esprimere senza mezzi termini il nostro punto di vista. Non credo proprio che se avessimo anteposto quel probabilmente le cose sarebbero andate diversamente. Se poi un credente si ritiene offeso dal punto di vista di chi non la pensa come lui allora dovrebbe valere anche il viceversa, ovvero, nessuno dovrebbe stupirsi se io mi sentissi offeso da chi afferma che Dio invece esiste. Per me è un'opinione, cos'altro potrebbe essere?»

A che punto è la laicità in Italia?
«Basta vedere le analisi sulle presenze del clero in tv per rendersi conto che siamo uno stato dipendente dal Vaticano. Sul Tg2 il Papa ottiene il doppio dello spazio riservato al Presidente della Repubblica e gli esponenti della Chiesa cattolica appaiono quanto quelli del nostro governo. Il Papa interviene quotidianamente sulle leggi del nostro Paese imponendo un'etica che spesso non è condivisa neppure dai credenti. Vogliamo ancora parlare di laicità?»

La campagna pubblicitaria sui bus si fermerà al no di Genova o cercherà altre realtà per proporre l'iniziativa?
«Abbiamo ricevuto la solidarietà della maggioranza della popolazione con donazioni ed attestati di stima che ci ha stimolato ad andare avanti. Intendiamo procedere nella nostra campagna informativa a Genova ma anche in altre città italiane riproponendo lo slogan censurato o altri slogan che testimonino che si può vivere bene anche senza una religione. Forse i nostri detrattori non si rendono conto che censurandoci ottengono l'effetto opposto a quello voluto. Di fatto il nostro autobus virtuale ha girato tutto il mondo senza neppure accendere i motori (e senza spendere un centesimo in pubblicità)».

Quali attività organizza l'UAAR?
«Organizziamo tutti gli anni il Darwin day, un piccolo tributo ad un grande scienziato che più di ogni altro ha contribuito a dimostrare che l'origine della specie umana è ben diversa da quella dichiarata nei testi sacri e predicata dai pulpiti. Intorno al 12 febbraio, in molte città d'Italia, grazie alla nostra organizzazione in circoli, realizziamo conferenze sull'evoluzionismo e dintorni. Poi c'è la settimana anticoncordataria, la giornata dello sbattezzo e molte altre iniziative. Per un dettaglio di tutte le nostre attività suggerisco di dare un'occhiata al nostro sito www.uuar.it. Per quanto riguarda lo sbattezzo, in particolare, vorrei precisare che non si tratta di un contro rito, nè di una goliardata ma di un serissimo atto di coerenza per chi, pur essendo stato battezzato, si sente estraneo alla Chiesa cattolica. Purtroppo le gerarchie ecclesiastiche si fanno forti del numero dei battezzati accreditandoli al cattolicesimo e rivendicando il diritto di rappresentanza. Siamo convinti che se tutti i cittadini che non condividono la dottrina cattolica chiedessero, con un atto di coerenza, che venga formalizzata la loro uscita dal cattolicesimo i nostri rappresentanti istituzionali dovrebbero in qualche modo prendere atto che una vasta area della nostra società non accetta di essere rappresentata da esponenti clericali».

Che cosa dovrebbe garantire uno stato laico ai suoi cittadini?
«Basterebbe il rispetto della costituzione, l'articolo 21, in particolare, recita: Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione… Se un ateo non può dire che secondo lui Dio è un'invenzione dell'uomo, è chiaro che viene meno il rispetto di una libertà fondamentale. Poi bisognerebbe che le pubbliche istituzioni si comportassero come se non ci fosse la religione, questo è l'unico modo di garantire a tutti i cittadini gli stessi diritti indipendentemente dal loro credo religioso. Sarebbe anche l'unica salvaguardia della società plurale. Ora che ci stiamo avviando verso il multiconfessionalismo solo uno stato laico può garantire libertà di espressione ed evitare pericolosi conflitti interreligiosi».

 
 
 
 
 
 
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