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Lech Walesa
 

L'Europa del futuro secondo Lech Walesa

 
Lo storico leader di Solidarnocs a Genova. «Servono nuovi programmi per guardare avanti». La mostra sui 20 anni della caduta del Muro a Palazzo Ducale
 
   

     
Genova, 9 maggio 2009
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di
Daniele
Miggino
   

Operaio, sindacalista, capo del movimento di Solidarnosc. Ha cambiato il destino dell'Est Europeo – e non solo – negli anni Ottanta. E per questo ha vinto il Premio Nobel per la Pace nel 1983. Infine, Presidente del suo paese, la Polonia.
Lech Walesa è uno di quelli che la storia l'hanno vissuta e l'hanno anche fatta. «Dovessi raccontarvi tutto mi servirebbero almeno 4 ore, come a Fidel Castro», dice. E poi sintetizza in una frase: «la mia generazione ha ereditato un mondo assai diviso. Noi siamo riusciti ad abbattere queste divisioni, cosa che tante generazioni prima di noi non erano riuscite a fare. L'abbiamo fatto per raggiungere la pace, la tranquillità». Ma oggi a Walesa non interessa tanto parlare di ciò che è stato. Vuole parlare di futuro, dell'Europa che verrà, del mondo globale e dei valori che dovranno unirlo. «Perché la storia che viviamo oggi è un'altra favola rispetto al passato».

Walesa è venuto a Genova per un incontro all'Università, e per presentare la mostra Oltre il Muro. Tutto il teatro in un manifesto 1989-2009. Curato da Sergio Maifredi e Corrado D'Elia, l'evento si svolgerà a Palazzo Ducale dal 30 maggio al 30 agosto 2009 nell'ambito delle celebrazioni del ventennale della caduta del Muro di Berlino. I riconoscimenti istituzionali e la lunga carriera politica non hanno scalfito la verve di questo leader, che non ha più i baffi che scivolano giù dalle gote (a manubrio), ma mantiene intatto il carisma e la battuta pungente. A proposito del Muro, Walesa crede che il suo crollo non debba essere venerato: «avete mai riflettuto su ciò che è accaduto? Nella DDR sono scappati tutti, lasciando il loro posto. Se fossi stato al posto di Gorbaciov mi sarei comportato diversamente. Avrei detto loro: prendete tutto quello che avete e andate, ma non tornerete più. Non avrei tradito il Patto di Varsavia, avrei usato le case della Germania dell'Est per gli Ucraini, i Bielorussi».

Invece, è andata come è andata. E oggi è l'Europa l'argomento preferito di Walesa. La sua Europa deve prendere coscienza di essere unita: «dopo la caduta delle frontiere bisogna livellare la condizione degli Stati», deve parlare con un'unica voce: «perché solo così si può raggiungere un equilibrio a livello globale, anche con Cina e Russia». E deve parlare, dialogare: «la caduta del comunismo e dei confini ha condotto in un'epoca nuova dell'intelletto, ma oggi servono nuovi programmi, nuovi concetti. Nel mondo globale devono essere i valori a costituire l'elemento unificante».

E quando uno pensa che a parlar di valori ci si infila in un ginepraio, esce la concretezza di Walesa. «I valori devono essere elementi di convivenza concreta, come l'orario, o il codice stradale. Venendo qui ho visto che persone di tutte le razze guidano l'auto seguendo le stesse norme. Ecco, deve funzionare così anche per i valori». Quali sarebbero secondo Walesa? «Innanzitutto il concetto di solidarietà. Se non saremo solidali, per esempio, la Russia potrà continuare a fare le sue piccole guerre. E poi le energie, l'onestà, la verità, i diritti».

Parla anche di democrazia, il leader di Solidarnocs. «All'inizio la democrazia è stabilire leggi per le libere elezioni, per associarsi liberamente. Oggi bisogna introdurre anche il concetto di obbligo». E poi aggiunge: «una delle condizioni principali della democrazia è lo spessore del libretto dei risparmi. Quando la gente ha paura, teme di perdere il lavoro, non andrà alle elezioni». Stupisce il suo pensiero sulla ricetta economica: «la sinistra oggi crede che per creare giustizia di debba togliere ai ricchi per dare ai poveri. Io dico che non va così: bisogna creare più capitalisti, più persone che con i mezzi fanno lavorare anche gli altri». Molto netta la posizione sulla politica internazionale, su cui è tranchant: «gli stessi Stati che hanno vinto in passato con le guerre e il colonialismo, oggi vogliono vincere con la globalizzazione».
Solo il dialogo, la solidarietà, l'unione possono creare uno scenario diverso. E tutto parte dall'Europa.

 

 
 
 
 
 
 
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