Le acciughe fanno la palla è la seconda volta di Giuliano Tomaino - il Toma - a Genova. Nel 2002 aveva presentato una sua personale, Wunderkammer a Palazzo Cattaneo Adorno. Allora l'avevano voluto nella sede di una finanziaria internazionale che prendeva casa in città. Da mercoledì 20 maggio al Museo Galata e in un ideale percorso che conduce fino a Palazzo San Giorgio, il Toma presenta una serie di sculture e installazioni - nate per l'occasione ma anche pescate tra alcune delle sue serie di maggior successo - sollecitato questa volta da due curatrici under-30, Beatrice Astrua e Cinzia Compalati.
«L'idea è stata di Cinzia - racconta Beatrice Astrua - passando in sopraelevata si è convinta dell'impatto che avrebbero avuto le sculture di ferro del Toma in quella scatola trasparente che è il Museo del Mare». E siccome Beatrice lavora all'interno del progetto CantiMed - sinergia tra università, MuMa (Musei del Mare e della Navigazione) e al Kunsthistorisches Institut di Firenze, teso a promuovere iniziative e eventi legati all'arte nel Mediterraneo, è sembrata un'occasione perfetta per proseguire il percorso cominciato nel 2006 e che ha prodotto un convegno sulle città portuali del mediterraneo e una pubblicazione sui rapporti artistici tra Genova e Bisanzio, Intorno al sacro volto. Genova, Bisanzio e il Mediterraneo (ed. Marsilio, 2007).
E per completare il quadro, all'iniziativa si è aggregata anche l'autorità portuale, proprio attraverso il conterraneo di Tomaino, Luigi Merlo che ha inserito la mostra all'interno dell'edizione 2009 del PortDay.
«È una mostra non chiusa - continua Beatrice - che sfonda i confini tradizionali della stanza e del museo per inserirsi nella città e nel percorso museale stesso, senza veri e propri spazi dedicati, con la volontà di sorprendere proponendo immagini incisive, segnali che si inseriscono naturalmente nel contesto».
La sorpresa più grande è quella che dà il titolo alla mostra, parafrasi di un antico detto ligure, che già De André aveva ripreso in una sua canzone e che il Toma ha riletto a modo suo, collocandola proprio nell'ingresso del Museo Galata. «Volevo fare qualcosa di speciale per il Museo del Mare - racconta il Toma - che ha quest'ingresso grandissimo, sembra un acquario per la trasparenza in quei suoi 20 metri d'altezza, e così è nata l'idea della palla d'acciughe. Il detto ligure, che è poi noto anche alle Cinque Terre, mi era tornato in mente riascoltando De André e la sua Le acciughe fanno il pallone: quando le acciughe si riuniscono perché in pericolo, fanno massa e, se il pescatore è attento, le cattura tutte. Sono 840 acciughe appese a un'altra palla rossa - il mio colore - creata con stecchini di gelato ed elastici, supporto che fa da rifrangenza, a cui sono appesi fili trasparenti lunghi sei metri che ricompongono la palla argentea delle acciughe».
Il Toma si è anche appassionato alla dimensione esterna del Museo del Mare, che ha intrepretato come un ideale palcoscenico da cui parlare alla città con una teoria di nove cimbelli in vetroresina luminescenti collocati sul Mirador, a cui si affiancano altri due lavori: Primavera in mare (cubo di biglie) e Houdini (installazione con un omino in un cubo d'acqua). «Mi rivolgo alle case dei genovesi, e così idealmente alla gente. Ho creato anche appositamente un'altra scultura, una mano alta quattro metri collocata davanti a Palazzo San Giorgio: è un saluto, un modo per dire io sono qui, ma anche dire che Genova è un punto di riferimento che guarda incessantemente al mare». E seppure il mare e il porto non sono mai stati temi centrali per il Toma, questa occasione ha suscitato in lui affetti antichi. L'artista ha dedicato la mostra a il Ghisa, «Stanislao Pittaluga, mio zio camallo a Spezia che a forza di portare ghisa sulla spalla s'era fatto un callo memorabile, da cui il soprannome».