C'è un nuovo spazio in centro città dedicato all'arte contemporanea. Si chiama Chan Contemporary Art Association e nasce dal lavoro e dalla passione delle genovesi Hilda Ricaldone, uscita dalla scuola di specializzazione in Storia dell'Arte, e Carlotta Pezzolo, fresca di master in Management Culturale Internazionale. A sostenere il progetto i rispettivi fratelli, Nicolò e Alice, che danno il loro contributo per quello che riguarda la comunicazione e la parte grafica. In via Sant'Agnese, dietro piazza della Nunziata, incontro Hilda e Carlotta in tuta da lavoro, sporche di pittura fino ai gomiti. Stanno dando l'ultima mano di bianco alla galleria, che apre i battenti giovedì 12 marzo 2009 alle ore 18.00.
Chan è un'associazione culturale senza scopo di lucro che si propone come spazio dedicato a giovani artisti non ancora affermati. «Il fatto di esserci costituiti come associazione ci dà la libertà di scegliere chi ospitare senza essere condizionati dal mercato e dal guadagno», mi spiega Hilda. Chan è un luogo fisico in cui mettere in mostra opere, quadri e installazioni, ma anche un luogo di incontro e scambio di idee, esperienze, parole. Uno spazio liquido, di contaminazione, in cui dare opportunità di espressione alle tante facce dell'arte contemporanea - non solo figurativa -, a rassegne video e performance. Uno spazio che si fa sede di un archivio multimediale liberamente consultabile. Uno spazio libero che diventa momento di confronto tra gli artisti, di collaborazione coi curatori e di coinvolgimento del pubblico, dai neofiti curiosi, agli appassionati, agli esperti.
«Spesso l’arte contemporanea mette in soggezione, sembra che non voglia farsi capire. Il nostro desiderio - continua Hilda - è che Chan sia un'occasione per superare il disagio e il rifiuto che l’arte spesso suscita nelle persone e di renderne la comunicazione più semplice».
A riempire lo spazio vuoto di Chan saranno alcune creazioni di Anja Puntari. Finlandese di nascita ma italiana per educazione artistica, Anja mi racconta degli anni passati all'Accademia di Belle Arti di Napoli e del suo master appena concluso alla Nuova Accademia di Belle Arti (NABA) di Milano. Ha parole di elogio per il nostro Paese e per Genova. Sembra che il goethiano 'viaggio in Italia' sia ancora tappa fondamentale nel percorso umano e creativo degli artisti europei. Poi la doccia fredda: «i giovani artisti italiani non sono politicamente attivi, non trattano argomenti attuali». Il sorriso e l'eleganza nordica non la fanno suonare polemica, ma arriva lo stesso come una secchiata ghiacciata.
È la nostra pesante eredità di marmo a non farci spiccare il volo verso il confronto con l'inquietudine del nostro tempo? Parlando con Anja, sembra che il nodo da sciogliere sia l'ingerenza della politica nell'espressione artistica: «i giovani non sono liberi. Per questo creano arte facilmente vendibile che non offende nessuno».
Nel suo percorso di ricerca artistica e antropologica Anja si sta confrontando col tema della paura collettiva e del ruolo della vittima nella società di oggi. In questa sua personale Pippi, Annika e Linda, sette quadri, un video e un prodotto audio animano un discorso ispirato al personaggio di Pippi Calzelunghe e dell'amica Annika, nella versione televisiva svedese girata alla fine degli anni Sessanta, e di quello tormentato di Linda Lovelace, protagonista del cult Gola profonda del 1972. Cosa ci fanno due bambine tutte codini e sorrisi accostate a una pornostar? Sono personaggi femminili che agiscono fuori dagli schemi e dalle norme di comportamento sociale. Da una parte due ragazzine ribelli che ribaltano le gerarchie del rapporto adulto-bambino, e dall'altra una donna che inaugura l'industria pornografica occidentale, per poi ritrattare anni dopo dichiarandosi vittima di violenze sul set e scendendo in piazza al fianco delle femministe hardcore che rivendicavano l'atto sessuale come atto politico.
La pornografia abbraccia il tema della pedofilia: le immagini di Pippi, avulse dal contesto attraverso la cancellazione dello sfondo, la fanno Lolita agli occhi di chi guarda. Nel video Annika risale la ringhiera al rallenti scivolando sul palo in una prospettiva dal basso che lascia vedere sotto la gonna. «Come dice la studiosa Anne Higonnet, nella nostra epoca l'immagine del bambino è diventata perversa. Tuttavia la perversione non sta nell'immagine, ma del nostro modo di guardarla. Il nostro sguardo è pieno di una sessualità troppo presente che innesca un sentimento di paura del pedofilo e del violentatore che si aggira per la strada, ma ancora di più del mostro che abbiamo paura di scoprire dentro di noi». L'immagine della violenza è tabù. Riusciamo a parlarne, a denunciarla, ma non a guardarla in faccia. «A Helsinki hanno censurato la personale dell’artista Ulla Karttunen il giorno dopo l'inaugurazione perché denunciava questo problema mettendo in mostra materiale pedopornografico».
Nell’installazione sonora Pippi e Linda con Hamlet (2009) un montaggio paradossale crea un dialogo alla Pinter tra Pippi e Linda Lovelace sopra la traccia sonora degli omicidi che scandiscono la pellicola di Hamlet goes to business del finlandese Aki Kaurismaki (1984). «A volte lo scambio di battute funziona, a volte no, non si sa dove va a finire. Amleto è un riferimento concettuale nel suo continuo domandarsi. Essere o non essere. Qual è la cosa giusta? Non voglio dare risposte, ma lascio che sia lo spettatore a cercarle dentro di sé». Non è alla fine quello che l'artista dovrebbe fare? Interrogarsi, porre dubbi, provocare, nel senso di provocare una reazione. Dopo Genova Anja ha in cantiere altri progetti in giro per l'Italia e all'estero «perché l'artista contemporaneo deve essere internazionale, analizzare la società da diverse prospettive». A questo proposito nel catalogo di Pippi, Annika e Linda troviamo le firme dei teorici Aria Spinelli e Beniamino Foschini, che espongono i rispettivi punti di vista sui temi della mostra. Il confronto artista-critico si ripeterà ad ogni esibizione. I prossimi a mettersi in gioco sono Mirko Smerdel, Marco Villani e Viviana Milan.