Mentre siamo tutti protesi verso il palco, buio. E qui tutto regolare. Poi un grido forte e corale. È Gabbato lo Santo, o meglio sono Gli Omini nel loro nuovo spettacolo: da morir dal ridere. Ma non è cabaret! Né si tratta di facile formula da teatro comico. No, non è neanche quella comicità che va forte in TV. È teatro di ricerca! Sì, sentito bene - scusate letto, bene. Una moderna divina - e blasfema - commedia in formato bignami intorno al tema del giorno di festa. Quale? La festa di tradizione, quella sacra - prima ancora di essere religiosa - quella che coinvolge un'intera comunità in un momento festoso, confuso, godereccio, umanamente sacro e catartico - in parte anche doloroso e drammatico.
Questo tipo di festa raccontano Gli Omini al Teatro della Tosse con Gabbato lo Santo - in scena fino al 9 maggio 2009. A partire dal grido iniziale e da una serie di zingarate, deviazioni, interruzioni e fantasie narrative, Gli Omini festeggiano il nuovo imene, regalo di compleanno di una fidanzata al suo bello; festeggiano battezzandosi con Champagne; o abbuffandosi fin quasi a soffocare di Pandoro scaduto; festeggiano in modo convulso, saltando e gridando; oppure rituale con una pieghiera in cui all'imboccata dell'officiante - tra cui: Toccato il fondo - gli altri rispondono Gabbato lo Santo; Fatta la legge, Gabbato Lo Santo; con varianti come: Giovanni Rotondo, Gabbati dal Santo; Per la par conditio, hip hip hurrà; oppure Finita la cena, Cantucci e vino; fino a Tosse alla Tosse, Gabbato lo santo, Febbre suina, Gabbato lo Santo.
Alla loro seconda presenza al Teatro della Tosse - ricorderete l'anno scorso Crisiko! - Gli Omini da tre - Riccardo Goretti, Francesco Rotelli, Luca Zacchini - sono diventati 4 includendo tra loro una femminina, ottimamente inserita e brava, Francesca Sarteanesi. Con Crisiko! erano arrivati in finale al Premio Scenario 2007, ora inseguendo il loro progetto di teatro e ricerca sociologica - Studio della Memoria del Presente - dopo una tournée che ha toccato 15 città ( ), per altrettante versioni dello spettacolo costruito su interviste sul tema del 'giorno di festa', Gli Omini arrivano a Genova con una versione semi-definitiva del ritratto animalesco di vizi e virtù contemporanee.
Ma torniamo alla festa. Una festa che non vuol dire proprio solo divertirsi, ma scancherare, massacrando qualsiasi concetto, identità, morale, perbenismo passando dall'ostracismo verso chi è gay, all'essere violenti, dall'essere pedofili all'essere razzisti, da nazisti a ultrà; per prendersela ovviamente anche con il Papa, l'Arte e tutto ciò che si può strapazzare in modo politically scorrect e quindi liberatorio. Se la sacralità religiosa è l'evidente filo drammaturgico, è anche l'ambito su cui si poggia la lettura sarcastica di una realtà falsa e menzognera che appunto fa e poi si pente, risolvendo in fretta la questione del senso di colpa e della colpa stessa.
Con quell'irriverenza mista a rispetto che caratterizza in Italia il vernacolo toscano, senza necessariamente diventare dialetto, ma sposando e mimandone lo stile, Gli Omini portano sulla scena una nuova versione di Dante per offrire lumini da cimitero, birrette, sigarette e persino tette tascabili a un pubblico pronto a farsi indurre in tentazione e peccare - anche se solo passivamente. Mentre sul palco quella stessa ragazza che festeggiava il suo nuovo imene, si dà un gran daffare con un morto, e infilatasi sotto il lenzuolo con robuste e inequivocabili pratiche lo seduce in un amplesso fino a riportarlo in vita. Soft-porno necrofilo per voyeur di tutte le età - almeno quelle ammesse in platea.
E così, all'ombra di Dante, oltre alla gola, c'è grande spazio per la lussuria, l'incontinenza, la violenza - memorabile lo sputo della ragazza che manda in tilt il maschio vittima; la fraudolenza e il tradimento - specie tra amici. Manca Virgilio con il suo atteggiamento nostalgico, al suo posto un robot che scatta una foto ricordo degli Omini e del pubblico, con un sorriso prestampato e sadici occhietti fissi rossi. Scatola vuota in cui archiviare male pratiche di un tempo orgiastico e peccaminoso alla luce del sole e, potenzialmente, persino sdoganato da benedizione. Perché passata la festa, gabbato lo santo: ovvero dopo aver goduto, ci si dimentica del piacere ricevuto e non si ringrazia proprio nessuno. Però vien da dire grazie a Gli Omini perché, di quadro in quadro, si ride di gran gusto. Aspettiamo già i prossimi lavori - in preparazione altre due produzioni Omine per Il 2009, Tappa e 7 Novembre 2008.