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La Giornata mondiale del libro, con gli Afterhours

 
Domenica 19 aprile a Palazzo Ducale la band milanese legge Flaiano. Ospite Mimě Clementi dei Massimo Volume. Le iniziative partono dal mattino
 
   

     
Genova, 14 aprile 2009
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di
Daniele
Miggino
   

Per la prima edizione della Giornata mondiale del libro l’anno scorso è venuto a Genova Vinicio Capossela. Ha letto brani di Moby Dick dietro una polena realizzata per l’occasione, riempiendo il cortile di Palazzo Ducale. Una bella iniziativa. E non c’è dubbio che anche quest’anno - domenica 19 aprile 2009 – la storia di ripeterà. Sono ospiti gli Afterhours e Mimì Clementi dei Massimo Volume, per un reading musicale con letture da Ennio Flaiano.
Le iniziative di Ho lasciato un idiota e ho trovato un piccolo principe si svolgono in contemporanea in sei città italiane (oltre a Genova, a Roma, Torino, Milano, Napoli e Verona) e partono dal mattino. Sarà un giorno di bookcrossing per scambiarsi testi, opinioni e passioni. Dalle 11.30 parte Fnac in Fabula. Giochiamo con la Fiaba, un gioco per bambini. Poi alle 17.00 spazio ai testi di Flaiano, letti da Manuel Agnelli su una base sonora a cura del suo gruppo e Clementi. Un evento che hanno già portato a Roma, e che ora replicano a Genova. 

È una buona occasione per risentire gli Afterhours. Avevamo intervistato Manuel Agnelli la scorsa estate, alla vigilia dell’uscita di I Milanesi ammazzano il sabato. L’album è andato bene. Poi c’è stato il caso Sanremo. La rock band milanese, lasciando per un attimo i circuiti alternativi che hanno fatto la sua ormai ventennale storia, si è buttata al Festival. Lo ha fatto non per opportunismo, né per togliersi uno sfizio. Il gruppo ha lanciato in quell’occasione un progetto musicale nuovo. Una compilation dal titolo Il paese è reale - come il brano che hanno portato a Sanremo - e nella quale oltre a loro suonano Roberto Angelini, Beatrice Antolini, A Toys Orchestra, Cesare Basile, Paolo Benvegnù, Calibro35, Dente, Disco Drive, Giovanni Ferrario, Marco Iacampo, Mariposa, Marco Parente, Marta sui Tubi, Settlefish, Teatro degli Orrori, Amerigo Verardi, Zen Circus, Zu. Il tessuto musicale vero (non solo mediatico) del nostro paese, artisti poco visibili in TV, poco sentiti in radio, poco commerciali insomma, ma che si fanno l’Italia avanti e indietro diverse volte a suonare in locali, club, centri sociali.

Il batterista Giorgio Prette è una colonna degli Afterhours. Forse, insieme al leader Manuel, il collante vero del gruppo. Allora, anche se ormai è passato un po’ di tempo, come valuti l’esperienza sanremese? «Come prima, durante e dopo la manifestazione. La sfida per noi era andare a Sanremo in un certo modo, e lo abbiamo fatto. Il significato della nostra presenza lì era la compilation. Bonolis, è stato lui a chiederci di andare, conosceva il progetto e ci ha voluto anche per questo». Dunque sono finite le solite lamentele dei fan duri e puri che non vi volevano là? «Massì, per me non sono mai esistite. Un po’ perché non leggo i forum, ma questa è una cosa mia». In che senso? «Quando ho iniziato a masticare musica queste cose non c’erano. Io compravo il disco, mi piaceva o non mi piaceva. Eravamo io e la musica, punto. Oggi bastano pochi commenti a fare un grande rumore».
E come sta andando la compilation? «Bene anche se non possiamo parlare di grandi numeri. Ma quest'operazione non ambiva solo a vendere. Lo testimonia il fatto che sia acquistabile solo presso i punti vendita Fnac e online, sempre al prezzo di 9.90 Eu».

Gli Afterhours sono appena tornati dalla loro quinta tournée negli Stati Uniti. Siete di casa ormai: «beh, effettivamente sì. Questo tour non è stato molto lungo, ma d’altra parte venivamo da un periodo di lavoro intenso con l’album, la compilation e infine Sanremo. L’esperienza americana è stata molto importante per noi, ci aiutato a continuare a fare musica a modo nostro, affrontando nuove sfide».

 
 
 
 
 
 
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