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Ricordiamo Faber, ma anche Riccardo Mannerini

 
«Una delle persone più importanti della mia vita», così lo definiva De Andrè. Navigante, poeta, divenne cieco per un incidente di lavoro. Poi si tolse la vita. Dalla community
 
   

     
Genova, 17 febbraio 2009
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di Giorgio Boratto
   

Nel momento di maggior partecipazione al ricordo di Fabrizio De Andrè, un ricordo che spesso corre il rischio di essere retorico e pieno di salamelecchi e che lo stesso Fabrizio non avrebbe gradito, mi piace riportare alla memoria un suo amico (anche se per poco tempo) oggi dimenticato: Riccardo Mannerini.

Riccardo Mannerini era 'un poeta pieno di rabbia', le cui poesie sono state pubblicate da Liberodiscrivere. Ha contribuito agli esordi di De Andrè come cantautore. Di lui De Andrè disse: «Riccardo Mannerini era un altro mio grande amico. Era quasi cieco perché quando navigava su una nave dei Costa una caldaia gli era esplosa in faccia. Morto suicida, molti anni dopo, senza mai ricevere alcun indennizzo (...). Abbiamo scritto insieme il Cantico dei Drogati, che per me, che ero totalmente dipendente dall'alcool, ebbe un valore liberatorio, catartico (...). Mannerini mi ha insegnato che essere intelligenti non significa tanto accumulare nozioni, quanto selezionarle una volta accumulate, cercando di separare quelle utili da quelle disutili. Questa capacità di analisi, di osservazione, praticamente l'ho imparata da lui. Mi ha anche influenzato a livello politico, rafforzando delle idee che già avevo. Sicuramente è stata una delle figure più importanti della mia vita».
Questo era in breve Riccardo Mannerini: un amico che influenzò, anche per la differenza di età, Fabrizio De Andrè.

Con Riccardo Mannerini, De Andrè fece il suo secondo album - Tutti morimmo a stento - che contiene la canzone Cantico dei drogati, derivata dalla sua poesia Eroina (proprio questo disco è in distribuzione nelle edicole in questi giorni per le edizioni L'Espresso-La Repubblica).
Un altro momento fertile di collaborazione fu per il primo album dei New Trolls: Senza orario senza bandiera, un vero capolavoro. Fabrizio De Andrè all'epoca aveva 28 anni, Mannerini 41. Una canzone di questo album è la famosa Signore io sono Irish, tratta da una poesia di Mannerini che riflette tutto il suo carattere: l'anarchia e la bicicletta, metafora di una piccola luce di fede, che ti aiuta a percorrere il cammino della difficile quotidianità.
L'amicizia tra De Andrè e Mannerini durò poco. Alle prime divergenze si scontrarono , e Riccardo Mannerini, ormai divenuto completamente cieco, si chiuse in una depressione che lo isolò da tutti.

Il giornalista e scrittore Renzo Allegri ha scattato una ventina di foto a De Andrè nel 1967, e ora sono visibili online all'indirizzo web tonyassante.it. L'autore delle foto non conosceva i due amici presenti durante l'incontro a casa di Fabrizio e uno, quello nero di capelli e con gli occhiali scuri, è Riccardo Mannerini
Nel settembre del 2005, in occasione del 25° anno dalla morte, si parlò di Riccardo Mannerini e dell'incontro con Fabrizio De Andrè, si ricordò di quella straordinaria compagnia di un bar della Foce dove si incontravano con lui Gino Paoli, Luigi Tenco, Fabrizio De Andrè, Paolo Villaggio, Bruno Lauzi. Di quel gruppo oltre che con De Andrè, Riccardo Mannerini coltivò soprattutto l'amicizia con Luigi Tenco, ma quando quest'ultimo si suicidò a Sanremo nel 1967, lo lasciò costernato.
Lui, la vita se la tolse 13 anni più tardi, nel 1980.

 
 
 
 
 
 
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