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genova  >  spettacoli  >  C'era una volta il rock

 

Serate progressive: l'incontro con Gianfranco Pinto

 
Sabato 9 maggio all'associazione Nonsolomorego, nuovo incontro del ciclo promosso da CSPI. Ospite il tastierista dei Madrugada. Dalla nostra community
 

 
   

     
Genova, 5 maggio 2009
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di Riccardo Storti
   
Gianfranco Pinto
Gianfranco Pinto

Questa volta vogliamo raccontavi una storia, una di quelle sotterranee sgorgata dall’Italia progressive degli anni Settanta. Poi il talento e la caparbietà hanno compiuto il resto, realizzando convergenze imprevedibili.

Nell’occhio del ciclone, un musicista. Gianfranco Pinto, tastierista bergamasco che, sul finire degli anni Sessanta, suona con band locali dai nomi singolari (Le Bugie, La Terza Classe).
L’avventura progressive, però, si manifesta come un’alba con l’esotico titolo di Madrugada. E qui vale la pena cliccare sul fermo-immagine. Perché entrano in scena due personaggi determinanti. Uno si chiama Roberto Vecchioni (all’epoca non ancora famosissimo), paroliere. L’altro Mauro Paoluzzi, polistrumentista e arrangiatore, nonché produttore. Il primo album omonimo è del 1974, alterna momenti melodici ad ampie falcate progressive: il mélange è una sintesi di vocalità “genovesi” (New Trolls in primis), tentazioni jazz alla Delirium, dilatazioni floydiane e spunti “latini”. Niente male per un trio basso-batteria-tastiere che avrebbe potuto benissimo seguire il filone epigonico “ormistico” e che invece ha preferito cercare la propria strada.

I nostri sono in Philips e il circolo virtuoso che si innesca li porta a suonare in Ipertensione di Vecchioni, regista l’immancabile Mauro Paoluzzi, già in forza con i Nuovi Angeli, per cui Vecchioni aveva scritto un bel po’ di song. Ed è proprio in quel periodo (siamo tra ’74 e ’75) che i  Nuovi Angeli ritornano in studio per un ambizioso concept album, Stasera Clowns, vero e proprio omaggio beatlesiano sulla scia narrativa di Abbey Road. E Pinto che fa? Si siede alle tastiere e ci mette del suo, conferendo a questo obliato vinile un’aura “sinfonica” degna di alcune “trovate” anglosassoni.
Nel 1976, nacque il progetto parallelo Pangea, avviato da Paoluzzi e consorte (Luciana), Pinto e Zanelli dei Madrugada più il sassofonista Claudio Pascoli. Il frutto – sempre per Philips - Invasori (Tre storie di Monj), album assai ricercato dai cultori del prog italico e denso di variegati prestiti (Pink Floyd, King Crimson, Camel e Moody Blues).

Sempre nello stesso anno, Gianfranco Pinto partecipa all’album omonimo di Patty Pravo, un LP da riascoltare, passato in sordina, eppure ricco di gemme raffinate (Sconosciuti cieli la versione italiana di So Long Ago, So Clear a firma Anderson-Vangelis) con turnisti dell’entourage Formula Tre/Il Volo (Dall’Aglio, Radius), Battiato (Mompelio) e Napoli Centrale (Mark Harris).

E via con il secondo album dei Madrugada, Incastro (1977). Il trio apre a guest di alto livello: il fiatista Gianluigi Trovesi, Lucio Fabbri, Luciano Ninzatti (chitarrista dei Crysalide di Eugenio Finardi). La patina fusion prevale e avvicina il lavoro dei Madrugada – per elezione e selezione – ad altri contemporanei (Gong, Area, Perigeo), benché non manchino episodi di contrasto come la grottesca Katmandu e il coro dialettale Noter de Berghem.  
Intanto i Madrugada girano l’Italia, dividendo palchi e festival con gli Area, Un Biglietto Per L’Inferno, Claudio Rocchi; in Svizzera apriranno addirittura un concerto dell’ex Soft Machine Kevin Ayers; ma la parabola volge al termine. Pinto continuerà a prestare la propria opera con la Nannini, Fogli, Auger, Nascimbeni, Vecchioni, Nada, etc.
Oggi dirige l’Associazione Culturale Musica Torrile, presso la località parmense, alternando attività didattica a musica live con la cover band beatlesiana Shout !, insieme al bassista dell’Acqua Fragile Franz Dondi e con i vecchi amici di un tempo, i Perdio.

 
 
 
 
 
 
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