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Osanna & Dave Jackson, 'Prog Family'
Osanna & Dave Jackson, 'Prog Family'
 

La 'Prog Family' di Osanna & Dave Jackson

 
Il disco dello storico gruppo napoletano e dell'ex Van Der Graaf. Flamenco rockeggiante e ospiti prestigiosi per un'antologia fresca e genuina. Dalla nostra community
 
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24 febbraio 2009
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di Riccardo Storti
   
 
Sabato 7 marzo 2009, presso la Casa della Musica di Genova (via Boccanegra 15), Lino Vairetti presenta Prog Family: un'iniziativa Black Widow Records e CSPI. Stay tuned...

Dai primi anni Settanta, i napoletani Osanna restano una delle firme più autorevoli dell’intero panorama progressive nazionale, al pari di altri capostipiti (Area, Banco, New Trolls, Orme e PFM). La loro cifra musicale ha avuto modo di misurarsi con il rock blues (L’uomo – 1971), la colonna sonora (Milano Calibro 9 – 1972) e la fusion (Suddance – 1978) appellandosi spesso alla melodia West Coast (Landscape of Life – 1974), senza mai perdere di vista la matrice partenopea, rimodulata in chiave originale soprattutto nel capolavoro Palepoli (1973).

Con il nuovo millennio, la band si è riattivata grazie all’iniziativa del suo poliedrico cantante Lino Vairetti che, raccolto a sé un nutrito novero di giovani musicisti locali, ha fatto degli Osanna un felice gruppo aperto. Ed è sotto questa buona stella che è avvenuto l’incontro tra l’ensemble e l’ex fiatista dei Van Der Graaf Generator, David Jackson.
Tale connubio ha generato il CD, recentemente pubblicato da AMS/BTF e prodotto da Afrakà, Prog Family sotto la particolare sigla Osanna & Dave Jackson.
Si tratta di una fresca antologia di composizioni tratte dai 5 LP storici, rafforzata dall’effetto domino di un validissimo parco ospiti: David Cross (già violista dei King Crimson), Gianni Leone (Il Balletto di Bronzo), il bassista originale Lello Brandi, Sophya Baccini (Presence), TM Stevens (James Brown, Joe Cocker, Tina Turner), il pianista Oderigi Lusi, l’enfant prodige della batteria Mariano Barba, il Solis String Quartet, il violinista Gianluca Falasca, il percussionista etnico Gabriele Borrelli e il chitarrista Roberto Petrella. La playlist annovera anche due varianti di percorso: Theme One dei Van Der Graaf e Solo uniti dei Città Frontale (progetto parallelo con un disco – El Tor – editato nel 1975).

Pur essendo un album da studio, colpisce la genuinità del trasporto quasi live di ogni reinterpratazione. Quello che si chiama il tiro, è tenuto su dalla grinta vocale – tra soul e melismi mediterranei – di Vairetti e dagli interventi puntuali dei sax e del flauto di Jackson. Il tessuto ritmico (Gennaro Barba alla batteria e Nello D’Anna al basso) sorregge bene la carica contagiosa dei brani, ricamati dalle attenzioni timbriche del tastierista Sasà Priore e del polistrumentista Irvin Vairetti, figlio di Lino. La chitarra dell’eccellente Fabrizio Fedele lavora di cesello: appena gli si dà un minimo spazio improvvisativo, parte per la tangente, sulle ali di uno stile a metà tra Jimi Hendrix e Steve Vai (ponete attenzione alle parti centrali di Mirror Train, di L’uomo e l’ipnotico solo di Ce vulesse).

Riascoltare oggi gli Osanna significa accogliere alcune riscritture tese a valorizzare quell’opera: L’uomo si muove entro le coordinate di un flamenco rockeggiante capace di accettare la comunicatività testuale del rap; le dilatazioni di Animale senza respiro regalano episodi vocali e strumentali tra blues e dissonanza. La Napoli di ‘A zingara, Ce vulesse ce vulesse e Fuje ‘a chistu paese ha ancora molto da dire e da suonare, è attuale perché Pulcinella sa ancora giocare con il rock e non disdegna fonderlo con il jazz. Anche le ballad (Il castello dell’Es, Oro caldo, My Mind Flies, L’amore vincerà di nuovo, In un vecchio cieco, There Will Be Time) non lasciano indifferenti ma rimarcano quella cifra stilistica a cui l’aficionado degli Osanna è abituato da oltre 35 anni.

 
 
 
 
 
 
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