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Tex Willer
Tex Willer
 

Torna il Tex di Magnus

 
Una riedizione sospesa tra ricordi e commozione. 'La valle del terrore' č stata l'ultima grande fatica del papā di Alan Ford
 
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Genova, 19 febbraio 2009
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di
Francesco
Cascione
   
 
Nel 1989, Roberto Raviola inizia quello che viene considerato il suo testamento artistico e il suo lavoro più impegnativo nel mondo dei fumetti: la realizzazione di un albo speciale di Tex Willer (uno dei cosiddetti Texoni) per l'editore Sergio Bonelli. Si ritirerà a Castel del Rio, presso Imola, e vi lavorerà per sette anni. Il risultato sono 224 tavole al limite della perfezione, dai dettagli ricostruiti basandosi su cataloghi dell'epoca allo stile grafico appositamente adattato alle necessità dell'ambientazione western.
[wikipedia]

Spesso i fumetti, come i libri, le fotografie, i biglietti ingialliti dei primi viaggi in treno, hanno il potere di raccontare una storia che va molto oltre l'oggetto in sé.
Guardi una foto e non pensi solo al momento in cui è stata scattata, ma a quello che la foto non mostra, quello che ha attorno: viaggi, sogni, progetti.

La storia dentro la storia è ciò che un amante del fumetto d'autore può scoprire trovandosi di fronte a La Valle del terrore, il Texone – uscito per la prima volta nel 1996 – che la Sergio Bonelli Editore ha ripubblicato in questi giorni.
La storia è una voluminosa avventura di oltre 240 pagine, sceneggiata da Claudio Nizzi. Un'avventura a fumetti dell'eroe del western come tante altre, se non fosse per la mano che ha trasformato la sceneggiatura in immagini: Roberto Raviola, in arte Magnus.

La mano di Magnus ha fatto sì che quella storia diventasse un pezzo di memoria, qualcosa che ha smesso di essere solo un albo a fumetti nel momento stesso in cui è diventata parte del commiato di un artista e della sua arte dalla vita terrena.

Tavole curate nel dettaglio, tanto che in alcune sembra quasi di poter entrare, e un lungo lavoro di documentazione. Studi, bozzetti, tentativi scartati, rielaborati per poi essere promossi al ruolo di tavola pronta alla pubblicazione. Un lavoro lungo sette anni, tanto bello da dover essere ammirato tavola dopo tavola, non solo perché è quello che Magnus ha completato poco prima di morire, ma anche e perché in quel Texone – che Sergio Bonelli racconta essere stato atteso moltissimo – l'artista sembra quasi abbia voluto riversarci la propria anima prima che questa partisse per ben altre praterie.

Il ritorno di questa storia dopo oltre un decennio è l'occasione per abbandonarsi al ricordo.
Io penso a questa storia come a quella della ricerca di un albo perso al momento della sua uscita – all'epoca non sempre ero tempestivo...  - ma inseguito e recuperato in un pomeriggio toscano a Lucca - uno dei primi alla Fiera del Fumetto – per poi essere letto con gelosa attenzione nel treno che dalla Toscana mi riportò in Liguria.
Ancora oggi quel volume occupa un posto importante nella libreria della casa dei miei genitori (difficile che mio padre lo liberi...).

Sulla scia dei ricordi è anche la commuovente introduzione curata da chi è stato amico di Roberto, prima che editore di Magnus. L'apertura del volume infatti è curata da Sergio Bonelli, che ha deciso di riproporla così come i lettori la incontrarono la prima volta, nel 1996; stesse parole perché – per ammissione dello stesso Bonelli -  le stesse sono le emozioni che lo accompagnano all'uscita della ristampa nella collana Stella d’Oro de La valle del terrore.

Leggendo quelle parole è infatti evidente quanto sia rimasto immutato il misto di orgoglio e commozione che si prova di fronte a un artista che ha scelto di salutarci facendo sposare la sua arte - vista all'opera con Alan Ford, lo Sconosciuto e non solo – con il fumetto italiano per antonomasia; ma al tempo stesso è anche dolore per la scomparsa di un amico che ha deciso di dedicarsi a quel saluto troppo presto.

 
 
 
 
 
 
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