Pina Rando - direttrice del Teatro dell'Archivolto - ci fa sedere sul palco. «L'ho voluto fortemente perché voglio ripartire dal teatro». Una convocazione della stampa con coup de théatre per ricordare che l'appello di inizio stagione - l'archivolto ha bisogno di fondi - non ha ancora trovato una soluzione. La stagione VIVA, vi ricordate? sta per giungere al termine ma la situazione di partenza - 2milioni di euro di debito pregresso che ogni anno aumenta con un disavanzo di 200/300 mila euro di interessi passivi - resta invariata ma grida il bisogno di una soluzione. Accanto a Rando, Giorgio Gallione - direttore artistico del teatro - e, tra le quinte e in platea tutto lo staff, tecnico e amministrativo.
«In tanti si sono detti disponibili, parlo degli enti locali, in particolare e di cose ne sono state fatte davvero - continua Pina Rando - quello che manca è un vero coordinamento degli interventi che ripianino una volta per tutte il deficit. Con una tempistica a medio termine in 5 anni potremmo anche pianificarlo con l'intervento in primis del Ministero, quindi degli enti locali Comune, Provincia, Regione e anche di sponsor privati. Magari con un G8 tutto ligure o un Zena 8». Rando rilancia quindi perché si smettano di curare i sintomi - rilasciando piccole cifre per coprire emergenze - permettendo così alla malattia incurabile di procedere perché se ne ignorano - cioè non si valutano precisamente - le cause. Rando e Gallione auspicano una cura specifica che non somigli più a palliativi che lenisco il dolore, ma conducano il paziente a risolvere una volta per tutte il problema.
Al di là di facili metafore, la questione si pone in termini numerici. Il bilancio complessivo del teatro - che, lo ricordiamo per chiarezza, è stato riconosciuto tra i Teatri Stabili Privati dal Ministero nel 2004 - ammonta a 3milioni e 200/300mila euro l'anno. Dal Ministero il Teatro percepisce - senza contare che il contributo non tiene conto degli immobili e del loro mantenimento, cioè il gioiello del Teatro Modena e la Sala Mercato - ammonta a 388mila euro, ma solo per ENPALS e INPS l'anno scorso il teatro ha pagato 350mila euro. «Quindi in pratica il denaro dello Stato torna allo Stato oppure per i ritardi di pagamento viene accresciuto con le more», precisa Rando. Il grosso delle entrate, per il 70%, l'Archivolto - che nella formazione attuale esiste e lavora dall'86 - se li procura con i caché delle proprie produzioni portate in tournée, la bigliettazione e gli affitti sala. Rispetto ad altri Stabili Privati, all'Archivolto il Ministero dà molto meno - senza creare antipatici confronti fra le tasche di ognuno consultate la pagina online del ministero che indica i contributi specifici per singoli teatri.
Insomma urge un vertice. E urge riportare l'attenzione sul valore del Teatro dell'Archivolto come gruppo di lavoro e come realtà specifica che svolge un'azione sul territorio. Ricordiamo che ad oggi le potenzialità di spettacoli come Cipputi o Spoon River sono tarpate, ancora da questioni economiche, che non permettono di portare gli spettacoli - più caratterizzanti della qualità artistica del teatro - in tournée. Neppure per una data.