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Clara Medea Munoz Luceno
Clara Medea Munoz Luceno
 

Studenti stranieri a Genova: l'intervista a Clara

 
Č spagnola, orginaria di Madrid. Ma ha scelto il capoluogo ligure per proseguire gli studi. Ci racconta cosa vuol fare da grande, dove va quando esce la sera. Cosa le piace e cosa no del nostro paese
 
   

     
Genova, 3 marzo 2009
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di
Daniele
Miggino
   

Riprendiamo oggi la nostra serie di interviste a studenti stranieri che hanno scelto Genova per iniziare, proseguire, o semplicemente per un periodo dei propri studi. Dopo Abla, aspirante medico albanese, e Fathollah, ragazzo iraniano che studia farmacia, è la volta di Clara Medea Muñoz Luceño, ragazza di origine madrilena che studia Scienze Politiche, corso di laurea in Editoria, scienze multimediali e giornalismo, e frequenta anche un master online presso l'università di Valencia. Da grande vorrebbe lavorare nel settore turistico: «magari come direttrice di un albergo», dice.

Lo studio, qualche lavoretto per arrotondare, le sere nei caruggi, gli amici di tante nazionalità diverse. Clara ha scelto Genova, ma perché? «Per diversi motivi; in primo luogo perché i miei genitori avevano vissuto qui quando erano giovani, e mio padre ha fatto il dottorato a Genova. Ha studiato psicologia. In secondo luogo perché mia zia abita qui da quando era adolescente e perciò venivamo ogni anno a visitarla. In più qui ho molte amicizie, un cugino della mia età e quando sono arrivata avevo anche il fidanzato a Genova». Una scelta che ha diversi significati, dunque.

E come si trova una ragazza che arriva da Madrid nel capoluogo ligure? «Mi trovo molto bene. All'inizio ho avuto qualche difficoltà di ambientazione, però ormai mi sento di qua».
Come tanti altri ragazzi stranieri, Clara ha vissuto gli ultimi agitati mesi dell'Università italiana guardandoli un po' dall'esterno. «Sinceramente sono rimasta perplessa quando ho visto che si facevano delle lezioni per le strade. Ma anche sapere che certe facoltà possono diventare private mi è dispiaciuto». Facciamo un paragone con le università europee? «L'Università italiana è più facile di quella spagnola e di altri paesi europei, ma in generale è ben organizzata, soltanto che seguono poco gli studenti. Ognuno deve cercare da sé la propria strada, i docenti si preoccupano poco».

Come molti altri, Clara ha trovato casa nelle residenze dell'Arssu (Azienda Regionale per i servizi scolastici e universitari). Nel tempo libero - «sempre troppo poco», dice - va al cinema, esce con le amiche, ascolta musica e legge, le piace molto camminare e cucinare. Piatto preferito? «I pansoti al sugo di noci e la pizza ai 4 formaggi», e sorride. La sera che fai? «Vado nei vicoli, nei soliti posti dove si vedono i giovani: piazza delle Erbe, i bar dei vicoli, si prende un aperitivo vicino al centro. Ho fatto amicizia sia con italiani del nord e del sud che con gente di altre nazionalità: marocchini, albanesi, palestinesi, spagnoli, greci, iraniani, indiani, cinesi, sudamericani».

A Clara dell'Italia piace semplicemente "tutto". Certo: «a livello burocratico, politico, economico non funziona bene e bisognerebbe cambiare tantissime cose». Tutto, o quasi, quindi.
Non possiamo non chiederle qualcosa sulla Spagna, il suo paese, che tanti guardano come un esempio oggi. «Ha veramente fatto un grande passo in avanti ed è cambiata in ogni aspetto. Si è investito tanto in infrastrutture e servizi. lo trovo tutto più pulito e i soldi che paghiamo vengono investiti positivamente per migliorare il paese. Almeno si sta facendo tutto il possibile e si vedono i risultati».
Quando sentiremo queste parole da un giovane italiano?

 
 
 
 
 
 
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