Arrivano dal Nord Est le due ultime novità della MP & R di Tombolo (Padova). Dall’Abruzzo (Clepsydra) alla Grecia (Soundgeist).
I
Clepsydra sono un
power trio (chitarra, basso e batteria) di estrazione rock-blues, giunti ora alla seconda prova (
In Other Sunsets). Rispetto all’
esordio, la band sembra essersi decisa a stemperare la carica elettrica hard per lasciare ulteriore spazio a dilatazioni sonore psichedeliche.
In Other Sunsets è un album che ama i crepuscoli, anche quelli imprevedibili di un’eclissi cercata: solo qui, per paradosso, l’ombra diventa unica luce. Tradotto in musica: chitarre riverberate, una batteria sorniona ma sempre presente (stile Nick Mason o John Densmore), un basso dalle dolci
gravità talvolta melodiche e voci in perfetto stile
californiano (quindi non
belle da piacere ma
essenzialmente da sentire).
La lettera di referenza è firmata dai primi
Jethro Tull (
Majestic 12/Eyes Only),
Jimi Hendrix (
Exotica),
Grateful Dead (
Albuquerque),
Grandfunk Railroad (
Tabasco at Sunrise),
Doors (
Last Night on Vega),
Pink Floyd (
Open Your Eyes,
Lost in the Universe), se non addirittura dall’
Iggy Pop di
The Passenger (
Along the Cam Nothing More) e da
Bob Dylan (
Clouds e la quasi reprise
Dreamcatcher). Apice in
Acid Moon, un fandango-blues zoppicante con tanto di chiusura ad effetto (lisergico) tra (de)forma(zioni) free e improvvisazioni alla
Jerry Garcia (la ciliegina sulla torta una tromba in dissolvenza…).
Storia diversa quella dei cretesi
Soundgeist e del loro esordio
The Fine Line Between. Dando un occhio al
Myspace dichiarano di essere una
prog-psy metal band, con buona pace di alcune fonti di ispirazione (altrettanto citate) che, sinceramente, si faticano a scorgere (
Ozric Tentacles,
Porcupine Tree e
Carlos Santana). Diciamola tutta: i Soundgeist sono un onestissimo gruppo di progmetal che ama rutilanti accelerazioni di doppia grancassa, chitarre straveloci e timbriche tastieristiche anni Novanta. E suonano pure bene: precisi, attenti, mai approssimativi, quasi geometrici.
C’è calligrafia melodica (
New Millenium Babylon). Ma è tutto così
già ascoltato da decenni… Più che
cuginetti dei Dream Theather (troppo facile: è come sparare sulla Croce Rossa, ormai…), diremmo
nipotini degli Iron Maiden di
Somewhere in Time, senza trascurare qualche chiosa ai
Queensrÿche e ai
Rush (le sezioni lente e non
distorte in
Insanity Part 1 e Part 2, la struttura dei riff di
Divine Light). Augurio per il futuro: meno zelo e più
distrazioni creative.