Metti una sera a Genova. Piove da due giorni, ma non saranno poche gocce a farmi rinunciare alla gita che mi permetterà di guardare il centro storico della mia città con occhi diversi.
Capita a tutti - e tutti i giorni – di girovagare per i caruggi, magari per fare shopping o più semplicemente per andare al lavoro o al supermercato. Itinera permette ai genovesi di conoscere meglio il centro storico in compagnia di una guida preparata.
Nel corso della settimana si può scegliere un percorso a tema sempre diverso (notturno, ma non solo: per chi lo preferisce ci sono anche le visite guidate pomeridiane).
Io ho scelto di andare alla scoperta delle antiche case chiuse genovesi: le curiosità sulle loro regole, sulle maitresses e sulle ragazze che vi lavoravano. Nel luogo dell’appuntamento trovo quelli che saranno i miei compagni di avventura e una ragazza bionda armata di bandierina: è la mia guida. Si chiama Paola Pettinotti e gli amici di mentelocale.it la conoscono già per aver pubblicato il romanzo Ghetto. Un'indagine nei carruggi dei travestiti (Fratelli Frilli Editori, 333 pp., 12 Eu): l’avevamo intervistata e oggi scopro che la sua professione, che svolge ormai da più di dieci anni, è quella della guida turistica. Scoprirò nel corso della serata che fa il suo lavoro davvero bene.
Partiamo e piove sempre di più, ma i racconti di Paola ci distraggono. Così l’acquazzone diventa un compagno di viaggio silenzioso.
Riscoprire il centro storico di notte è un’esperienza affascinante: si passeggia tra via Garibaldi, la Maddalena e altri caruggi stretti – durante il Medioevo il quartiere genovese a luci rosse occupava gran parte del centro storico, e non solo - che sono stati un tempo luoghi proibiti. Ci fermiamo davanti al portone del bordello Lepre, uno dei più famosi in città e frequentato da gerarchi e gerarchetti che venivano salutati da Dolly, la portinaia, con impeccabile saluto romano. Poi Paola ci racconta dei fasti del Suprema,la casa chiusa più chic di Genova. Nei pressi di Porta Soprana, il Castagna era il bordello prediletto dagli studenti, che sui divanetti del salotto preparavano gli esami. La maitresse ne era talmente orgogliosa che a chi si laureava con la lode offriva una gratuità con la sua ragazza migliore. E quando incontrava il neodottore, lo abbracciava esclamando: Ti ho laureato io!
Mi colpiscono gli aneddoti che descrivono le ragazze dei bordelli come donne non solo sfruttate – questo si sapeva già e le cose oggi non sono certo cambiate – ma come vere e proprie schiave, che non potevano uscire dal bordello senza il permesso delle maitresses. Giovani madri chiuse in gabbia, ragazze malate e costrette ugualmente a fare la vita. Ma nei racconti della guida di Itinera non mancano gli aneddoti più divertenti e le curiosità legate ad un mondo che oggi non c’è più. Mi rendo addirittura conto che un appartamento che tempo fa mi era stato proposto da un’agenzia immobiliare è stato sede nell’Ottocento di uno dei bordelli più frequentati dai giovani genovesi. Poi quella casa non l’ho comprata ma, se solo lo avessi saputo, l’avrei senz’altro visitata con occhi diversi.
Dopo circa un’ora e mezza il percorso è finito. Continua a piovere, ma poco importa. Non è necessario essere turisti per scoprire la città.