A sei mesi circa di distanza dall'inaugurazione a Camogli della Fondazione Pier Luigi e Natalina Remotti e dopo un paio di eventi alle spalle (la presentazione del film di Silvio Soldini sulla Liguria Un piede in terra e l'altro in mare a novembre e a gennaio l'incontro intorno al libro di Giorgio Galli Democrazia e pensiero militare), Francesca Pasini presenta una nuova selezione di opere di arte contemporanea dalla vasta collezione Remotti. E lo fa entrando in dialogo con il concetto del fuori cornice, al centro di un saggio (Fuori cornice - L'arte oltre l'arte) di Alessandro Dal Lago e Serena Giordano che affronta le forme della creatività più popolari e spontanee presentate in contesti non ufficiali (arte votiva, l'outsider art e la street art). Sabato 28 marzo dunque presentazione del libro (con una conversazione a quattro a cui, oltre agli autori, partecipano Francesca Pasini e l'artista Cesare Viel) e inaugurazione della mostra, tutto a partire dalle ore 18.
Dallo scorso settembre ai primi di marzo, alla Fondazione «sono arrivati 1700 visitatori», sottolinea Pasini che si dice pienamente soddisfatta del risultato, confortata anche da un'entusiastica risposta del mondo dell'arte e degli artisti che sono entrati in dialogo immediato con uno spazio allo stesso tempo pulito ma dotato di grande carattere e reso magico dagli interventi strutturali di Michelangelo Pistoletto, gli A12, Alberto Garutti, Gilberto Zorio e Tobias Rehberger, chiamati ad intervenire nella ristrutturazione dell'edificio.
Quindici gli artisti scelti - e in mostra fino al 14 giugno 2009, da giovedì a domenica, ore 16-19 - per proporre altrettanti modi di leggere e interpretare questa idea di superamento, di fuori cornice, che «appartiene di per sè - prosegue Pasini - ad ogni opera d'arte veramente appassionante e che riesce a portarci oltre i confini a sfondare canoni e limiti da Kandisky a Malevic». A pian terreno sulla grande parete di fondo il performer, tra i maestri della ricerca sull'identità, Urs Lüthi con il trittico di foto The Champion, 1976, un'autorappresentanzione affiancata da due tele monocrome laterali nere, magmatiche che esemplificano gli spazi della soggettività. Sui due lati Thomas Ruff - al momento in mostra al Museo di Rivoli di Torino - qui con un grande cielo stellato, mentre al lato opposto si colloca il disegno a graffite di Robert Longo con una straordinaria onda. «Il dialogo tra gli artisti è qui accentuato dalla predominanza del bianco e nero ravvivata dalla luminosità a terra dell'oro della stella di Zorio, in una circolazione continua tra natura e soggettività», spiega Pasini.
Infine, nella saletta al primo piano la giovanissima ma già molto apprezzata artista svedese Nathalie Djurberg - pochi mesi fa alla Fondazione Prada a Milano - racconta in video attraverso le sue minuscole figure di plastilina, il gioco tra identità e erotismo. Mentre Nico Vascellari con un tableau di fotografie, stabilisce un legame tra concerti musicali e formazione dell’immagine e Matt Collishaw ibrida una fotografia di uno strano paesaggio, Icicles, con una cornice luminosa.
Al secondo piano invece, troviamo Nam June Paik che con la sua installazione Buddha (vedi immagine sopra) è l'unico lavoro che resta dalla selezione di opere dell'inaugurazione, perché in relazione diretta con il saggio di Dal Lago/Giordano che parla di un'analogia tra quest'opera e l'evento mediatico (nella cattedrale di San Lorenzo a Genova) per i funerali di Giovanni Paolo II. Partecipa alla creazione di un mondo capovolto anche Dennis Oppenheim con Church, un disegno a pastello che presenta una chiesa che poggia sulla punta del campanile, parlando di un rovesciamento di spazi e funzioni, ma genera anche un confronto fra due religioni; al mondo più articolato proposto al secondo piano contribuisce anche l'artista libanese Mona Hatoum, con Drowning Sorrow, una serie di bottiglie di vino spezzate che affiorano formando una circonferenza, dalla forte drammaticità: ora alludendo a un galleggiamento ora a elementi conficcati, ora rassicuranti oggetti del quotidiano ora minacce taglienti. Prosegue il discorso sull'identità ma anche l'idea di cornice Cindy Sherman proponendosi in una foto dietro a una bambola e Pipilotti Rist con una proiezione sul soffitto che punta ancora sulla soggettività e operazioni di sfondamento e collocazione. Il lavoro di Wolfgang Tillmans - in programma alla prossima Biennale di Venezia - Fuji è una finestra che si affaccia su un panorama urbano giapponese e che, collocato tra due finestre della Fondazione e in prossimità del vuoto su cui guarda il ballatoio, genera un moltiplicarsi delle cornici.
In prospettiva le prossime tappe prevedono una mostra per l'estate sulle opere di Gianni Berengo Gardin e a fine anno un grande intervento di Thomas Saraceno - al momento impegnato alla Biennale - che si concretizzerà con un progetto appositamente pensato per la Fondazione e di cui si prevede di acquisirne una parte.