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Il romanzo inedito di Claudio Pozzani

 
'Kate ed io': storia d'amore, diario e cronaca di viaggio. Giovedě 12 la presentazione al Garibaldi Café. E alcune anticipazioni sul Festival di Poesia 2009
 
   

     
11 febbraio 2009
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di
Marta
Traverso
   
Claudio Pozzani
Claudio Pozzani

L'appuntamento con GenovaInedita di giovedì 12 febbraio, che si terrà come ogni settimana alle 18.00 al Garibaldi Café (via ai Quattro Canti di San Francesco 40r), ha per protagonista il genovese Claudio Pozzani. Un nome insolito per la narrativa, conosciuto soprattutto per le sue raccolte poetiche, tradotte in oltre dieci lingue, e il contributo che da ormai quattordici anni dà alla celebrazione di questo genere letterario, con il Festival Internazionale di Poesia di Genova, che lui stesso ci ricorda essere «l'unica manifestazione italiana di questo genere a essere esportata anche in Europa».

Kate e moi è stato scritto diversi anni fa, rivisitato nel tempo «come fece Manzoni con i Promessi Sposi», e presentato la prima volta al Salon du Livre di Parigi nel 2002, in uno spazio dedicato alla letteratura italiana. Un romanzo «a metà strada fra un diario intimo e una cronaca di viaggio: la prima parte, intitolata Inferno, racconta la sofferenza autodistruttiva di un uomo che è stato lasciato dalla donna amata senza alcuna spiegazione e non sa dove lei si trovi. Nella seconda parte cambia la polarità dei suoi sentimenti, da negativa a positiva, e parte a cercarla: un viaggio attraverso le località che li hanno visti felici insieme, fra Europa, Stati Uniti e Sudamerica, che è al tempo stesso un percorso intimo alla riscoperta di sé stesso».
Kate ed io non è il primo romanzo di Pozzani, e a quanto ci dice lui non sarà neanche l'ultimo: «attualmente ne sto scrivendo un altro, una rivisitazione di vicende attuali raccontate al passato remoto, immaginando che il narratore viva in un'epoca futura». Viene però naturale domandarsi come sia l'approccio alla narrativa per chi si occupa prevalentemente di poesia: «per me il tipo di scrittura è simile, infatti alcuni stilemi che utilizzo, dai paradossi ai giochi verbali, sono una costante sia nella mia produzione poetica che nella prosa». Perché quando inizia a scrivere, parte da un'idea da cui si lascia condurre, senza sapere verso dove: «questo romanzo doveva essere una poesia su Bruges, tuttavia man mano che la scrivevo è diventata più corposa, fino al risultato attuale; e allo stesso modo mi è capitato di avere l’idea per un racconto, che poi è diventato una poesia».

Ma le attività di Pozzani non si fermano qui: sta preparando la prossima edizione del Festival, che si terrà a giugno. Gli chiedo qualche anticipazione, e lui accenna alla presenza, pur senza rivelarne il nome, di «un personaggio importante, che da decenni non viene in Italia». E poi una serata dedicata alla poesia araba, in particolare a Mahmud Darwish, scomparso lo scorso anno e che proprio a Genova ha tenuto la sua ultima lettura. Infine la consegna del progetto European Voices, già esportato in altre città europee come Vienna, Parigi e Helsinki.

 
 
 
 
 
 
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