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Vittorio Franeschi - A corpo morto
 

Vittorio Franceschi autore e attore di 'A corpo morto'

 
Un unico interprete, cinque monologhi, cinque maschere diverse. Regia di Marco Sciaccaluga. Dal 15 aprile al e maggio al Teatro Duse
 
   

     
Genova, 3 aprile 2009
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mentelocale di
Laura
Santini
   
 
Vittorio Franceschi
Attore, autore e regista teatrale, Vittorio Franceschi, dopo le prime esperienze di teatro-cabaret all'inizio degli anni '60, ha lavorato a lungo allo Stabile di Trieste dove nel 1964 fu allestita la sua prima commedia Pinocchio minore - favola perbene con burattini di carne e nel 1966 Gorizia 1916 - documentario per il teatro sulla prima Guerra Mondiale. Nel 1968, con Dario Fo e Franca Rame, è tra i fondatori dell'Associazione Nuova Scena; dopo l'uscita per divergenze politiche di Fo e Rame (1970), resta alla guida di Nuova Scena fino al 1981, trasferendone la sede da Milano a Bologna e trasformandola in Cooperativa. Fra i suoi testi rappresentati in quegli anni, Un sogno di sinistra (1969), La ballata dello spettro (1974) e L'Amleto non si può fare (1976). Poi scrive Monologo in briciole (1984), Beckett-concerto(1987), Ordine d'arrivo (1988), Scacco pazzo (1991, regia di Nanni Loy), Jack lo sventratore (1992, regia di Nanni Garella). Nel 1999 scrive Cabaret da viaggio, L'uomo che mangiava i coriandoli, nel 2001 La signora dalle scarpe strette (regia di Walter Le Moli).
Traduce L'ispettore generale di Gogol per lo Stabile di Genova e la regia di Matthias Langhoff. Nel 2002 L'Arca di Gegè; nel 2004 pubblica il volume in versi Stramba Bologna sghemba. Del 2005 è la commedia Il sorriso di Daphne per la regia di Alessandro D'Alatri; del 2007 il monologo Dialogo col sepolto vivo.
Franceschi è Condirettore della Scuola di Teatro Alessandra Galante Garrone di Bologna, dove insegna recitazione.

A corpo morto
Cinque riflessioni sull'esistenza umana, sulla realtà quotidiana: un ragazzo si rivolge alla compagna sempre amata in silenzio, una moglie al marito con cui ha vissuto tutta la vita, un padre al figlio, una figlia alla madre e un barbone a un compagno di strada. Scaturite da vari punti di osservazione e frutto di esperienze dissimili, queste piccole tranches de vie finiscono per congiungersi in un unico sentiero e fondersi in un'unica riflessione, andando poi a confrontarsi con quell'eterno muro invalicabile, che Franceschi chiama mistero, insensatezza, paura, sberleffo, oblio... insomma il buio, il dopo, o se si preferisce il tutto e il nulla.

Prima gli hanno chiesto di scrivere un testo teatrale. Poi di esserne interprete. Il risultato è che Vittorio Franceschi da drammaturgo sotto commissione da parte del Teatro Stabile di Genova - rarità assoluta in Italia in questi, ma anche in altri, tempi - diventa interprete unico di A corpo morto per la regia di Marco Sciaccaluga - in scena dal 15 aprile al 3 maggio 2009. «La drammaturgia di oggi deve affrontare grandi temi: non storie che si svolgono tra il tinello e la camera da letto, ma la vita, la morte, il rapporto con gli altri esseri umani». Con questa convinzione Vittorio Franceschi attore, regista e scrittore ha creato un pezzo di teatro su tema serio ma non serioso, lieto e grottesco, su un modello classico: cinque monologhi, preceduti da un prologo, inframezzati da intermezzi corali e seguiti da un epilogo. E prestandosi a dar voce e corpo a cinque diversi personaggi che si alternano come protagonisti in scena attraverso le maschere di Werner Strub (collaboratore di Benno Besson, Jean-Louis Barrault e Giorgio Strehler, formatosi nella bottega padovana di Sartori), Franceschi si mette in un confronto-dialogico con altrettanti diversi defunti, per parlare sì di morte, ma certo anche dei tanti aspetti della vita.

Arrivare ad un unico interprete, come racconta il regista Marco Sciaccaluga, non è stata un'operazione immediata. Tutt'altro. «Anni fa, congratulandomi con il maestro Besson - spiega - per un suo Amleto in maschera mi sentii rispondere: "Ci vuole coraggio per fare teatro senza maschere". E se in una totale adesione al progetto drammaturgico di Franceschi mi ero subito messo al lavoro per individuare gli interpreti, poi mi sono ritrovato con molti giovani a disposizione, ma pochi attori per le parti più adulte. Così ho pensato alla maschera, non come a uno degli addobbi del teatro, ma come punto di partenza del teatro stesso. A questo ragionare si sono aggiunte considerazioni di ordine etico ed estetico».
Una sincera preoccupazione verso il tema della morte e la sua sacralità, all'interno di un testo costruito con quella «bella ingenuità» che trova nella semplicità la complessità delle cose. «Guai ad approfittarsi della morte - continua Sciaccaluga - e in questo caso il rischio c'era. Perché la presenza dei monologhi avrebbe di per sé creato una competizione tra gli interpreti, verso il più bravo della serata. Guai a dar vita a un saranno famosi su un tema così sacro».

E poi le maschere sono da sempre presenti nella vita personale e artistica di Franceschi: da ricordare le sue prove d'attore in Edipo per la regia di Besson (1980) e Augellin bel verde di Gozzi sempre diretto da Besson (1984). Più di vent'anni sono passati e da allora Franceschi non ha più lavorato con le maschere e neppure aveva pensato ad esse per questo testo. «Come si trova un attore a recitare con le maschere? Per me è un'esperienza felice e già fatta. Sei costretto a far vibrare corde che normalmente non usi a raggiungere il massimo della sintesi nell'uso della voce e del gesto. Sento che quando metto la maschera sono invitato a calcolare la gestualità più precisamente. Insomma fosse per me ci lavorerei sempre perché quello che mi importa davvero è creare poesia e emozione. Anche perché quelli che vanno a teatro oggi siano degli eroi. Quando si apre il sipario si aspettano un dono, e quindi noi abbiamo il dovere di dare il massimo».

 
 
 
 
 
Teatro Duse
Via Bacigalupo, 6 - 16122 Genova
Genova - GE
010 53421
info@teatrostabilegeno...
www.teatrostabilegenov...
Orari d'apertura: Lunedì chiuso; Martedì 8-13 e 19-21; da Mercoledì a Sabato 10-13 e 19-21; Domenica 15-18

Aggiornato il 27/04/10

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