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Marco Manchisi, Alessandro Damerini in 'Il fantoccio'
© foto: Alberto Rizzerio  -  Marco Manchisi e Alessandro Damerini in 'Il fantoccio'
 

Sei giovani interpreti per 'Il fantoccio' di Manchisi

 
Dalla drammaturgia alla messa in scena: uno spettacolo compiuto. Tra immaginazione, metateatralità e riti iniziatici. La seconda volta di Facciamo insieme Teatro alla Tosse
 
   

     
Genova, 21 aprile 2009
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mentelocale di
Laura
Santini
   
 
Il fantoccio, ispirato a Francisco Goya e William Shakesperare
testo regia e spazio scenico Marco Manchisi
costumi Bruno Cereseto
con Alberto Bergamini (Gaspare Melchiorri, dipendente comunale, Re Lear, Amleto, Macbeth, Otello), Silvia Bottini (Desdemona e Moglie di Gaspare), Carla Buttarazzi (Cordelia e Figlia di Gaspare), Alessandro Damerini (Corocchiello, Servo del Servo di scena), Luca Ferri (Spettro del padre di Amleto e Spettro del padre di Gaspare), Marco Manchisi (Sebastian, Servo di scena), Lupo Misrachi (Kent e promesso Sposo della Figlia di Gaspare), Sara Nomellini (Lady Macbeth e Amante di Gaspare), Valeria Pilia (Gertrude e Madre di Gaspare)
coordinamento Sonia Cappellini
assistente alla regia Yuri D'Agostino
direttore di scena e attrezzeria Renza Tarantino
elettricista e fonico Massimo Calcagno
sarta Umberta Burroni
Progetto Facciamo Insieme Teatro, vincitore del bando ETI - Ente Teatrale Italiano - Nuove Creatività 2008

La storia
L'impiegato Gaspare Melchiorri si reca in un teatro inagibile prossimo alla demolizione, per invitare gli attori che lo abitano ad abbandonarlo. Attraverso il mito della caverna di Platone, La Natura di Lucrezio ed alcune scene tratte da tragedie shakespeariane, gli attori, in un labirinto di suggestioni tra il grottesco e l'ultraterreno, seducono l'impiegato trasformandolo. Un viaggio iniziatico per smuovere la coscienza del protagonista.

Attori in formazione...
Progetto triennale - Facciamo insieme teatro - con 6 giovani interpreti tenuti a bottega da un capocomico...
Giovani attori affiancati da professionisti...

Insomma le premesse generavano attese caute e aspettative prudentemente misurate. Il fantoccio però - in prima nazionale ieri sera, 20 aprile 2009 e in scena alla Tosse fino al 24 (e poi dal 28 al 30 a Roma al Teatro Vascello) - è uno spettacolo teatrale compiuto, intelligente e sincero perché capace di lavorare su quella metateatralità di cui si sono presumibilmente nutriti i 6 giovani interpreti - a occhio in modo virtuoso. Il capocomico poi, Marco Manchisi, sceglie per sé un ruolo centrale ma marginale, regista-supervisore sempre in scena ma quasi sempre defilato: Manchisi è Sebastiano il servo di scena. Tira le fila dello sgombramento in corso - il teatro e la compagnia tutta sono vittime di uno sfratto esecutivo - ma a tirare le fila dei fantocci-interpreti è il suo servo, il servo del servo, Corocchiello (Alessandro Damerini): mente bizzarra e poetica, fool shakesperiano sempre pronto a sottolineare la verità scomoda, spiritello saggio e poetico capace di grandi voli lirici e abilissimo burattinaio per 6 fantocci (Silvia Bottini, Carla Buttarazzi, Luca Ferri, Lupo Misriachi, Sara Nomellini, Valeria Pilia). Sono Franziska, la mogliera; Saturno, il marito tradito o un padre; Ortensia, la più cattiva; il tamburino pazzeriello; la più piccola, la figlia; e la madre che ansima.

L'avvio a scena aperta è astratto, magico e fantasmatico. Quinte mobili scorrono sul palco a tempo di musica fino a quando, esaurita la coreografia svelano i movimentatori-interpreti che le hanno animate. È questo il fil rouge narrativo: il labile confine tra ciò che immaginiamo e ciò che vediamo o immaginiamo di vedere, la concretizzazione di nostre ansie o tormenti, illusioni o irrefrernabili emozioni. Il che non esclude il lato pratico della vicenda: l'imminente sgombero del teatro, dato lo sfratto esecutivo, per cui tutto va smontato e preparato per essere traslocato altrove o buttato. Ma il servo e il servo del servo concordano su un'ultima replica de Il fantoccio e così marionette umane, un po' disidratate, come dice Corocchiello, con la carica cominciano a muoversi e lungo fili immaginari a rispondere ai solleciti di Corocchiello per mettere in scena una farsa macabra.

Il gioco del teatro affascina anche chi di mestiere fa tutt'altro e non si immischia delle emozioni: Gaspare Melchiorri (Alberto Bergamini), dipendente comunale al suo ultimo incarico. È lui, venuto a consegnare personalmente lo sfratto esecutivo, l'ulteriore protagonista di questa storia a incastri dove scoperta una trama, ne emerge un'altra e l'una e l'altra si intrecciano.
Nel buio del teatro, come protetto, invisibile e, nel suo soliloquio sordo agli altri, Melchiorri è venuto soprattutto a confessarsi. La sua ultima missione, vorrebbe protrarla, ma vorrebbe anche annullarla. Il tempo della sua parola diventa il tempo che gli resta per essere quello che è sempre stato, per riflettere su chi è veramente stato e cosa non è mai riuscito ad essere. È una seduta di un'autoanalisi che presto entra nel vivo del suo valore terapeutico rendendo manifesti - attraverso i beffardi interpreti-fantocci - i peggiori fantasmi che infestano la vita di Gaspare. A partire da un Amleto, imprudentemente frequentato in un'infanzia priva del madre e con una madre risposata allo zio, il percorso grottesco di Gaspare è un percorso attraverso Re Lear, Macbeth e l'Otello dove di volta in volta Gaspare interpreta il figlio, il re-pazzo, il regicida sobillato da Lady Macbeth e l'amante geloso che Shakespeare individuò nel moro.
Il tragitto di Gasparre conduce alla follia e a una forma di riscatto che è finalmente l'opportunità di provare e interpretare le tante spaventose emozioni ed essere quindi interprete unico sul palco.

 
 
 
 
 
Teatro della Tosse
Piazza Renato Negri 4
Genova - GE
+39 010 2487011
info@teatrodellatosse.it
www.teatrodellatosse.it


Aggiornato il 21/11/11

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Il fantoccio - gruppo
© foto: Alberto Rizzerio
 
   
 




 

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