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Elio De Capitani e Cristian Maria Giammarini
Elio De Capitani e Cristian Maria Giammarini nel ruolo di Roy M. Cohn e di Joe Porter Pitt
 

'Angels in America. Si avvicina il millennio' alla Corte

 
Premio Pulitzer nel '93 e vincitore di numerosi premi per la versione cinematografica è il testo dell'americano Tony Kushner. Un ritratto epico dell'America anni '90
 
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Genova, 22 aprile 2009
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mentelocale di
Laura
Santini
   
 
Lo spettacolo
Ferdinando Bruni ed Elio De Capitani portano in scena un bestseller del teatro americano, Angels in America, saga provocatoria e commovente che si articola in due parti. Angels in America racconta le vicende sentimentali di due coppie: la relazione gay tra Prior Walter, che scopre di avere l'AIDS, e Louis Ironson, incapace di accettare la malattia e il dolore, e il matrimonio fra l'avvocato mormone Joe Pitt, dilaniato da dubbi professionali e privati, e Harper, giovane moglie depressa. Gli angeli del titolo sono invece esseri grandiosi e hollywoodiani che hanno il compito terribile di trovare chi oggi sia in grado di aprire gli occhi su quest'epoca confusa e infelice, orfana di ideologie e di ideali.

Non si tratta di uno spettacolo sugli omosessuali, anche se sulla scena troviamo una coppia gay. Non è uno spettacolo sull'AIDS, anche se ben due personaggi protagonisti contraggono e reagiscono alla malattia in scena. In Angels in America. Prima parte: Si avvicina il millennio va in scena - al Teatro della Corte fino a domenica 26 aprile - un grande affresco che ricorda il cinema di Altman sull'America degli anni '90, che fa i conti con una politica conservatrice miope, censoria e zero ambientalista, è pro o contro Reagan, si lecca ancora le ferite del o inneggia al maccartismo che portò alla condanna e alla penosa morte di Ethel e Julius Rosenberg (nel '90 nasce il fondo Rosenberg Fund for Children) presenta la pestilenza del millennio dell'AIDS e annesso tabù, portato avanti con determinazione da Reagan, il quale si decide a parlarne pubblicamente solo nell'85, salvo poi scusarsi nel '90 per aver trascurato l'epidemia: dopo 18.447 morti accertati solo in America.

Un funerale ebraico.
Una coppia gay su una panchina.
Un ufficio e due uomini: uno indaffaratissimo al telefono, l'altro, giovane e timido, seduto in attesa e un po' a disagio.
La casa di una giovane sposa mormona con problemi emotivi le cui visioni si materializzano.
Di stacco in stacco sono innumerevoli gli ambienti che questo spettacolo presenta: camere da letto, d'ospedale, strade malfamate del Bronx, angoli bui del Central Park, un esterno a Salt Lake City, per non parlare di scenari onirici o immaginari. Per questo Angels in America. Prima parte: Si avvicina il millennio risulta una fantasmagoria che fin dall'inizio propone un rapido susseguirsi di quadri abitati da personaggi, situazioni, immagini e suoni estremamente vivi, tutti profondamente drammatici, che attraggono, colpiscono, fanno ridere ed eccitano proponendo un insieme caotico di concetti e riflessioni - dalle religioni alla giustizia, dalla morte alla malattia, dall'amore alla fedeltà - e di certo l'effetto che ne deriva è in parte confusione anche se l'intento è quello di ritrarre la complessità di un contemporaneo urgente e caotico nella New York degli anni '90. Ferdinando Bruni (regista) e Elio De Capitani (coregista e interprete) coltivavano l'idea di portare in scena questo testo di Tony Kushner fin dagli anni '90 (nel '93 Bruni lavorò infatti alla traduzione della seconda parte di Angels in America Perestoika per Ubu Libri ), poi improvvisamente il progetto si concretizzò nel 2005. E qui direi che la tempistica penalizza un po' l'efficacia dello spettacolo che paga un po' il ritardo in termini di urgenza drammaturgica.

La complicazione a cui Tony Kusher ci sottopone in questo suo lavoro epico (Premio Pulitzer nel 1993, e pluripremiato nella versione televisiva per la regia di Mike Nichols e un cast d'eccezione tra cui Al Pacino, Meryl Streep, Emma Thompson, Michael Gambon, Simon Callow) è che dal particolare, dall'individuale si punta a portare in scena - letteralmente - il molteplice e l'universale ma anche il metafisico e il fantastico utilizzando in teatro la potenza espressiva di stilemi televisivi, cinematografici.
Per fare un esempio: dalla situazione familiare del funerale ebraico si passa all'universale con un'amplificazione per immagini che prende spunto dalla battuta del rabbino: 'stiamo salutando non una sola creatura ma un'intera razza', e che scorre in bianco e nero sulle tre pareti.

Per il resto si procede per contrappunto, come nel cinema si passa come con il campo e controcampo o il montaggio alternato da un ambiente, una situazione, una condizione all'altra. Ora siamo di fronte al nipote della defunta, Louis (Umberto Petranca, troppo frettoloso nei suoi lunghi soliloqui) che, seduto su una panchina con il suo compagno gay, Prior Walter (Edoardo Ribatto), risponde goffamente alle accuse del fidanzato e malamente alla notizia che questi è gravemente ammalato (AIDS). Stacco. Ora ci troviamo nell'ufficio dello strafottente Roy M. Cohn (Elio De Capitani che tiene la parte con naturalezza e forza), figura realmente esistita, avvocato passato alla storia come il più giovane assistente procuratore dell'epoca e soprattutto per la sua partecipazione (con altri tre procuratori) al processo a Julius e Ethel Rosenberg (1951) - accusati di spionaggio e di adesione al comunismo - ottenendo la condanna a morte degli imputati. Di fronte allo spietato Cohn, impegnato appunto a mandare a quel paese o vezzeggiare il cliente di turno, il giovane Joe, Joseph Porter Pitt (Cristian Maria Giammarini), mormone dello Jutah, anche lui avviato alla pratica forense e in preda a un percorso doloroso per emanciparsi da un'omosessualità latente, che sta per ricevere un'offerta imperdibile da ripagare a caro prezzo.

Quello che va in scena è una riflessione sull'identità americana e le sue molte facce e sfaccettature, mostrando il percorso di autodeterminazione dei vari personaggi che si trovano, come succede nella vita, ad affrontare accuse, sconfitte, malattie, debolezze emotive e mentali, inadeguatezze, paure e follie di ogni genere in un mondo veloce, spietato, classista dove i tradizionali strumenti ideologici, filosofici, morali o etici non reggono. Uno scenario sovraffollato e ridotto a jungla dove combattere per la sopravvivenza elevando persino un gigantesco frigo a emblema sacro. È un'opera quasi musicale fitta di duetti, terzetti, scene parallele, amori e odi, vendette, proprio come nell'opera lirica in cui spiccano le sapide interpretazioni tra i giovani di Fabrizio Matteini, in particolare nel ruolo di Belize, ex amante di Prior Walter e del medico di Ida Marinelli, e Emily di Cristina Crippa. Interessante.

 
 
 
 
 
Teatro Duse
Via Bacigalupo, 6 - 16122 Genova
Genova - GE
010 53421
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www.teatrostabilegenov...
Orari d'apertura: Lunedì chiuso; Martedì 8-13 e 19-21; da Mercoledì a Sabato 10-13 e 19-21; Domenica 15-18

Aggiornato il 27/04/10

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Umberto Petranca e Edoardo Ribatto
Umberto Petranca e Edoardo Ribatto nei ruoli di Louis e Prior, una coppia gay
 
   
 




 

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