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Crepet a Genova: «amo le provocazioni»

 
Mercoledì 3 lo psichiatra ospite di Teatri Possibili. Le emozioni, la felicità, la crisi italiana. @ Palazzo Ducale. La nostra intervista
 
   

     
01 settembre 2008
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mentelocale di
Francesca
Baroncelli
   
Paolo Crepet
© foto: Francesco Escalar per Lightshafe srl
Paolo Crepet

«L’Italia è un paese depresso e decadente. Ma c’è ancora chi osa e si incazza». Paolo Crepet, psichiatra, sociologo e scrittore, non risparmia nemmeno i giovani, «che sono tristissimi e sembrano fatti con lo stampino. Persino per le vacanze scelgono tutti la stessa meta: Formentera. Ma perché qualcuno non si distacca dalla massa e non sceglie di andare, che ne so, in Patagonia?». Crepet non sopporta la mediocrità: «mi piacciono le persone che mi provocano», aggiunge.

È nata così anche la collaborazione con Mario Botta, con cui Crepet ha scritto Dove abitano le emozioni. La felicità e i luoghi in cui viviamo (Einaudi 2007), il suo ultimo libro: «tutto è nato da una mia curiosità. Botta, architetto, è una persona diversa da me: ho capito che avrebbe potuto insegnarmi qualcosa. Sono iniziati così gli incontri e le discussioni. Lui è senz’altro più cauto di me, ma poi ha creduto nel progetto. Spero che i temi del libro non interessino solo a psichiatri e architetti, ma anche alle amministrazioni delle città: in Italia manca il coraggio di cambiare le cose».

Le emozioni dipendono anche dai luoghi che si attraversano ogni giorno: «nella maggior parte delle città italiane mancano gli spazi emotivi e le idee. È difficile trovare un luogo dal sapore emozionale forte. I giovani subiscono tutto questo. La loro depressione spesso sfocia nella violenza».
E che ne pensa Crepet di Genova? «È una delle tante occasioni perdute», risponde, «ci sono voluti anni per costruire un breve tratto di metropolitana e poi perché nessuno elimina l’orrenda sopraelevata? Renzo Piano ha presentato molti progetti, che però sono rimasti tali».

Ma allora cosa lega l’architettura alla psichiatria? «L’esaltazione della forma e del colore, ad esempio. Poi c’è la luce, che è terapeutica: un bel tramonto offre un importante aiuto terapeutico. E i grandi architetti sono i maghi della luce. Io amo tutto ciò che è bello: non potrei mai vivere in un sottoscala. L’importante è sempre condividere. Non potrei fare a meno di scrivere. Sono una persona fortunata e ho molti privilegi, non voglio viverli da solo».
Forse per questo Crepet ha scelto di comunicare attraverso la televisione, la radio e i giornali, che gli hanno regalato una grande popolarità: «certo, la tv ti fa vendere più libri, ma solo se sul grande schermo non dici stupidate», commenta lui, «io frequento i salotti televisivi in maniera sobria. Però mi piacerebbe fare più radio».

Viviamo nella società dello spettacolo. Apparire è l’unico modo per provare emozioni? Secondo Paolo Crepet «basta scrivere un buon libro, oppure esprimersi attraverso la musica. Il problema non è apparire, ma comunicare».
Tra qualche mese uscirà il nuovo libro dello psichiatra: «un racconto che mi ha coinvolto profondamente e in cui ho messo molto di me. È una storia di tradimenti - morali, più che sentimentali - che vede protagonista una donna  e il suo rapporto con i genitori e la figlia. Scrivere questo libro ha rappresentato una sfida importante».

 
 
 
 
 
 
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