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GOG: l'intervista a Hansjörg Albrecht

 
Al Carlo Felice va in scena la 'Passione secondo Matteo'. Il direttore d'orchestra: «è il più grande capolavoro di Bach». dalla nostra community
 
   

     
Genova, 6 aprile 2009
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di Andrea Ottonello
   
Hansjörg Albrecht
Hansjörg Albrecht

Mentre il Carlo Felice cerca di uscire da una situazione sempre più drammatica, la GOG mette a segno un altro colpaccio, portando a Genova lunedì 6 aprile 2009 (ore 20) quella che molti considerano la vetta assoluta della musica colta occidentale: la Passione secondo Matteo di Johann Sebastian Bach. Il concerto sarà dedicato alla memoria di don Antonio Balletto a un anno dalla scomparsa. Il centro studi che porta il suo nome, tra l’altro, promuove un convegno di studio sulla musica sacra, anch’esso lunedì, a partire dalle ore 15.30 all’Auditorium Montale: tra i relatori, spicca il nome di Giorgio Pestelli.
Ma torniamo alla Passione bachiana, monumento assoluto non solo della storia dell’arte ma anche del pensiero occidentale, che mancava da Genova da venticinque anni. Quindi, un’occasione preziosa per riaccostarsi a un capolavoro intriso di spiritualità e bellezza.

Per l’esecuzione, la GOG ha chiamato a Genova il Bach Collegium München, formato dai più importanti musicisti delle tre orchestre di Monaco di Baviera, e il Münchener Bach-Chor. A sovrintendere all’esecuzione è stato chiamato Hansjörg Albrecht, classe 1972, che dei due complessi è direttore stabile. «Ero già stato a Genova cinque anni fa come turista – esordisce Albrecht – e ora sono molto felice di tornarvi come musicista. In Italia però ho già suonato e diretto in varie altre città, trovando ovunque un pubblico attento e competente». A proposito, a quanto pare l’Italia non è sola ad affrontare la crisi dei finanziamenti all’arte e la cultura: «anche in Germania – prosegue il direttore – nei bilanci le spese per l’arte sono le prime ad essere tagliate, ho avuto diverse cancellazioni di concerti. Ma realizzare progetti musicali non è solo questione di soldi, ma prima di tutto un problema di volontà e di agire per una giusta causa. Guai a operare nel settore musicale facendo calcoli in termini di costi e benefici, è il valore superiore dell’arte che va salvaguardato e promosso in ogni caso. La musica parla al cuore dei popoli ed è importante quanto il pane quotidiano».

Sulla Passione secondo Matteo, Albrecht è categorico: «è, molto semplicemente, il più grande capolavoro che Bach abbia mai scritto, perché nel suo messaggio supera l’Oratorio di Natale e la Messa in si minore. Anche se Bach non ha mai composto un’opera la Passione secondo Matteo è una sorta di “opera da chiesa”, priva però di un palcoscenico; è uno spettacolo per la mente. Nella sua lunghezza – circa tre ore – si avvicina alla durata delle opere di Wagner, ma in confronto alle opere e agli oratori di Händel – anch’essi molto lunghi – la Passione è molto più densa nella sua struttura e nella sua espressività musicale. È per questo che ancora oggi, Bach non smette di lasciare a bocca aperta gli ascoltatori di tutto il mondo».
Per Albrecht, i temi che Bach tratta sono di straordinaria attualità, cambiano solo i nomi dei protagonisti: «penso ad esempio – dice – al tradimento di un amico (Giuda), all’impulsività e alla pazzia delle folle (i Giudei), e alla politica (Pilato)».

Nella conversazione c’è anche tempo per un ricordo di Karl Richter, fondatore del Münchener Bach-Chor: «La figura di Richter è immensa. È grazie a lui che da metà ‘900 si è potuta formare l’immagine di Bach che oggi abbiamo. Moltissimi musicisti di oggi (Harnoncourt, Suzuki, Rilling, Gardiner) gli sono debitori per le loro interpretazioni. Anche se la lettura delle opere di Bach è gradualmente cambiata, quello che resterà per sempre è il suo approccio profondamente emozionale, come spero potrete ascoltare lunedì».

Ma cosa c’è nella vita di Albrecht oltre la musica? «Innanzitutto una fidanzata fantastica, che condivide con me un grande interesse e amore per la musica e l’arte». E poi? «Nel tempo libero mi piace occuparmi di architettura e di storia, e cerco sempre di leggere qualche buon libro».

 
 
 
 
 
 
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