Da oggi, giovedì 12 febbraio 2009, il Gay Pride genovese ha il suo logo, colorato e solare come è la manifestazione che unisce lesbiche, gay, bisessuali, transgender, queer, intersessuali. «Nel logo del Pride abbiamo cercato di esprimere i tanti significati che ha per noi la manifestazione. Uno dei più importanti è l’invito a vivere la propria diversità serenamente. Per noi questa è anche l’occasione per farci conoscere e per crescere», spiega Alberto Villa di Certi Diritti. A presentare il logo c’erano anche gli altri membri del Comitato organizzativo del Gay Pride: Valerio Barbini di Arcigay Genova, Riccardo Gottardi, segretario nazionale di Arcigay, Ostilia Mulas di Arcilesbica Nazionale e Massimo Vianello di Arcigay Genova.
Un arcobaleno colorato, simbolo della comunità LGBTQI (lesbiche, gay, bisessuali, transgender, queer, intersessuali) e una scritta in viola che recita Gay Pride 2009. Ma al centro del logo della manifestazione c’è la Lanterna.
«L’arcobaleno rappresenta l’onda rainbow che si ritroverà a Genova per smuovere la città, mentre la Lanterna illumina il Pride», commenta Vianello, che così risponde alle polemiche sollevate da chi non voleva che il faro diventasse il simbolo del Pride: «la Lanterna è stata inserita nei loghi di moltissime manifestazioni genovesi. Anche i Pride organizzati in passato nel mondo hanno utilizzato i monumenti simbolo delle città, dal Colosseo alle due torri di Bologna, fino al Cremlino di Mosca. La Lanterna rappresenta tutti i genovesi, quindi anche noi».
Sul logo, accanto alla Lanterna, c’è un cerchio rosso che ricorda i quarant’anni dalla nascita dei Pride. Era il 28 giugno 1969. I gay e i transgender che frequentavano il bar newyorkese Stonewall Inn si ribellarono per la prima volta all'ennesimo raid della polizia. L’anno dopo iniziarono i cortei, prima negli Stati Uniti e poi in tutto il mondo, per ricordare quella storica notte e rivendicare la dignità delle persone omosessuali e transgender.
«Festeggiamo quarant’anni di movimento, ma anche quarant’anni in movimento», specifica Villa. Infatti il Pride è una manifestazione itinerante. A Genova partirà da piazza Buozzi e percorrerà via Balbi, piazza Corvetto, via Serra, via Fiume, poi via Venti Settembre e infine piazza De Ferrari, dove si terrà un comizio e poi una grande festa.
La data del Gay Pride è stata fissata per il prossimo sabato 13 giugno, giorno che coincide con il Corpus Domini: «vorremmo dialogare con il Vescovo per trovare un punto di incontro, ma per ora non abbiamo ricevuto nessuna risposta positiva», spiega Villa, «non credo sia necessario spostare il Gay Pride: lo scopo della manifestazione è quello di rivendicare dei diritti, non quello di contrastare qualcuno. Io sono cattolico e credo che dove c’è amore c’è anche Dio».
Genova è ancora una città chiusa nei confronti dell’omosessualità, «ma qualcosa sta cambiando, anche se molto lentamente», continua Villa, «mi è capitato di vedere ragazzi dello stesso sesso mentre passeggiavano mano nella mano o si scambiavano un bacio». E a proposito di sentimenti, San Valentino è alle porte e Genova Pride 2009 lo festeggia con una serie di iniziative.
Venerdì 13 febbraio, ore 17, la presentazione del libro Gus & Waldo, di Massimo Fenati, alla Fnac di via XX; sabato 14, giorno di San Valentino, a partire dalle 15 avrà inizio Crossing Kisses: le coppie omosessuali si baceranno in via XX Settembre (il punto di ritrovo è in piazza De Ferrari davanti alla statua di Garibaldi).
Sempre sabato 14, ore 10.30 alla Sala Sivori di salita Santa Caterina, la proiezione del film-documentario Due volte genitori, di Claudio Cipelletti; alle 14.30 il film verrà discusso nella Sala Auditorium di Palazzo Rosso, in via Garibaldi. Alle 21, sempre a Palazzo Rosso, verrà proiettato il film Improvvisamente l’inverno scorso.
Sabato 21 febbraio il Comitato del Gay Pride ha organizzato una manifestazione a Sanremo, in pieno Festival della Canzone Italiana: «ancora una volta siamo costretti a spiegare quanto sia folle pensare di curare l’omosessualità, che non è una malattia. Si può essere omosessuali ed essere felici così come gli eterosessuali», spiegano gli organizzatori. Il riferimento è alla canzone di Povia Luca era gay, in gara al Festival. Il testo racconta la storia di un ex gay guarito.