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The Wrong Object: jazz news dal Belgio

 
In 'The Unbelievable Truth' la collaborazione tra la band e Elton Dean, scomparso 3 anni fa. E poi il Sextet di Alex Maguire. Di Riccardo Storti, dalla community
 
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28 aprile 2009
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di Riccardo Storti
   
Elton Dean
Elton Dean

L’ultima volta ci siamo congedati citando Moonjune, la label di Leonardo Pavkovic. In attesa di nuovi arrivi, un’appendice con due segnalazioni live.

La prima riguarda un'irripetibile congiunzione discografica nella galassia jazz rock europea, quella avvenuta nell’ottobre del 2005 tra Elton Dean, lo storico sassofonista dei Soft Machine e la band belga The Wrong Object.
L'irripetibilità non è data solo dall'impossibilità di riprendere quei suoni sprigionatisi al Glaz’Art di Parigi, ma – ahinoi – anche dalla scomparsa di Elton Dean, avvenuta oltre tre anni fa. Un’incredibile verità che si fa titolo (The Unbelievable Truth) e testamento per un congedo dal palco. Come ci fa intendere il chitarrista della band, Michel Delville, quell’ispirazione continua a vivere ben oltre il fatalismo del transito terrestre. C’è un fertile ABC di estemporaneità free-rock da coltivare…

È pura emozione quando il concerto si apre con il dinnocolato 7/4 di Seven For Lee, composizione che Dean imbastì alla fine degli anni Settanta per la variante Soft Head. Dilatazioni ossessive, dissonanze e ampi spazi solistici: questi gli ingredienti base offerti dal ricettario The Wrong Object e Dean si trova a suo agio, come lo fu ai tempi d’oro con Hopper, Tippett, Ratledge, etc. Dettagli che lasciano il segno: il motore inossadabile della ritmica in Millenium Jumble e di A Cannery Catastrophe, gli interventi rumoristici della title track, la schizofrenia di Cunnimingus Redux tra pigrizia blues e interventi aleatori. Dean ci mette del suo con Baker’s Treat e Tha Basho Variations, due pagine di alta classe e di indubbia qualità “aggregativa”. Con dedica: a Chat Baker e al poeta giapponese Matsuo Bashô.

Il piano, prima di tutto. Così si presenta Alex Maguire già allievo di John Cage e in forza con importanti ensemble dell’area canterburiana (pensiamo agli Hatfield and the North della recente reunion). Il musicista inglese si fa scortare da un quintetto belga. Non a caso questo live – registrato nel 2007 al De Singer di Rijkevorsel - porta una bella etichetta birraiola, Brewed in Belgium. Anche qui, The Wrong Object ci cova (il solito Delville, il batterista Delchambre, il trombettista Eitiévenart e il bassista Polard) più il sax fiammingo (ma di stanza a N.Y.C.) Verheyen. Avvio sicuro tra il bianco e nero dei tasti: Maguire scalda i muscoli su Psychic Warrior (tributata ad Elton Dean), quindi apre ai suoi con l’ordinata poliritmia di John’s Fragment colorata da qualche folata di organo tra volute di sax e di flicorno. Nella lunga Saturn (oltre 15 minuti) e in Theresa’s Dress emerge anche lo spirito The Wrong Object con la chitarra “frippzappiana” di Delville e alcune combinazioni fiatistiche piuttosto calibrate.
Un jazz abile nel trasformarsi in “musica contemporanea” come accade negli ostici passaggi di Pumpkin Soup. Dopo l’alterco dissonante, ritorna la pace e l’Alex Maguire Sextet saluta l’amico che non c’è più. Di nuovo lei, Seven for Lee.
Goodbye Elton.

 
 
 
 
 
 
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